'Ndrangheta in Lombardia: dissequestrati i beni di Varca e Petrocca, coinvolti nel processo "Infinito"

milano palazzodigiustiziaPasquale Varca e Aurelio Petrocca erano tra i principali imputati del processo denominato Infinito, istruito dal Procuratore aggiunto della DDA milanese Ilda Boccassini e celebratosi presso l'Aula Bunker di San Vittore a Milano, contro le cosche calabresi che avrebbero colonizzato il Nord del Paese.

Varca e Petrocca si erano visti confiscare parte del loro patrimonio costituito da beni immobili e società operanti nel movimento terra.

In particolare, Pasquale Varca, ritenuto dagli inquirenti il "responsabile" della locale di Erba e presunto affiliato alla 'ndrangheta di Isola Capo Rizzuto degli Arena, con la dote di "trequartino", avrebbe "gestito occultamente" diverse società di persone e di capitali attive nel settore trasporti e del movimento terra insieme al cognato Aurelio Petrocca". Varca era l'imputato che vantava la lista più lunga di beni colpiti dall'ordine di confisca tra società e beni immobili.

il Giudice per le Indagini Preliminari dottor Ghinetti, nell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione "Infinito" del luglio del 2011, definì Varca come "una delle figure di vertice nel contesto 'ndranghetistico lombardo, in ragione dei suoi variegati interessi, sia di natura imprenditoriale, che di natura più prettamente illecita.

Tra i beni immobili confiscati vi erano sei terreni agricoli ad Isola di Capo Rizzuto, un'abitazione, sempre in Calabria, due terreni agricoli a Tortona, un'abitazione munita di box a Merone (Como) così come a Bosisio Parini.

La Corte di Appello di Milano aveva accolto i motivi dell' Avv. Marco Gemelli, difensore di Pasquale Varca e Aurelio Petrocca, nella parte in cui aveva censurato la confisca dei beni, specie quelli immobili, disposta dal Gip dott. Ghinetti, attraverso la produzione di una copiosa documentazione giustificativa della liceità degli stessi.

In sede di esecuzione, la Corte di Appello ha dato il via libera al dissequestro dei beni immobili dei due imputati, già disposto dalla Corte di Appello milanese.