di Claudio Cordova - Proprio ieri, dopo la sentenza di assoluzione nel procedimento "Cosmos", doveva essere scarcerato. Su Edoardo Mangiola, però, arriva la doccia fredda. La Dda di Reggio Calabria ha spiccato nei suoi confronti un provvedimento urgente di fermo, ancor prima che Mangiola potesse mettere piede fuori dal carcere dove è rinchiuso da alcuni anni.
Mangiola è accusato dell'omicidio Puntorieri, in concorso con Domenico Ventura, Domenico Condemi e Natale Cuzzola, i tre già condannati all'ergastolo in Appello per il delitto.
Nel luglio 2015 la Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha confermato i tre ergastoli già comminati in primo grado nei confronti di Domenico Ventura, Domenico Condemi e Natale Cuzzola, riconosciuti colpevoli dell'omicidio di Marco Puntorieri il 41enne sparito a settembre 2011, i cui resti saranno ritrovati, alcune settimane dopo, dai Carabinieri. "Fine pena mai" per i tre, anche se la novità più sostanziale del giudizio di secondo grado è che per gli imputati la Corte ha escluso le aggravanti di cui all'articolo 7 della legge 203/1991, ossia le aggravanti mafiose. Un particolare non da poco dato che le indagini, fin da subito, si orienteranno verso gli ambienti della cosca Libri, cui tutti i soggetti alla sbarra sono, a vario titolo, legati.
Indagini – quelle condotte in primo grado dal pm Stefano Musolino - che arriveranno alla svolta quando ai Carabinieri della Stazione Modena di Reggio Calabria giungerà una lettera anonima e una pen drive del contenuto di 4 gigabyte. Quella pen drive, infatti, diventerà fin da subito un "tesoro" investigativo, perché contiene una serie di files audio e video che immortalerebbero i momenti immediatamente precedenti e successivi all'omicidio di Puntorieri, consentendo ai Carabinieri di riconoscere proprio Ventura, mentre armeggia con un fucile a canne mozze, passeggiando con la vittima e chiacchierando con lui. Ventura (insieme ai i suoi complici) avrebbe attirato Puntorieri in un luogo isolato nelle colline che risalgono il torrente Armo, nelle vicinanze di un casolare abbandonato, quindi, dopo avere colloquiato con la vittima in maniera apparentemente tranquilla, lo avrebbe freddato con alcuni colpi di fucile alla testa, sparati alle spalle. Sarà in particolare un video della durata di trenta minuti, a fornire agli investigatori il quadro più completo. Una ripresa effettuata da un dispositivo incollato ai rami di un albero che, oltre a inquadrare una serie di elementi riconosciuti in successivi sopralluoghi (come un vecchio manufatto), a un certo punto riprende due uomini: Marco Puntorieri e il suo presunto assassino, Domenico Ventura. Puntorieri indossa una maglia a mezze maniche di colore grigio con strisce orizzontali di colore bianco e jeans di colore azzurro. Un abbigliamento che coincide con quanto affermato dalla moglie dell'uomo, Francesca Giuseppina Macheda, al momento della denuncia: "Ricordo che indossava una polo di colore grigio chiaro a righe orizzontali". Ma dalle immagini contenute nella pen drive si riuscirebbe a riconoscere anche il furgone con cui Puntorieri si spostava solitamente, un Renault Kangoo ritrovato dai Carabinieri con le chiavi ancora inserite nel cruscotto e "ripulito" da ogni traccia compromettente. E proprio nei pressi di un casolare non molto distante da dove era stato ritrovato il furgone Kangoo, i Carabinieri ritroveranno delle tracce di sangue e dei frammenti ossei che, attraverso alcune indagini di tipo medico-scientifico permetteranno di riconoscere in quei resti il DNA di Puntorieri.
Una pen drive e un video che scateneranno, nel corso dei processi sia di primo che di secondo grado, una lunga serie di perizie e controperizie, con cui le difese proveranno a smontare la prova principale. Prova principale, ma non l'unica, dato che nel procedimento confluiranno le intercettazioni ambientali del processo "Alta tensione", acquisite sulla Panda 4x4 di Domenico Condemi, che servirà per il sopralluogo che i tre imputati avrebbero effettuato il giorno prima del delitto. Non solo, tra le prove portate dal pm Musolino, anche le captazioni all'interno del carcere di Catanzaro, allorquando Ventura, alla presenza di un bambino, avrebbe fatto esplicito riferimento a quella giornata di del settembre 2011.
La pen drive contenente le immagini sarà accompagnata anche da uno scritto anonimo redatto da un amico di Puntorieri che lo avrebbe aiutato a piazzare la telecamere che ne avrebbe documentato gli ultimi attimi di vita. "Marco era preoccupato, degli amici gli avevano proposto di recuperare dei soldi [...] Gli ho detto di lasciar perdere, ma ormai sapeva troppe cose" scriverà l'anonimo nella missiva ai Carabinieri. E saranno proprio le parole dell'anonimo a indirizzare gli inquirenti su Cuzzola. Nella missiva, infatti, si far riferimento a "un certo Natale, legato ai Borghetto", clan che, insieme ai Caridi e agli Zindato, divide i territori di Ciccarello e San Giorgio Extra per conto della potente famiglia Libri. La stessa famiglia Libri cui sarebbero stati vicini sia Puntorieri (già coinvolto nell'indagine "Casco"), sia Ventura, ma anche Cuzzola (il "Natale legato ai Borghetto), nonché Domenico Condemi, che fino al momento dell'arresto avrebbe rivestito un ruolo di primo piano all'interno delle gerarchie criminali di San Giorgio Extra.
Per diverso tempo si parlerà di una "tragedia" alla reggina: una tragedia di cui sarebbe stato vittima proprio Puntorieri, attirato in collina con il pretesto di dover eseguire un omicidio, ma poi sparato alle spalle dall'amico Ventura. Un delitto che secondo molti sarebbe maturato quindi all'interno delle famiglie federate al potente clan Libri e, comunque, nell'ambito dei territori di San Giorgio, Modena e Ciccarello. La Corte d'Appello escluderà la circostanza, anche se, tra le accuse contestate a Mangiola vi è quella di aver concorso nell'omicidio per ridisegnare gli assetti della cosca Libri di Reggio Calabria.