Reggina, se il modulo fosse un taglio di capelli...

dionigimisterdi Paolo Ficara - La perfezione non esiste, ma ci si è andati molto vicino. Difficile individuare una pecca nella prestazione della Reggina, tornata a giocare a calcio ed a vincere contro l'Ascoli, sfornando azioni e tiri in porta per tutta la gara e lasciando le briciole ai bianconeri. Facile invece ergersi a professionisti del "io l'avevo detto", dato che le scelte di formazione sono corrisposte a quanto auspicato nel post Cesena-Reggina. Davide Dionigi ha finalmente deciso di rispolverare il lavoro svolto a luglio ed agosto, e sulla prima vittoria con più di un gol di scarto c'è la sua mano.

Una sorta di versione 2.0 dell'atteggiamento tattico ammirato ad agosto, sul quale era ed è doveroso costruire la squadra. Il tecnico è stato coraggioso, nell'accomodare in panchina Rizzo per individuare in Hetemaj ed Armellino una coppia ben assortita di cagnacci; intuitivo, nel trovare a Barillà il terzo ruolo stagionale, anche per necessità; lineare, nel mettere assieme fantasia, velocità e peso in avanti. Un terzetto di difensori molto concentrati, capaci di intervenire quasi sempre in anticipo senza sbavature, ha fatto il resto.

Tipico della nostra piazza, o forse più in generale nel mondo del calcio, andare ad analizzare frasi ed atteggiamenti dei singoli, per trovare sterili polemiche dopo un successo. Le esultanze di Sarno e Ceravolo, autori di prestazioni maiuscole al di là delle realizzazioni personali, non devono essere motivo di dibattito. Piuttosto, si può e si deve discutere sul perché solo ora sia stata concessa l'opportunità, al tridente di agosto, di rimettere in mostra le proprie potenzialità.

Il tecnico ha rivendicato l'autonomia delle proprie scelte, ma è chiaro che non importa tanto stabilire chi faccia la formazione, quando individuare uno schieramento che conferisca identità e quadratura. Il campo dice che l'assetto ideato, provato e riprovato da Dionigi, funziona. Quello tanto caro al presidente ed al responsabile dell'area tecnica, attuato con Atzori, Breda e nelle gare contro Spezia, Novara e Livorno, è abominevole. E quando scarseggia la qualità a centrocampo (non ci sono più né Viola e né Missiroli) ed in attacco (il fu Bonazzoli), non può produrre risultati.

A volte si parla del modulo come si trattasse di look. Viene esclamato che cambia poco, tra 3-5-2, 3-4-1-2 o altre soluzioni. Un po' come se si affermasse la tenue differenza tra i capelli corti ed il ciuffo. In realtà, tra la Reggina vista col Livorno e quella che ha asfaltato l'Ascoli, si passa da un taglio a zero ad una chioma folta con tanto di codino. È vero che, oltre allo schema, si sono visti dei concetti di gioco differenti. Ma è evidente che per giocare a calcio servono gli interpreti giusti, possibilmente posizionati lì dove possono esprimersi al meglio. Difficile non notare la differenza in Ceravolo, utilizzato per lavorare ai fianchi e con palla a terra la difesa avversaria, dopo un mese passato a saltare di testa o a sperare nei lanci di 50 metri.

Ricapitolando, le idee di Dionigi sono validissime, e di fronte a partite come quella di sabato siamo ben disposti a far finta di non sapere cosa sia successo, nelle settimane precedenti. Questa è davvero la strada giusta, e adesso la Reggina è chiamata a trovare i giusti equilibri in trasferta. Si torna subito in campo martedì, in casa della Juve Stabia. Il reset mentale, auspicato dopo la sconfitta col Lanciano, sembra essersi verificato. Quello di un mese fa, più che un reset è sembrato un virus.