Nel cuore delle Serre vibonesi, il 22 e il 23 maggio, le Reali Ferriere di Mongiana diventano il luogo simbolico di un racconto collettivo che intreccia memoria, identità e nuove narrazioni dei territori. Sono le giornate clou del progetto culturale che, già da qualche settimana, sta coinvolgendo la comunità locale. Si tratta di “La Mongiana Festival”, iniziativa che nasce con l’idea di riportare al centro del racconto pubblico la storia di milioni di italiani emigrati e il rapporto indissolubile che continua a unirli ai loro paesi d’origine, creando un nuovo punto di incontro tra chi parte, chi resta e chi decide di tornare.
Un legame che non solo si rivela fondamentale per mantenere in vita molte aree interne della Calabria, ma che si traduce anche in pratiche culturali contemporanee, creando occasioni di incontro tra generazioni e spunti di confronto tra esperienze e visioni differenti sui temi della migrazione, dell’identità e sui nuovi modi di abitare i paesi.
Siamo in uno dei luoghi simbolo della storia industriale del Mezzogiorno, segnato dall’esperienza delle Reali Ferriere borboniche, nella montagna al centro fra due mari. Qui memoria produttiva, tradizioni popolari, saperi artigianali e paesaggio naturalistico restituiscono una complessa stratificazione di storie che oggi torna a interrogare il presente e il modo in cui questi luoghi vengono raccontati.
Con la direzione artistica di Vito Teti e Giuseppe Sommario e il sostegno del Comune di Mongiana, “La Mongiana Festival” si articola in un percorso che coinvolge scuole, artisti, studiosi e abitanti. Accanto agli incontri pubblici, trovano spazio laboratori, installazioni e iniziative che attraversano ambiti diversi, dalla tradizione orale alla musica, dalla pittura alla genealogia.
«La Mongiana Festival nasce dall’esigenza di raccontare una storia che riguarda tutti noi – spiega Giuseppe Sommario – quella di un Paese che per oltre un secolo è partito, ma che non ha mai smesso di restare legato ai propri luoghi d’origine. In questo senso, il festival lavora su un piano più ampio, che riguarda il modo in cui questi territori vengono osservati e raccontati. Portare pratiche culturali in contesti spesso considerati marginali significa restituire centralità a luoghi e comunità che continuano a produrre memoria, relazioni e forme di appartenenza».
Il tema dell’emigrazione viene così inteso come esperienza viva, che continua a incidere sulle biografie e sull’identità dei luoghi: le storie di chi è partito, di chi è rimasto e di chi ritorna emergono attraverso testimonianze e racconti, riportando l’attenzione su una vicenda che ha segnato profondamente il Paese ma che raramente trova spazio nel discorso pubblico.
Le attività con le scuole seguono questa direzione, portando gli studenti a raccogliere storie familiari e a restituirle in forma narrativa. Allo stesso tempo, il coinvolgimento diretto della comunità locale, attraverso il teatro, il canto e la tradizione orale, riporta al centro esperienze e saperi che difficilmente trovano spazio nei circuiti più visibili.
Nel corso delle settimane, Mongiana, cuore verde tra Jonio e Tirreno, diventerà il luogo in cui queste storie si incontreranno per far emergere un racconto condiviso che tiene insieme dimensione individuale e storia collettiva.
Le giornate del 22 e 23 maggio segnano il momento centrale del festival, con la restituzione pubblica delle attività, mostre, interventi e spettacoli ospitati negli spazi delle Reali Ferriere.
«In luoghi come questi – sottolinea Vito Teti – è possibile leggere con maggiore chiarezza i processi che attraversano il nostro Paese. Le aree interne non sono periferie da colmare, ma contesti in cui si conservano e si trasformano legami profondi. Un’iniziativa come “La Mongiana Festival” nasce proprio da qui: dal tentativo di osservare questi territori senza semplificarli, restituendo voce alle storie, alle loro culture e memorie, alle relazioni e alle esperienze che li attraversano».
La Mongiana Festival è un’iniziativa co-finanziata dalla Regione Calabria attraverso l’avviso pubblico “Sostegno e promozione turistica e culturale”, a valere su fondi POC 2014/2020 – Azione 6.8.3.
IL PROGRAMMA
Laboratori e attività formative
Il festival si sviluppa attraverso un articolato calendario di iniziative in programma fino al 30 agosto, coinvolgendo scuole, artisti e comunità locale.
Tra queste, un ruolo centrale è occupato da “Emigrazione, radici e memoria”, curato dal docente ed esperto di fenomeni migratori italiani, Giuseppe Sommario, il laboratorio è rivolto agli studenti e alle studentesse di Mongiana, Serra San Bruno, Fabrizia e Nardodipace e, in alcune fasi, vede la collaborazione della docente Antonella Frabotta. Un lavoro di narrazione, teatro e comunità a partire dalle storie familiari e dai percorsi migratori che hanno attraversato il territorio.
Accanto a questo, i laboratori curati dall’artista Roberto Giglio prendono forma come un atelier di pittura dal vero, in cui i partecipanti osservano e rappresentano il paesaggio di Mongiana attraverso l’acquerello, traducendo in immagini le suggestioni del territorio.
Il programma include inoltre “Il paese abitato. Canti, memorie e storie di Mongiana”, curato da Caterina Pontrandolfo con le donne del paese, insieme ad altre iniziative dedicate alla costruzione e alla restituzione delle memorie locali, tra cui “Ricostruiamo la nostra Storia di Famiglia” e “Sui passi della tradizione”, dedicato agli strumenti e ai canti della tradizione agro-pastorale a cura di Pasquale La Gamba e Felici & Conflenti.
Le giornate clou del 22 e 23 maggio
Le giornate del 22 e 23 maggio costituiscono il momento centrale de “La Mongiana Festival”, con appuntamenti che restituiscono pubblicamente il lavoro sviluppato nelle settimane precedenti e aprono uno spazio di confronto sui temi al centro dell’iniziativa.
Venerdì 22 maggio, il paese sarà attraversato dall’installazione performativa “Quando il paese diventa una tela”, a cura di Roberto Giglio, un’azione collettiva che coinvolgerà adulti e bambini nella realizzazione di una grande opera condivisa: una tela composta da lenzuola stese a terra e dipinte insieme, pensata come rappresentazione simbolica del paese. Seguirà l’inaugurazione delle mostre “Paesi”, dello stesso Giglio, e “Un paese ci vuole”, realizzata dagli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado di Mongiana, esito dei percorsi sviluppati nei mesi precedenti.
Nel corso del pomeriggio si terranno anche le restituzioni pubbliche di “Ricostruiamo la nostra Storia di Famiglia” e “Sui passi della tradizione”, dedicate rispettivamente alla genealogia e ai canti e strumenti della tradizione agro-pastorale.
Sabato 23 maggio si aprirà con la tavola rotonda “Il paese che ho, il paese che vorrei”, uno dei momenti centrali del festival, pensato come spazio di confronto sui temi delle aree interne, della memoria e delle trasformazioni in atto nei territori. Attorno allo stesso tavolo si ritroveranno Vito Teti, Giuseppe Sommario e il sindaco di Mongiana, Francesco Angilletta, insieme a docenti, amministratori e rappresentanti del territorio, per discutere del rapporto tra identità, cambiamento e futuro dei luoghi.
Nel corso della serata si terrà la premiazione del concorso letterario “La Mongiana – Ferriera d’inchiostro, il paese che vorrei”, accompagnata dalla lettura dei testi vincitori, seguita dal conferimento del Premio “La Mongiana” a Felici & Conflenti, realtà che da anni lavora sulla riscoperta e la trasmissione dei repertori musicali dell’area del Reventino-Savuto, in continuità con il lavoro di ricerca e restituzione al centro del festival.
La chiusura sarà affidata proprio al concerto dello stesso gruppo, riportando in scena suoni, strumenti e pratiche legate alla tradizione popolare.
