Basi solide per una svolta radicale. A differenza delle tante manchevolezze progettuali e tecniche a livello di prima squadra negli ultimi anni, stavolta la Reggina si è rimboccata le maniche per mettere in piedi un'iniziativa che ha buone possibilità di trasformarsi in stella polare per il mondo della formazione del calcio italiano.
A margine della presentazione della scuola calcio, avvenuta al Sant'Agata, siamo riusciti a chiedere al presidente Lillo Foti cosa ha provato nel non partecipare all'ultimo calciomercato, per la prima volta dopo tanto tempo. Contestualmente, abbiamo insistito nell'avere una sua riflessione pubblica, dopo quelle affidate ai comunicati, circa la fine del percorso professionistico della Reggina Calcio.
"Ho notato che dalla B alla A si sono trasferiti due o tre calciatori. La Reggina faceva alzare la media. Significa che dalla B non arriva un prodotto formato, ciò mi fa riflettere molto. Ho sentito numeri importanti, mi sono fischiate le orecchie – aggiunge sardonicamente Foti, riferendosi ai trasferimenti plurimilionari che hanno caratterizzato il calciomercato italiano ed internazionale – Non essere in quella danza, e non essere lì a raccogliere un po' di quegli 80 milioni che passavano da una parte all'altra, mi ha dato da pensare".
"Non mi andava di penalizzare la Reggina – afferma Foti, con più di una punta di rammarico – ma questi due mesi mi sono serviti moltissimo. Cercherò di non far fallire mai la Reggina, ma le difficoltà degli ultimi anni nascono dal senso di appartenenza non esercitato, per colpa nostra. Invito Sorgonà e Laiacona a far uscire da qua dentro uomini, che riconoscano un ruolo. Ringrazio Perrotta, Mesto, Missiroli e Barillà per gli attestati di stima che hanno espresso in questi giorni".
p.f.