Dopo la grande retrospettiva ospitata al Palazzo Ducale di Genova, la Fondazione Mimmo Rotella prosegue il percorso di celebrazioni dedicato all’artista nell’anno del ventennale della scomparsa.
A cura di Alberto Fiz, la nuova programmazione si sviluppa attraverso tre appuntamenti a Catanzaro, Padova e Milano, ciascuno dedicato a un diverso aspetto della ricerca di Rotella. La dimensione monumentale, le sperimentazioni degli anni Settanta, il rapporto con la strada e con il paesaggio urbano sono al centro di tre mostre che testimoniano la varietà dei linguaggi e delle direzioni di ricerca esplorate dall’artista nel corso della sua attività.
Il progetto, organizzato in collaborazione con il Comune di Catanzaro, mette in evidenza la capacità di Mimmo Rotella di confrontarsi con la dimensione pubblica dell’immagine, trasformando i linguaggi della comunicazione di massa in un campo di continua sperimentazione.
Il percorso espositivo si concentra sulla produzione dagli anni Ottanta al 2005, ripercorrendo una fase nella quale Rotella rilegge, trasforma ed elabora le invenzioni che avevano caratterizzato la sua ricerca precedente. Il décollage convive così con sovrapitture, interventi pittorici, supporti metallici e nuove modalità di appropriazione dell’immagine.
Il Complesso Monumentale di San Giovanni, con la sua forte identità architettonica e storica, accoglie una selezione di opere di grandi dimensioni, creando un inedito rapporto tra spettatore e immagine. È il caso di lavori come Pan Am del 1986, una sovrapittura su tela che raggiunge i cinque metri, accanto a grandi décollage come Matrix e Shaolin. Tra le opere esposte figura anche Ikarus del 1999 (300 × 300 cm), per lungo tempo collocata all’Aeroporto di Lamezia Terme e messa a disposizione da SACAL, la società aeroportuale calabrese.
La monumentalità nell’opera di Rotella riguarda però non soltanto le dimensioni dei lavori, ma soprattutto la dilatazione dell’immagine e la sua capacità di occupare fisicamente lo spazio. Se negli anni Cinquanta l’artista aveva scoperto nei muri delle città una sorta di grande museo a cielo aperto, dagli anni Novanta questa intuizione viene ripensata attraverso opere nelle quali cinema, pubblicità, cronaca e immaginario collettivo assumono una nuova dimensione ambientale.
La mostra documenta questa evoluzione, mostrando come Rotella non abbia mai considerato lo strappo una formula da reiterare, ma un principio creativo capace di generare ogni volta nuove possibilità. Anche le date della mostra assumono un significato particolare: l’inaugurazione coincide con il giorno della nascita dell’artista, mentre la chiusura cade nell’anniversario della sua scomparsa.
