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“La lezione della guerra”, a Pellaro la memoria del conflitto diventa teatro: il volto umano oltre la retorica

Presentato nell’ambito della VII edizione del Globo Teatro Festival, *La lezione della guerra* — testo firmato da *Francesca Sangalli, con la regia e l’interpretazione di Filippo Gessi (produzione Scena Nuda) si impone all’Arena Lungomare di Pellaro come un monologo di cruda e disarmante attualità.

Il fulcro dell’opera risiede nella dialettica tra l’assurdità del conflitto e il tentativo disperato di trarne un senso umano. Un ricordo umano. La drammaturgia di Sangalli (che ha già ottenuto diversi e importanti premi nell’ambito teatrale) evita la retorica bellica tradizionale: niente proclami ideologici o compiacimenti melodrammatico. La sua scrittura, invece scava invece nei solchi lasciati dal trauma, interrogandosi su cosa rimanga all’individuo dopo diversi lunghi anni. Il testo, infatti è tratto dal diario del bisnonno della stessa autrice. Un bisnonno che ha combattuto e che lei non ha conosciuto se non attraverso i suoi diari.
Sulla scena, Filippo Gessi (interprete e regista) sostiene l’intera architettura drammatica con una prova attoriale solida e convincente superando la complessità di un testo a ‘più voci’. Come regista, invece sceglie l’essenzialità, affidandosi a una scansione ritmica precisa in cui il corpo e il volto diventano la vera cartografia del conflitto. Lo sguardo teso, attraversato da lampi di disincanto e fragilità, guida lo spettatore dentro le contraddizioni di una memoria che non si lascia pacificare. Gessi dosa la voce senza cedere all’enfasi teatrale, lavorando per sottrazione e restituendo una figura umana spogliata di ogni eroismo fittizio. L’attore interpreta, in questo caso, il soggetto più difficile, calandosi nei panni della ‘memoria’.
La produzione Scena Nuda conferma la propria vocazione per un teatro civile, intimo ma non elitario, capace di abitare lo spazio pubblico dell’Arena di Pellaro con rigore formale. *La lezione della guerra* lascia addosso una sensazione di sospensione inquieta: la consapevolezza che, di fronte alla catastrofe della violenza organizzata, l’unica vera lezione resta il silenzio di fronte alle vicende intime, ai rapporti interpersonali, all’amicizia, alla quotidianità che si riusciva a vivere tra i soldati che, nonostante tutto, riuscivano a rimanere uomini.
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