“Merry Christmas” dispersi in tutto quello che non è... Babbo Natale scappa via…

Natale Reggiodi Fulvio D'Ascola* - Quanto è bello essere liberi, non vivere nell'angoscia di vittorie elettorali, appartarsi nel fattivo silenzio dell'azione e della consapevolezza, non resuscitare i morti per la bramosia del Potere, nella nullità dell'etica morale barattata dalla distorsione del consenso ,per compensare l'assenza del vivendo. Quanto è bello essere maggioranza silenziosa, che potrebbe implodere in maniera devastante, nelle totali incapacità di gestire territori, persone, legislazioni metropolitane, cittadini, forse solo alla ricerca di una gratificazione professionale politica temporanea. Siamo su una barca che solca un mare agitato, un mare "vecchio", con onde lunghe che rischiano di farci infrangere sulla riva dei nostri ricordi e dei nostri giorni migliori. Il calendario fa volare le pagine del tempo, tra note di cronaca da avanspettacolo, tra Houdini del consenso elettorale e conniventi silenzi su abusi di corpi troppo giovani per sintetizzare la percezione del dolore. Tutto scivola via tra incompetenze, tra disregolazione organizzativa ed approssimazione. Non scagliamoci soltanto contro i politici, non cerchiamo alibi nelle nostre proiezioni rappresentative, riflettiamo sui voti dati ad amici o parenti o amici degli amici, quale forma di rispetto, senza che in alcuni casi ci sia la reale competenza per gestire la rappresentazione istituzionale. Tra DPCM, distanze sociali e dittature subliminali, rimaniamo immobili appesi ad uno schermo.

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E' arrivata una letterina da Babbo Natale "Non arriverò, non verrò, sono tanti gli ostacoli del tempo, le falsità ideologiche e la mancanza di senso civico e di consapevolezza per portare i regali. Casualmente sorvolavo con la mia slitta il cielo della vostra città, Reggio Calabria, notavo masse colorate e mi sembravano fiori, ma avvicinandomi a terra, capivo che erano buste di rifiuti. Sorvolavo anche il luogo sacro, vicino Condera, dove riposano i vostri cari andati via e notavo masse di fiori secchi arrampicati a loculi, sporcizia ovunque, che violentava le memorie e la dignità del lutto, come scenario apocalittico della grande non curanza. Dall'alto notavo nelle stanze del potere, giovani che si arrampicano sugli specchi e notavo qualcuno che ripete ancora questo è il secondo tempo...". La fantasia diventa realtà, l'inverosimile diventa verosimile, in questa terra di mezzo, benedetta da Dio e distrutta dagli uomini. Fino a quando non arriverà il nuovo giorno del risveglio, l'inerzia mentale trascinerà i giganti al tramonto. Babbo Natale è soltanto una cartolina sbiadita, nessuno crede più alla sua Magia, l'abbiamo fatto scappare dalle nostre fantasie, con la rincorsa al potere personale, che si trasforma da personaggi di operetta, in una pessima recita da avanspettacolo da mettere in berlina sulle cronache nazionali. Nell'era delle zone rosse e dei divieti nell'insostenibile leggerezza dell'essere, si chiudono le porte a Babbo Natale, ai sogni ed alle fantasie, rimanendo tutti un po' soli, per poi ricominciare. Per la ricerca del consenso c'è sempre tempo, per politici, braccati dalle paure delle cadute di potere, mentre la gente sola vive nelle stanze dei silenzi. E Natale sia... Reggio Calabria.

*Sociologo e docente