di Angela Panzera - La cosca Pelle non convince la Cassazione. Secondo annullamento con rinvio per gli imputati del troncone abbreviato dell'inchiesta "Reale" che vede alla sbarra presunti appartenenti al clan di San Luca, ma anche l'ex consigliere regionale Santi Zappalà, finito in manette nel 2010 poiché accusato del reato di corruzione aggravata dall'aver agevolato la 'ndrangheta. Se per l'ex primo cittadino di Bagnara, condannato in Appello lo scorso sei luglio a 2 anni e 8 mesi di carcere, i giudici della Suprema Corte ieri hanno per mero errore materiale non inserito il suo nome all'interno del dispositivo di sentenza, per molti degli altri coimputati gli Ermellini hanno rinviato, per la seconda volta, quanto deciso dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria spedendo così il processo ai giudici di secondo grado di Messina.
Nello specifico è stata annullata con rinvio, l'aggravante relativa all'agevolazione mafiosa, per Giuseppe Mesiani Mazzacuva, difeso dal legale Emanuele Genovese, che nel processo d'appello bis aveva rimediato 2 anni e 8 mesi di carcere in quanto ritenuto responsabile del reato di corruzione elettorale aggravata. Per l'imputato- la cui contestazione è la medesima dell'ex consigliere Zappalà- i giudici di Piazza Castello disposero l'assoluzione dall'accusa di associazione mafiosa, divenuta adesso definitiva poiché la Procura Generale non ha proposto ricorso per Cassazione. Annullamento con rinvio anche per quanto concerne le posizioni di Giuseppe, Sebastiano e Domenico Pelle nonché per Antonio Pelle, classe 1987, e Francesco Iaria assistiti dagli avvocati Luca Cianferoni, Giampaolo, Spadaro, Ceci e Staiano e Tonino Curatola,in riferimento all'aggravante dell'aver agevolato l'omonima cosca dei Gambazza. Nei loro confronti, così come per Mesiani e Zappalà, difeso dal legale Domenico Alvaro, nel giugno del 2014 un'altra sezione del Palazzaccio aveva spedito gli atti indietro poiché non erano stata ritenuta sufficientemente riscontrata la ricostruzione effettuata dalla Dda reggina in riferimento all'operatività della cosca Pelle. Per ultimo è stato ritenuto inammissibile il ricorso proposto dalla Procura per Antonino Latella, per il quale in Appello sono state accolte le osservazioni degli avvocati Giuseppe Putortì, Giacomo e Valeria Iaria, con il riconoscimento del vincolo della continuazione per il reato di associazione mafiosa con altri precedenti processi. Confermate infine le condanne del secondo grado per Rocco Morabito, (8 anni e 10 mesi) e Giovanni Ficara (10 anni e 4 mesi). Con la sentenza del luglio scorso gli inquirenti si erano visti riconoscere gli sforzi investigativi che avevano riportato, dopo anni, i membri della famiglia Pelle dietro le sbarre. All'esito del processo bis infatti, i giudici della seconda sezione dell'Appello reggina avevano condannato, oltre Ficara e Morabito, Giuseppe Pelle a 11 anni, 4 mesi e 10 giorni di carcere, Antonino Latella a 11 anni e 4 mesi, Sebastiano Pelle a 4 anni e 8 mesi, Antonio Pelle, classe 1987, a 5 anni e 2 mesi, Domenico Pelle a 7 anni,Francesco Iaria a 2 anni e 6 mesi mentre Mesiani e Zappalà rimediarono 2 anni e 8 mesi di detenzione. Gli unici assolti da ogni accusa, furono Antonio Pelle, classe 1986, e Sebastiano Carbone, assoluzioni queste divenute definitive.
«Già sulla scorta delle delle risultanze dell'operazione "Armonia", lo straordinario prestigio riconosciuto a Giuseppe Pelle all'interno del panorama 'ndranghetistico, il ruolo dello stesso assunto nell' "organizzazione" dei singoli locali e nell'attribuzione di cariche di 'ndrangheta, lungi dal trarre origine semplicemente "dalla sua particolare autorevolezza personale"; si riallaccia "a monte" con il potere esercitato nel tempo sul "suo" territorio, essendo principio processualmente acquisito che la "carriera" nella 'ndrangheta è parallela e conseguenziale alla "scalata" nella e della cosca di appartenenza(...) Le suddette risultanze si saldano poi con gli ulteriori elementi acquisti nella presente indagine, rivelandosi certamente idonee a corroborare la posizione di Giuseppe Pelle, già appunto "esponente di vertice del gruppo di San Luca", non solo quale "capo di capi" , ma anche- e correlativamente- come capo della cosca Pelle». Queste sono le parole scritte in sentenza dai giudici della Corte d'Appello reggina, Andrea Pastore presidente con a latere Gaetano Amato e Antonella Stilo, nelle oltre duecento pagine delle motivazioni del processo bis, che di fatto dava ragione non solo ai Carabinieri reggina, ma anche all'aggiunto Nicola Gratteri e ai magistrati Giovanni Musarò, Michele Prestipino e Giuseppe Pignatone, adesso rispettivamente pm, aggiunto e procuratore capo a Roma. Adesso però la Suprema Corte rimette in discussione, per la seconda volta, le accuse mosse ai Gambazza. La cosca a cui, stando alle videoriprese del Ros, Santi Zappalà andò a chiedere direttamente a casa del boss Peppe Pelle il sostegno elettorale in cambio di favori e promesse.
Cosa non avrà convinto nuovamente la Capitale?
Solo il deposito delle motivazioni risponderà a questa domanda, ma a breve anche il dispositivo in versione "completa" potrà comunicare in modo definitivo se anche Zappalà andrà a Messina per essere giudicato per la terza volta oppure se per lui gli indizi sono stati ritenuti sufficienti.
Per approfondire:
Il primo rinvio della Cassazione: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/48629-colpo-di-spugna-della-cassazione-sul-processo-reale
Le motivazioni della decisione: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/56809-ecco-perche-la-cassazione-ha-stroncato-il-processo-reale-contro-i-pelle-e-i-ficara