di Paolo Ficara – Quattro partite di campionato, di cui tre fuori casa. Una vittoria, due pareggi ed una sconfitta. Cinque gol segnati, altrettanti subiti. Porta mai inviolata. Questo il bilancio del mese di ottobre, per la Reggina. Una sconfitta e due pareggi, a settembre, ce le saremmo immaginate nell’arco di un intero campionato. Non di certo in un solo mese. Mai e poi mai, subito dopo quell’avvio da record.
Chiaro che quelli di ottobre siano numeri negativi, per una squadra che vuole vincere il campionato. Molto negativi, se confrontati con quelli del mese precedente. Ma non drammatici, dato che alla fine contano le posizioni in classifica. E la Reggina è ancora prima. C’è da capire fino a che punto, la posizione in classifica abbia determinato un rilassamento.
Due sabati fa, Marco Marchionni aveva dichiarato che la peggiore prestazione si era vista contro il Trapani. Coppa Italia compresa. Ed in quel momento, eravamo certamente d’accordo con lui. Ora sarebbe interessante sapere se l’anti-calcio sciorinato a Favara vada in pole position. Perché è vero che l’avversario non ha avuto chissà quali occasioni. Ma è anche vero che la Reggina non ha creato palle gol che non siano state frutto di esponenziali errori degli avversari.
Soprattutto è vero che il Castrumfavara non è il Trapani. Ed era legittimo attendersi, calendario alla mano e guardandolo sia prima che dopo la disputa di tutti gli incontri, che quello del “Bruccoleri” fosse il match più abbordabile del mese di ottobre.
Si può dire e pensare quel che si vuole sul parco attaccanti. I contemporanei infortuni di Jallow, Reis e del quarto centravanti che sarebbe Pellicanò, hanno costretto l’allenatore a dare fiducia al 2009 Ludovico Franco. La sfortunata contingenza legata all’infermeria, ovviamente non incide sulla valutazione tecnica. Se è stato commesso qualche errore in fase di scelta dei goleador, il club proverà a rimediare quanto prima. Ma quando gli attaccanti non vengono messi in condizione di poter concludere a rete, il discorso cambia.
Peraltro, avendo in campo tre difensori centrali tutti molto temibili nel gioco aereo, più un centravanti, più Abonckelet, almeno un gol a partita su corner o punizione contro avversari normodotati, andrebbe segnato. Per costituzione, in tutti i sensi. La latitanza nell’applicazione di schemi su palla inattiva, forse è ancora più fastidiosa di quei continui lanci lunghi in fase di costruzione.
Ciò detto, un bambino di 9 anni sarebbe perlomeno riuscito a deviare in angolo quell’alleggerimento, costatoci due punti preziosi. Era inevitabile che prima o poi, l’errore del portiere sarebbe costato punti. Dobbiamo ancora una volta fare la parte dei cattivi. Forse sarebbe stato meglio, per tanti motivi (non ultimi determinati retaggi), non trattenere alcun elemento della passata stagione. Ma è paradossale, in mezzo a tutti gli ottimi giocatori non vincenti della passata stagione, vedere titolare il solo Lagonigro. Che ottimo non lo è mai stato.
Ma anche la scelta del portiere, così come il non-gioco o la non applicazione di schemi su corner, è sempre e comunque una responsabilità dell’allenatore.
Da domenica inizierà novembre. Che in teoria, fa rima con settembre. Per dimenticare questo Oktoberfest al contrario, nel quale forse eravamo ancora ubriachi dal Reggina-Igea di fine settembre, sarà sufficiente battere il Ragusa penultimo ed in crisi societaria. Se così non fosse, significherebbe che i calciatori avranno deciso di farci vivere un Halloween particolarmente realistico.
Un ultimo pensierino non resistiamo a non dedicarlo all’incoerente sarcasmo di qualche malcelato nostalgico. Dopo tre anni nei quali la Reggina (o Fenice) non è mai stata prima, in seguito ad inopinate sconfitte contro cani e porci, non ricordiamo chi si fosse precipitato ai microfoni. Forse il presidente più loquace di un chierichetto? Il patron di “chi non è con me è contro la Reggina”? O il dirigente amante delle foto su instagram? Si è ironizzato sul fatto che ci sia un unico dirigente, al servizio e di conseguenza al seguito, della Reggina. Sfortunatamente, si tratta di un dirigente così rispettoso della professione altrui, da essersi concesso al microfono nonostante il risultato negativo. Ed il sarcasmo di cui sopra. Siamo ancora in D. Ci sta decisamente stretta. Ma a qualcuno forse sta larghissima.
