Arrestato il re delle buste. L'operazione Cartaruga mette in ginocchio il clan Rosmini

confstamparosminidi Alessia Candito - "Ma dategli il pane al popolo così vi vuole bene, sa quei film quando c'è il re.. allora il popolo grida che ha fame.. e allora tu dagli il pane e vedi come li tieni buoni". Così parlava intercettato dalle cimici della Mobile, Francesco Rosmini, capo carismatico dell'omonimo clan arrestato all'alba di questa mattina dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria. Insieme a lui a finire in manette, vecchie e nuove leve della cosca, arrivati in prima linea dopo gli arresti che nei mesi e negli anni scorsi hanno assottigliato – e di molto – i ranghi del clan. Tra gli altri arrestati figurano Natale Alampi, ai domiciliari per motivi di salute, e Antonino Casili, diventati, secondo l'accusa, dirigenti ed organizzatori della cosca insieme a Carmelo Mandalari, uomo di estrema fiducia di Rosmini e Alampi. Ma provvedimenti restrittivi sono stati notificati anche a capi e gregari del clan già dietro le sbarre, come il boss Diego Rosmini (40), da cui il cugino Francesco ha ereditato le redini del comando, e i luogotenenti Giuseppe Pasquale Esposito e Diego Quartuccio.

"Questa operazione è il prosieguo logico di precedenti attività investigative come Alta Tensione 1 e 2 e San Giorgio che hanno ricostruito gli equilibri criminali della zona sud di Reggio città, vessata da una pluralità di cosche, nemiche ai tempi della guerra di ndrangheta, ma che dalla fine degli anni '90 sulla spartizione degli affari hanno costruito un nuovo regime di concordia", ha spiegato il procuratore capo facente funzioni Ottavio Sferlazza, presentando i risultati dell'operazione che ha colpito il clan. Un'indagine partita dunque dagli spunti emersi nel corso di precedenti investigazioni, sviluppati con centinaia e centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, e confermata dalle dichiarazioni rese da ben quattro collaboratori di giustizia - Vittorio Fregona, Roberto Moio, Antonino Lo Giudice e Consolato Villani – straordinariamente coincidenti nel collocare i Rosmini nel panorama criminale della zona sud di Reggio città.

Ed è proprio nella zona sud che il clan aveva imposto il proprio dominio imponendo " estorsioni a tappeto su tutte le attività commerciali nella zona di propria competenza", ha ricordato oggi il capo della Squadra Mobile Gennaro Semeraro, che ancora una volta non ha potuto far altro che sottolineare "l'assoluto silenzio da parte da parte dei soggetti vessati". E schiacciati in silenzio sotto il tallone dei Rosmini c'erano non solo i commercianti della zona, ma anche grandi imprenditori come l'amministratore unico della Compagnia Portuale T. Gullì, Antonio D'Aquì, cui Francesco Rosmini ha imposto di "fare una cortesia" all'impresa De Paoli, che necessitava di una gru di grandi dimensioni per terminare la realizzazione due edifici. Una gru come quella della Compania Portuale, che nonostante le iniziali resistenze, D'Aquì è stato costretto a mettere a disposizione.

Del resto, per Francesco Rosmini, loro non erano che sudditi. Ma fortunati. Perchè a capo del suo regno criminale, Rosmini si immaginava monarca integerrimo ma generoso, tanto da teorizzare con gli affiliati – ascoltato dagli uomini della Mobile - la necessità di avanzare richieste estorsive "ragionevoli" in modo da non esasperare gli imprenditori vessati.

Ma quello della cosca, ha svelato l'indagine odierna, non era solo un monopolio territoriale, ma anche di settore. "Quando sono arrivato a Reggio, la prima cosa che mi ha colpito è che nei supermercati non ci fossero buste di plastica, ma solo di carta – ha detto oggi il Questore Guido Longo – oggi sappiamo perchè". È proprio nel settore delle buste e del materiale cartaceo, tramite l'impresa Cartaruga oggi finita sotto sequestro, che il clan Rosmini era riuscito ad imporsi in regime di sostanziale monopolio, mettendo a margine anche cosche storiche come quelle dei Labate e dei Lo Giudice e imponendo i propri prodotti a tutti gli operatori della grande distribuzione, da Sma, Doc Market e Gdm aSisa, Eurospar e Spaccio Alimentare. Ma oggi – ha sottolineato il vice capo della Squadra Mobile Diego Giordano - "il re è nudo. Dopo l'arresto di Francesco Rosmini, la cosca è in ginocchio". Oltre che nudo, il re oggi è decisamente più povero di cinque milioni di euro: al termine dell'operazione di oggi sono stati posti i sigilli alla ditta "Cartaruga srl", specializzata nella commercializzazione all'ingrosso di carta e prodotti per l'imballaggio, di cui è amministratore unico Bruno Rosmini, al bar pasticceria "Settimo cielo", intestato ad Antonio Stellitano, al bar "L'angolo del ritrovo" di Gesualdo Esposito, trova all'interno del centro sportivo "Parco Caserta"; l'impresa individuale "Rosmini Francesco", che riguarda l'attività di agente di commercio di prodotti in plastica e infissi ell'autolavaggio di proprietà di Domenico Freno, tutte attività commerciali riconducibili al clan.