di Pasquale Cotroneo - Tumore del polmone su tutti, ma anche tumore del colon, tumore della prostata, tumore dell'encefalo, tumore del pancreas, tumore del rene, leucemia, ictus e malattie cardiache. Ecco cosa produce, oltre all'energia elettrica, una centrale a carbone, come dimostrano studi condotti dai maggiori esperti del settore da anni. Esigenza comune è dire quindi "No" al carbone, ed alla creazioni di nuove centrali, come quella che si vorrebbe far sorgere a Saline Joniche. Da questa esigenza, la volontà e la necessità dello svolgere un convegno nazionale, come quello svoltosi presso la sede del Consiglio Regionale della Calabria, organizzato dal Wwf, da Legambiente, Greenpeace, Lipu, insieme col coordinamento delle associazioni dell'area grecanica.
A spiegare il titolo del convegno è Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente, che ha sottolineato come "due luoghi apparentemente così distanti siano uniti dalla sfida atta a bandire le fonti fossili". Da Doha, appunto, dove in un vertice internazionale, il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha voluto far notare come l'Italia sia all'avanguardia in materia di green economy, lo stesso Ministro Clini, che come affermato da Barillà, ha approvato la nascita di una centrale a carbone a Saline: "Richiamiamo il nostro Governo alla coerenza, non si può parlare di energie rinnovabili e permettere la costruzione di nuove centrali". Coerenza che finora, però, è stata disattesa, coerenza che dovrebbe portare alla riqualifica e chiusura di impianti già esistenti nel nostro Paese, come quelli di Vado Ligure (Savona), o di Porto Tolle (Rovigo), che non hanno fatto mancare il proprio appoggio alla comunità calabrese: "Quella di Saline è una beffa continua Barillà - in quanto la volontà del creare una centrale in tale territorio nasce dal presupposto, errato, che si tratti comunque di una zona destinata alla morte, quindi tanto vale farci una centrale. Noi, come fatto già a febbraio, proponiamo modelli di sviluppo alternativo, come lo sviluppo del fotovoltaico".
Chi invece ha voluto soffermarsi sull'utilità presunta della centrale è stato Gaetano Benedetto, direttore delle politiche ambientali Wwf: "Anche se ci dimostrassero che una Centrale a carbone è la cosa più bella del mondo, che non produce danni e vittime, noi comunque diremmo no. Ed il perché della scelta è chiaro. In Italia non ne abbiamo bisogno". Benedetto, snocciolando i dati in possesso, ha dimostrato che a fronte dei 52mila Mw che vengono consumati mediamente in Italia, e a fronte dei 59miila Mw che hanno rappresentato il picco del consumo energetico italiano, il Paese produce ogni giorno circa 110mila Mw di energia, ovvero il doppio di quanto ne consuma: "Le nuove centrali costruite dopo il 2000, producono inoltre solo un terzo della loro capacità – ha continuato Benedetto – perché non riescono a vendere la loro energia. Al principio di ogni discussione deve porsi, quindi, la logica della massaia, secondo la quale basare tutto sull'utilità o meno di una cosa. Non serve, ha poi accoratamente concluso, costruire qualcosa solo perché in quel posto non c'è niente di costruito. Quel posto, e la costa Jonica è l'esempio, è bello proprio perché vuoto, puro. Esempio, tuttavia, anche di un territorio violentato da politiche scellerate, che da sempre hanno fatto l'interesse delle aziende, depauperando invece quelle risorse agricole e paesaggistiche che dovrebbero rappresentare l'arma in più di un territorio come questo".
Politiche scellerate e scelte populistiche avventate di cui ha parlato nel proprio intervento anche Giovanni Nucera, Consigliere del Consiglio Regionale della Calabria, che "già in passato hanno penalizzato Saline Joniche. L'esempio è davanti agli occhi di tutti. Oggi per la prima volta tutti gli attori sociali di questa regione hanno deciso di combattere una battaglia di coerenza, di rivendicazione e di autonomia. Sia da destra che da sinistra c'è la volontà di opporsi a questa centrale, una polpetta avvelenata data pasto alla nostra Regione. La Calabria – ha chiosato Nucera – vuole respirare l'aria pulita della dignità, una dignità non afflitta da ideologie, e rivendicare l'importanza della volontà locale, secondo quanto presente nel Titolo V della Costituzione".
Chi invece si è soffermato sulle conseguenze alla salute, e non solo, derivanti dalla installazione di una centrale a carbone, è Alessando Giannì, Direttore delle campagne Greenpeace Italia: "Nel 2050 solo in Europa si prevedono oltre 400mila morti per l'inquinamento da particolato e ozono, due sostanze presenti nelle polveri del carbone. Già nel 2010 l'Unione Europea ha dimostrato come ci siano stati 18mila morti annui per l'inalazione di queste sostanze. Inoltre – ha continuato Giannì – Greenpeace ha voluto stilare dei rapporti basandosi su quelli fatti dall'OCSE o dall'UE, che hanno dimostrato come a Brindisi o a Porto Tolle vi siano rispettivamente 119 e 54 morti premature dovute a tumori. Allo stesso modo si è calcolato che a Saline Joniche l'incidenza sulla popolazione sarebbe di 44 morti all'anno, e 360milioni di euro di danni ambientali. Il problema, però, non riguarda solo Saline, - ha concluso lo stesso – il problema riguarda tutti voi e noi, in quanto la propagazione delle polveri è attesa nel raggio di 200 km, andando a coinvolgere l'intera Calabria e quasi tutta la Sicilia".
Obiettivo fondamentale è quindi lo "spegnimento" del carbone. Ma come fare? Come vincere questa battaglia? A questa domanda ha risposto Vittorio Cogli, Presidente di Legambiente: "Abbiamo esperienza derivante dal referendum sul nucleare, e lo stesso può essere fatto con il carbone, in quanto le alternative sono sotto gli occhi di tutti, e la problematica è oggetto di forte interesse nazionale. Termini come carbone pulito o carbone bianco sono solamente una falsità al pari dell'inesauribilità del carbone, al quale rimangono fortunatamente solo altri 100anni di vita. Le alternative si chiamano energie rinnovabili, che spesso sono però oggetto di troppi luoghi comuni. Uno di questi – afferma Cogli – è quello del Ministro Passera, che ha affermato che le energie rinnovabili abbiano ricevuto troppi sussidi e che questo abbia inciso in termini di costi sulle spalle dei cittadini. A lui e a tutti voglio ricordare come i sussidi per le energie rinnovabili incidano sulle bollette solo per il 13%, mentre il resto è opera del petrolio, aumentato di oltre 170 volte nel giro di 50 anni. Inoltre mentre 600miliardi di dollari vengono destinati nel mondo a sostegno del fossile, solo 80 per quello delle energie rinnovabili. Chi pensa al carbone ritorna al passato – ha concluso il Presidente di Legambiente. Le grandi centrali, i grandi insediamenti industriali sono una dannazione per il paese e favoriscono la malavita".
Centrale a carbone a cui si oppongono anche le autorità locali, come Eduardo Lamberti Castronuovo, Sindaco di San Procopio, che ha parlato di "una terra che ha già dato". Il neosindaco, infatti, ha ricordato come Motta San Giovanni sia la città del minatore: "Non facciamo di Saline quella del carbone. Il danno sarebbe inqualificabile in una zona tanto ricca di altre risorse, dove posti di lavoro alternativi a quelli offerti dalla centrale a carbone, se ne potrebbero trovare a bizzeffe".
Il no al carbone è risuonato forte anche dal Coordinamento delle associazioni dell'area grecanica, che ha sottolineato come la volontà popolare sia quella di uno sviluppo basato sulle peculiarità del territorio, sulle bellezze naturalistiche, sull'agricoltura, sull'enogastronomia, a cui si sono associati anche Mariano Fortebuono, promotore del concorso Borghi Solidali, i Sindaci di Palizzi e Condofuri, Ezio Pizzi, presidente del Consorzio di tutela del bergamotto, che ha dimostrato come la Centrale influirebbe negativamente anche sulla produzione dell'"oro verde" calabrese, il Geologo Vincenzo Pizzonia, che ha dimostrato l'impossibilità di realizzare tale progetto in una area fortemente sismica, e con un forte grado di dissesto idrogeologico. Da ogni componente, è scattato dunque quel richiamo al rispetto della volontà popolare, che più volte è stato chiesto dalle colonne del Dispaccio per non rendere questa terra ancor più desolata, alla maniera dello scrittore inglese Eliot, "un cumulo di immagini infrante dove picchia il sole, e l'albero morto non dà riparo...".