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Lamezia Terme: spiritualità e riflessione all’apertura dell’anno pastorale della Diocesi

Un momento di intensa spiritualità e riflessione sulla Chiesa oggi, quello vissuto domenica dalla Diocesi di Lamezia Terme in occasione dell’incontro per l’apertura dell’anno pastorale alla presenza di monsignor Edgar Peña Parra, Nunzio apostolico in Italia, concluso dalla Santa Messa.
“Parlare della ‘Chiesa nelle sfide della contemporaneità’ – ha detto il Nunzio positivamente colpito “della presenza gremita di questa sera” – significa mettersi in ascolto dello Spirito per compiere un atto fondamentale della fede cristiana: discernere i ‘segni dei tempi’. Viviamo nella società più connessa della storia dell’umanità, eppure tra le più sole. C’è una fame immensa di comunità autentica, di relazioni stabili, di luoghi in cui potersi mostrare fragili senza essere giudicati o scartati. La tecnologia e le reti non sono più soltanto strumenti che utilizziamo, ma un ambiente virtuale-umano che abitiamo. Come sottolinea Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove tecnologie rappresenta una sfida squisitamente antropologica, che tocca il cuore stesso di ciò che significa essere umani. La vera realizzazione dell’uomo — ci ricorda il Santo Padre — non nasce dall’illusione di rimuovere ogni fragilità attraverso il potenziamento tecnologico, ma dalla capacità di vivere relazioni autentiche, di custodire il limite e di prendersi cura degli ultimi. La nostra epoca è segnata da un profondo senso di precarietà. Le crisi ecologiche, il riaffacciarsi drammatico delle guerre sul panorama globale, l’instabilità economica e sociale, alimentano tra le persone — e in particolare tra i giovani — un’ansia per il futuro che spesso si traduce in rassegnazione o ricerca di compensazioni immediate. Sotto questa cappa di incertezza, tuttavia, riaffiora una forte ricerca spirituale. L’uomo contemporaneo non cerca definizioni astratte su Dio; cerca maestri di vita, testimoni capaci di mostrare che la vita ha un significato, che il male non ha l’ultima parola e che è possibile sperare anche contro ogni speranza”.
“La situazione -ha aggiunto il Nunzio – ci chiede una vera e propria conversione pastorale e spirituale. La Chiesa del nostro tempo deve imparare ad abitare i ‘luoghi neutri’ della vita quotidiana: le scuole, i luoghi della sofferenza, della cultura, dell’impegno sociale e politico, persino il digitale. Dobbiamo riscoprire l’arte dell’ascolto benevolo, capace di accogliere l’altro così com’è, senza pretendere di categorizzarlo o giudicarlo prima ancora di averne ascoltato la storia. La formazione, è stata la priorità della proposta pastorale del vostro Vescovo, che ha inteso prendere a cuore il sapere e il saper fare dei credenti lametini, per aiutarli a divenire sempre più adulti nella fede, laici competenti, coerenti e corresponsabili. La Scuola Biblica e la Scuola per i Ministeri sono espressione di un discernimento comunitario, di una condivisione piena. Il cammino sinodale che abbiamo vissuto come Chiesa universale e locale non è una moda passeggera, ma la forma stessa della Chiesa per il terzo millennio. Camminare insieme richiede il superamento definitivo di ogni forma di clericalismo” che “è una perversione che fa male sia ai presbiteri sia ai laici. La buona prassi, alla quale so che il vostro Vescovo tiene molto, di incontrare i Consigli per gli affari economici e i Consigli pastorali delle parrocchie con una certa periodicità, mi sembra attesti lo sforzo di far diventare sempre più vitali questi importanti organismi, permettendo l’ascolto diretto del territorio e l’emersione di un dialogo efficace tra centro e periferia. Anche l’abitudine in atto in Diocesi, di riunire i direttori degli uffici pastorali, il consiglio pastorale diocesano, le associazioni laicali, per valutare le attività svolte e programmare insieme il nuovo anno testimonia un passo avanti concreto verso la corresponsabilità nelle scelte comunitarie. In questo contesto, la valorizzazione del ruolo delle donne nella vita ecclesiale, nell’insegnamento, nella governance e nella pastorale non è una concessione sociologica, ma un atto di fedeltà al Vangelo e alla prassi di Gesù. È tempo di riscoprire l’essenziale. La parrocchia deve tornare a essere, come diceva San Giovanni XXIII, ‘la fontana del villaggio’ a cui tutti possono abbeverarsi. Una comunità che non si misura sulla quantità delle cose che organizza, ma sulla qualità dei legami e delle alleanze che sa testimoniare”.
Nell’introdurre l’incontro, il vicario episcopale per la Pastorale, don Leonardo Diaco, rivolgendosi al Nunzio, ha sottolineato che “oggi, accogliendo Lei, rappresentante del Santo Padre, ci sentiamo misteriosamente e calorosamente abbracciati da quell’altra porzione di mondo, in un mirabile scambio di doni che arricchisce la nostra cattolicità. Essere Chiesa oggi significa stare a contatto vivo con questa contemporaneità: un tempo complesso, che corre veloce, segnato da profonde trasformazioni tecnologiche, culturali e sociali. Di fronte alle sfide antropologiche -dove spesso l’essere umano rischia di essere ridotto a merce, a algoritmo o a solitudine digitalizzata, una società sempre più connessa ma sempre più individualista e sola- avvertiamo l’urgenza di riscoprire e difendere la magnifica humanitas, quella grazia originaria impressa dal Creatore nella creatura e che rende ogni volto umano dal suo concepimento al termine naturale un riflesso ineffabile del volto di Dio”.
Nei saluti finali, il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, rifacendosi all’intervento di monsignor Pena, ha rimarcato “questa attrattività della Chiesa che riguarda un po’ tutti. E questo deve nascere dal senso di comunità, da quella meraviglia che già le prime comunità cristiane suscitavano quando, appunto, dicevano ‘guarda, come si amano facevano dire agli altri. E lo stile di vita della comunità diventava già testimonianza. L’altra parte che lei richiamava, con la frase classica di Giovanni, era quella di saper essere nel mondo ma non del mondo e in questo aspetto ci sollecitava ad entrare dentro le fratture della storia, a non avere difficoltà a guardarle con occhi di verità, sapendo che noi possiamo portare dentro questa realtà con i nostri doni ma non le nostre idee quanto piuttosto quello che lo Spirito Santo ci ha consegnato”.
Al termine dell’incontro, nel corso del quale si sono esibite le Ancillae Domini dirette da Licia Di Salvo, monsignor Edgar Peña Parra, ha presieduto la concelebrazione eucaristica.

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