Operazione “Arca”, La Corte di Appello assolve Vincenzo Pesce dal delitto di estorsione aggravata

La Corte di Appello di Reggio Calabria (pres.-rel. Dott. Massimo Gullino), in accoglimento delle conclusioni rassegnate dagli avv.ti Mario Santambrogio e Anna Domanico, ha assolto Vincenzo Pesce, di anni 57, da Rosarno, dai reati di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dall'art. 7 della L. 203/91, per non aver commesso il fatto;
L'operazione di polizia, denominata in codice "Op. Arca", condotta dalla direzione distrettuale antimafia di RC, aveva visto coinvolti una serie di personaggi ritenuti, a vario titolo, interessati ai lavori di ammodernamento dell'autostrada SA-RC.
In particolare, Vincenzo Pesce cl. 1959, indicato dagli inquirenti quale reggente dell'omonima cosca mafiosa operante in Rosarno, veniva arrestato in quanto ritenuto il personaggio che, anche per conto delle cosche operati nei paesi limitrofi, aveva organizzato le attività estorsive in danno degli imprenditori che eseguivano i lavori di ristrutturazione e di ampliamento dell'autostrada A/3, relativamente al tratto territoriale ricadente nel comune di Rosarno.

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L'operazione di polizia si era giovata del contributo collaborativo dei pentiti Antonio Di Dieco e Salvatore Facchinetti i quali avevano accusato Vincenzo Pesce di aver presieduto alcune riunioni in C/da Bosco di Rosarno dove venivano prese le decisioni in ordine alla spartizione delle tangenti alle famiglie mafiose di Polistena, Rosarno e Reggio Calabria.
Nel corso del giudizio di primo grado, i difensori dell'imputato erano riusciti ad ottenere l'assoluzione del loro assistito; la sentenza assolutoria veniva impugnata dal P.M. che otteneva un ribaltamento della pronuncia assolutoria con conseguente condanna del Pesce alla pena di anni 9 di reclusione per il delitto di associazione mafiosa ed estorsione.
Gli avv.ti Santambrogio e Domanico ricorrevano per cassazione lamentando la scorretta applicazione dei criteri di valutazione delle dichiarazioni rese dai due collaboratori di giustizia, ottenendo l'annullamento della condanna con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di RC. la quale, uniformandosi ai principi di diritto fissati dal giudice di legittimità, confermava la sentenza assolutoria di primo grado.
Il giudizio di rinvio ha interessato anche altri tre imputati; Politi Consolato (difeso dall'avv. Calabrese) Pesce Antonino cl. 1963 (difeso dagli avv.ti Malvaso e D'Ascola) e Prestanicola Giuseppe (difeso dall'avv. Cusmano).

Lo rende noto lo studio legale dei soggetti coinvolti.