di Claudio Cordova - 'Ndrangheta, soffiate, macchinazioni, servizi segreti e tanti, ulteriori, interrogativi, ancora senza risposta sulla figura del commercialista Giovanni Zumbo, punito in appello con 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. E proprio le motivazioni del giudizio di secondo grado sulla "talpa" mettono un ulteriore punto fermo nell'oscura vicenda di uomo che, per anni, sarà parecchio accreditato nel Palazzo di giustizia e all'interno di forze dell'ordine e servizi di informazione.
Zumbo viene punito, nell'ambito del processo "Piccolo carro", insieme a Demetrio Praticò (anch'egli condannato a 11 anni) e al boss Giovanni Ficara, che rimedierà otto anni e due mesi di reclusione.
Giovanni Zumbo, il commercialista-spione, la "talpa" delle cosche, l'uomo in contatto con i servizi segreti che entrerà in alcune delle vicende più torbide degli ultimi anni a Reggio Calabria. Dalle soffiate a casa del boss Pelle a Bovalino, passando per il ritrovamento dell'auto-arsenale nel giorno della visita a Reggio Calabria del presidente della Repubblica, fino agli intrecci societari della Multiservizi.
Proprio il ritrovamento dell'auto nei pressi del "Tito Minniti" è al centro delle investigazioni portate avanti dal pm Giovanni Musarò. Indagini su cui si fonda il procedimento che ha visto la condanna in primo e in secondo grado della "talpa" Zumbo: "Giovanni Zumbo si è reso disponibile a fornire notizie in ordine ad indagini in corso a operazione preventive in preparazione e iniziative di polizia in danno dei sodali, in tal modo rendendone più sicuri i piani criminali del sodalizio e favorendone sia l'ideazione che l'esecuzione , tale condotta rientra nel paradigma del concorso esterno in associazione mafiosa" scrive la Corte d'Appello di Reggio Calabria.
Una "tragedia" in pieno stile 'ndranghetista. L'auto, infatti, avrebbe contenuto al proprio interno armi inutilizzabili. L'unico scopo del ritrovamento, avvenuto in seguito a una "soffiata" sarebbe stato l'intento del boss Giovanni Ficara di accollare l'accaduto al cugino-rivale Pino Ficara: "Giovanni Ficara -è scritto in sentenza - nell'intenzione di eliminare non fisicamente, ma sotto il profilo giudiziario il cugino Giuseppe Ficara, suo rivale, ha ordito una trama con la complicità dello Zumbo, ben consapevole delle conseguenze cui il cugino sarebbe andato incontro". Così si muove la 'ndrangheta a Reggio Calabria. Non più uccisioni e attentati, ma intrighi e complotti per combattere guerre interne ed esterne meno visibili: "La vicenda avvenuta durante la visita del presidente della Repubblica ha consentito sin dal primo momento, di inquadrare l'episodio in un contesto di criminalità organizzata essendo evidente l'impossibilità da parte di soggetti appartenenti alla criminalità comune, di porre in essere un fatto delittuoso di tale portata senza il consenso della cosca mafiosa operante sul territorio di interesse. Quasi immediatamente il fatto appariva inquadrabile nell'ambito delle attività illecite riferibili al sodalizio mafioso Ficara-Latella" è scritto in sentenza.
Ruolo importante anche quello rivestito dal Carabiniere Roberto Roccella, che con Zumbo avrebbe portato avanti un rapporto di tipo confidenziale, con lo scopo di accreditarsi, all'interno dell'Arma, al fine di entrare nei Servizi Segreti. Come emergerà dal processo di primo grado, Roccella e Zumbo avranno un rapporto duraturo, fatto di confidenze e di conversazioni tramite utenze-citofono, cioè utilizzate solo per contattarsi reciprocamente. Un rapporto ulteriormente rinsaldato dall'ingresso del carabiniere nella massoneria. "Il Roccella - continua la Corte- nell'immediatezza non aveva comunicato l'identità della fonte confidenziale che veniva disvelata solo in seguito, "tra la fine di marzo e aprile" su richiesta del comandante del nucleo investigativo così apprendendosi che si trattava di Giovanni Zumbo".
Spione e massone (iscritto alla loggia "Araba Fenice", che si riunisce nel rione Santa Caterina), Zumbo, sarebbe insomma un soggetto a totale disposizione della 'ndrangheta. E' lui che rivela dettagliati particolari sull'indagine "Crimine" nella casa del boss Giuseppe Pelle "Gambazza" a Bovalino: "Zumbo non si è limitato a fornire generiche informazioni, conoscenza nomi delle operazioni, l'ambito territoriale di esecuzione, nomi dei soggetti arrestati e addirittura il contenuto delle stesse indagini. Portare a conoscenza degli indagati le imminenti operazioni, consentire loro di approntare le contromisure che non sono rappresentate solo dalla latitanza, ma altresì dalle cautele adottate nei dialoghi nei movimenti tali da ostacolare il conseguimento di ben più rilevanti risultati, è condotta che contribuisce al rafforzamento dell'associazione".
"Crimine", un'indagine da demolire a tutti i costi per via delle importanti novità giurisprudenziali che introdurrà nella lotta alla 'ndrangheta: "Ciò è tanto più vero se si pensa che la pg operante è stata costretta a interrompere le indagine e eseguire i fermi per il timore di vedere vanificato ogni risultato fino a quel momento raggiunto" scrive la Corte presieduta da Rosalia Gaeta.
Personaggio da romanzo, Giovanni Zumbo. Per anni, infatti, sarà custode giudiziario per conto dei Tribunali, allorquando amministrerà anche beni sequestrati a cosche storiche come i Molè di Gioia Tauro. Proprio questa sua posizione privilegiata lo porterà a entrare in contatto con i Servizi Segreti, di cui diventerà informatore. Rapporti che andranno dal 2001 al 2006-2007 e che, a detta del funzionario Corrado D'Antoni (che sarà escusso in aula) termineranno a causa della poca riservatezza di Zumbo. Ciò che lo 007 non dirà, però, è che sul finire del 2009 i rapporti sarebbero ripresi: e questo passaggio nella sentenza è notato in maniera piuttosto chiara. Una circostanza che alimenterebbe ulteriori dubbi sui reali mandanti di Zumbo, che nei primi mesi del 2010 lo avrebbero spedito a casa del boss Pelle, non a raccogliere notizie, ma a darle. Forse per sabotare le indagini: "La condotta dello Zumbo, ancorché indirizzata favorevolmente verso Ficara, che rendeva partecipe delle informazioni riservate relative alle indagini milanesi e calabresi, si esplicava anche nei confronti di Giuseppe Pelle, capo della locale di San Luca, consentendo ai due personaggi di vertice dell'organizzazione di conoscere in anticipo le mosse della Dda di Reggio Calabria e di quella di Milano, sia con riferimento allo scopo che si prefiggeva, cioè di dimostrare l'unitarietà del sodalizio, sia con riferimento al periodo in cui gli stessi sarebbero stati eseguiti. Tanto ha costituito una condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento elle capacità operative dell'associazione, consentendo a numerosi affiliati di predisporsi ad una sorta di latitanza volontaria, peraltro pianificata anche da Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle e resa impossibile solo dal fermo disposto nei confronti degli stessi il 21 aprile del 2010".