Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sul livello delle competenze alfabetiche della popolazione adulta italiana e sulla necessità di affrontare il fenomeno intervenendo anche sulle condizioni che precedono l’ingresso nei percorsi scolastici. Il dato secondo cui il 37% degli adulti tra i 25 e i 64 anni presenta competenze alfabetiche inferiori al livello minimo rilevato dall’OCSE, rispetto a una media del 27%, assume una rilevanza che investe la qualità del capitale umano, l’occupabilità, la produttività e la capacità del sistema economico di sostenere i processi di innovazione e qualificazione professionale.
La consistenza del fenomeno impone di considerare la fase nella quale iniziano a formarsi le competenze linguistiche e cognitive. I dati 2025 del Sistema di sorveglianza 0-2 anni dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che il 53,3% dei bambini tra i 2 e i 5 mesi non ha avuto esperienze di lettura nella settimana precedente la rilevazione. La distanza tra il 33,7% del Friuli-Venezia Giulia e il 68,2% della Sicilia evidenzia inoltre una disomogeneità territoriale che richiama le differenti condizioni di accesso ai servizi educativi e alle opportunità culturali.
In questo quadro assume rilievo l’estensione nazionale di #ioleggoperchéLAB-NIDI, promossa dall’Associazione Italiana Editori e sostenuta da Fondazione Cariplo. L’apertura dell’iniziativa agli asili nido italiani e la campagna di donazione libraria prevista dal 7 al 15 novembre 2026 possono contribuire ad ampliare le dotazioni disponibili e a consolidare la presenza della lettura condivisa nei contesti educativi della prima infanzia.
La disponibilità di libri, tuttavia, deve essere considerata all’interno della struttura complessiva dell’offerta 0-6. Distribuzione territoriale dei servizi, sostenibilità dei costi per le famiglie e accessibilità dei presìdi culturali incidono sulle opportunità disponibili nei primi anni. Quando tali condizioni risultano fortemente differenziate, aumenta il rischio che gli svantaggi iniziali si trasferiscano nelle successive fasi dell’istruzione, rendendo più complessi e onerosi gli interventi di recupero.
Il riferimento normativo è rappresentato dal decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, che ha istituito il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni. La piena attuazione di tale impianto richiede una programmazione capace di assicurare accessibilità, qualità e adeguata distribuzione territoriale dei servizi, sostenute da risorse continuative. Alla dimensione programmatoria deve tuttavia affiancarsi una valutazione degli effetti prodotti, affinché la consistenza della spesa e l’incremento dell’offerta possano essere esaminati anche rispetto alla loro capacità di incidere concretamente sui divari educativi.
È su questo aspetto che il CNDDU propone di concentrare l’attenzione istituzionale. In occasione della Giornata Internazionale dell’Alfabetizzazione dell’8 settembre, il CNDDU propone che, nell’ambito della programmazione del sistema integrato 0-6, sia sviluppato un modello di valutazione dell’impatto educativo degli investimenti destinati alla prima infanzia, in grado di mettere in relazione la copertura territoriale e l’accessibilità economica dei servizi con la continuità della frequenza, la disponibilità di ambienti di lettura e l’evoluzione degli indicatori relativi alle competenze linguistiche.
L’obiettivo è superare una lettura prevalentemente quantitativa delle politiche per la prima infanzia. L’entità delle risorse stanziate e il numero dei posti disponibili costituiscono parametri essenziali, ma non esauriscono la valutazione dell’efficacia dell’intervento pubblico. Occorre verificare in quale misura gli investimenti raggiungano le aree caratterizzate da maggiore fragilità dell’offerta e contribuiscano a ridurre differenze che, se consolidate, generano successivamente maggiori fabbisogni nei sistemi dell’istruzione, della formazione e delle politiche del lavoro.
Un’impostazione di questo tipo consentirebbe inoltre di rafforzare il rapporto tra programmazione e allocazione delle risorse. La spesa per la prima infanzia costituisce infatti una componente dell’investimento pubblico nella formazione del capitale umano e deve essere valutata anche rispetto agli effetti prodotti nel medio e lungo periodo. Disporre di indicatori territoriali comparabili, costruiti su dati aggregati e non riferibili ai singoli minori, permetterebbe di individuare con maggiore precisione le aree nelle quali l’intervento pubblico necessita di essere rafforzato e di orientare le risorse sulla base dei fabbisogni effettivamente rilevati.
In tale prospettiva, #ioleggoperchéLAB-NIDI può assumere una funzione complementare particolarmente significativa. L’apporto dei soggetti privati e delle comunità educative può ampliare le opportunità disponibili, mentre alla programmazione pubblica compete assicurare continuità, equilibrio territoriale e sostenibilità dell’offerta. La collaborazione tra le diverse componenti acquista efficacia quando si inserisce in un sistema nel quale gli interventi siano non soltanto finanziati e realizzati, ma anche valutati rispetto ai risultati prodotti.
La Giornata dell’8 settembre può quindi rappresentare l’occasione per spostare l’attenzione dalla sola dimensione dell’emergenza alfabetica alla qualità delle politiche chiamate a prevenirla. La questione non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse destinate alla prima infanzia, ma la capacità di verificarne l’efficacia, correggerne le disomogeneità e orientarne l’impiego verso i territori nei quali maggiore è il fabbisogno educativo. È in questa relazione tra norma, programmazione, valutazione e qualità della spesa che l’investimento 0-6 può incidere in modo strutturale sulla formazione delle competenze del Paese.
Alfabetizzazione e prima infanzia, CNDDU: “Valutare l’efficacia degli investimenti 0-6 per ridurre i divari e rafforzare le competenze”
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