Ecco il documentario "Gramsci 44" del calabrese Emiliano Barbucci

gramsci44di Lavinia Romeo - "Per 20 anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare". Queste le parole, passate alla storia, usate dal pubblico ministero Michele Isgrò nella violentissima requisitoria contro l'intellettuale antifascista Antonio Gramsci. Il Tribunale speciale fascista condannerà Gramsci ad oltre 20 anni di reclusione. Sottoposto ad una feroce persecuzione carceraria, il filosofo e politico, tra i fondatori del Partito Comunista, sconterà solo 11 anni di pena, morendo in carcere a causa delle gravissime condizioni di salute.

Gli ultimi veri attimi di libertà, personale ed intellettuale di Gramsci, furono probabilmente i 44 giorni che il politico trascorse da confinato nell'isola di Ustica, tra il dicembre 1926 e il gennaio 1927, ed è questa la storia che ci racconta il documentario "Gramsci 44", opera prima del 34enne regista reggino Emiliano Barbucci.

Laureato al Dams di Cosenza ed esperto di cinematografia documentaria, Barbucci concepisce il film dopo un lungo lavoro di ricerca antropologica sulle popolazione delle isole minori, da qui la tappa ad Ustica e l'idea di raccontare l'esilio usticese di Gramsci. Il regista scrive la sceneggiatura insieme ad Emanuele Milasi, testo che ottiene il finanziamento della Sicilia Film Commission.

Riservatissimo sui particolari del film, in uscita nei prossimi mesi, il regista svela però la natura ibrida, documentaristica e di finzione cinematografica, della pellicola.

gramsci44terLe prime scene vedono l'arrivo di Gramsci, che, in catene, sbarca in quell'emarginata isola al nord di Palermo, insieme ad intellettuali come Amadeo Bordiga, con cui fonderà la scuola dei confinati politici. Un luogo d'incontro, ma anche di alfabetizzazione per gli isolani: "Mettere Gramsci in una condizione coatta, insieme a persone del suo stesso livello intellettuale e culturale, non è stata un'ottima mossa da parte del regime - dice il regista – il pensiero di Gramsci è un'arma potentissima, perché crede che la cultura possa riscattare tutte le classi sociale. Allontanandolo dai luoghi della politica istituzionale, e mettendolo in mezzo alla gente, il regime ha dato a Gramsci, involontariamente, una possibilità di riscatto".

La parte di ricostruzione cinematografica è curata dalla fotografia del geniale Daniele Ciprì: "Il film non sarebbe stato quello che è, se non avessi avuto al mio fianco sceneggiatori, produttori e attori di questo livello- dichiara ancora il regista, soffermandosi anche sulla scelta di Peppino Mazzotta come protagonista e volto di Gramsci- l'immaginario che c'è di Gramsci non lo puoi tradire, puoi proporre il tuo Gramsci, quello che tu hai disegnato come personaggio, ma chi lo interpreta deve avere una certa fisicità e una certa consistenza spirituale, per questo la scelta è ricaduta su Peppino Mazzotta. Da grande professionista, Mazzotta ha studiato a fondo il personaggio, analizzando il copione battuta per battuta, si è messo a studiare Gramsci prima di venire a fare le prove, e ce l'ha riproposto fedelmente, nella postura e nelle espressioni".

gramsci44bisPer circa 20 giorni, dal dicembre 2013 a gennaio 2014, la troupe si è trasferita sull'isola ed ha effettuato le riprese "ho preferito girare in inverno - continua Barbucci- per rimanere fedele al periodo di permanenza di Gramsci sull'isola".

Ma problemi logistici e di collegamento e le condizioni geomorfologiche dell'isola hanno triplicato le difficoltà ed i costi: "Abbiamo rischiato di non farlo a Ustica - racconta- ma alla fine, queste difficoltà hanno fatto si che il film venisse ancora più bello di quello che avevamo immaginato, il bravissimo scenografo Giuseppe Colletti è stato capace di trasformare una scalinata in cemento in una scalinata sterrata in terra, nel disagio, a volte, lo cose vengono meglio".

Dalle ricostruzioni storiche, ma soprattutto dal contatto con i pescatori e dalle testimonianze, fuoriesce l'amore viscerale rimasto negli abitanti di Ustica nei confronti della vita e del pensiero gramsciano "la presenza di Gramsci nella storia di Ustica- dice- rappresenta un motivo di autentico orgoglio. A Ustica, Gramsci aveva riscoperto il piacere della vita quotidiana da uomo normale, era un detenuto, ma la gente non lo considerava tale, e forse questo è stato il segreto che ha permesso che si creasse quest'alchimia particolare tra lui e gli isolani".

Gramsci è un emarginato, così come lo sono gli isolani, che vivono in un mondo a parte, lontano dall'Italia, per questo entrambi cercano attraverso l'istruzione, ed il riscatto culturale, di uscire da questa condizione di isolamento. "Gramsci – racconta Barbucci -mette su la scuola di politica per non abbrutirsi, per non diventare vittima di ciò che gli stava accadendo.Questa scuola, viene presto vista come una risorsa dalla popolazione che si incuriosisce, perché il modo di porsi degli intellettuali non è un modo esclusivo, ma anzi cercano di coinvolgere gi abitanti, sapendo di compiere, con quel gesto, un vero atto di rivoluzione, donando ad ogni individuo gli strumenti per essere realmente libero".

I toni freddi della fotografia- spiega ancora il regista- si accordano al tema drammatico della pellicola: "E' una fotografia che non rispetta l'immaginario collettivo di un luogo del sud, perché Ustica è un'isola nera in mezzo al mare".

gramsci44quaterTra i big che hanno preso parte a questo progetto, Barbucci annovera anche Marco Betta, bravissimo compositore siciliano, allievo di Ennio Morricone, che ha scritto le musiche del film "è una colonna sonora evocativa, ma non etnica - sottolinea il regista – ho incontrato molte volte Betta, che mi ha fatto molte domande, e ad ogni risposta prendeva appunti, poi quando gli ho fatto i complimenti per le bellissime musiche mi ha detto: "Guarda che le hai composte tu".

Tra le indiscrezioni strappate al regista, c'è la presenza della voce fuori campo di Peppino Mazzotta, che interpretando Gramsci, legge frammenti degli scritti di Gramsci "tutto ciò che c'è nella sceneggiatura- dice- fa parte delle ricostruzioni dello stesso Gramsci su Ustica e sulla scuola di Politica".

Gramsci lascerà quel posto come condannato a morte, come uomo a cui aspetta una fine lenta e sofferente, ma il vissuto intellettuale e gli insegnamenti del grande filosofo continuano a vivere nel presente, grazie anche al contributo di opere cinematografiche originali e coraggiose come "Gramsci 44".