di Paolo Ficara – Professore o maestro, poco cambia. Considerando l’intenzione della Reggina di proporre appello, rispetto alla sentenza di primo grado sul caso Messina, c’è da chiedersi quale lettera della parola “inammissibile” non sia stata compresa da Ballarino e Praticò. Le prime due, forse?
Il Tfn deve ancora pubblicare le motivazioni. La sentenza è stata striminzita nella formula, ma giova ricordare i due precedenti sprezzanti rigetti, con i quali il presidente Sica demoliva di fatto i tentativi di bloccare la disputa dei playoff.
Magari esisterà sulla faccia della Terra un essere umano ottuso a tal punto, da pensare che la Reggina possa avere chances di ribaltare un giudizio rispetto ad un ricorso giudicato errato dalla testa ai piedi, in primo grado. Ma se così non fosse, saremmo davanti solo al mero – o meschino – tentativo di aumentare il valore del club, di fronte ad un possibile acquirente. Ponendo in essere la possibilità di conquistare la Serie C a tavolino.
Da registrare, ma su questo non c’erano dubbi, il totale sprezzo anche della volontà della piazza. È la stragrande maggioranza dei tifosi della Reggina, per prima, a sorridere amaramente verso questi sterili tentativi di ribaltare il risultato del campo. Una piazza che chiede solo di liberare l’ostaggio.
Tornando dunque al tema – concreto – che interessa di più, ormai è chiaro che anche stavolta si passerà dalla politica. Già dieci giorni fa, abbiamo fornito lo schema – o l’asse – Occhiuto-Lotito. Bene. Meno bene, sempre se siano da inquadrare in tale ottica, le dichiarazioni circa Ballarino che va ringraziato.
Ringraziato di che?
Dall’altro lato, ancora peggio. Con quale coraggio si punta il dito verso i problemi giudiziari degli altri aspiranti al bando, ossia Bandecchi e Saladino? A scegliere – ufficialmente – fu un sindaco facente funzioni, proprio perché il “titolare” Giuseppe Falcomatá era implicato in una vicenda giudiziaria.
La cessione societaria, per la quale ci aspettavamo l’accelerata decisiva già nei giorni immediatamente successivi a Reggina-Sambiase, potrebbe essere rimandata a dopo le elezioni. Non manca molto, per carità. Ma da qui al 25 maggio, almeno risparmiateci altre stucchevoli smancerie. Propedeutiche solo per una teorica passerella d’onore, per chi ha fatto solo danni.
Ribadiamo un concetto, oltre la nausea e la noia. La Reggina è stata presa in D a zero, con zero debiti. A distanza di tre anni, è ancora in D. Ma con debiti, parecchi. I costi sostenuti per titolo sportivo (400k) e marchio (125k + iva) sono inferiori, nel loro complesso, alla cifra che bisognerà sborsare per garantire l’iscrizione al campionato 2026/27.
Se ci aggiungiamo i debiti, è impensabile che chi non si è fatto vivo appena tre anni fa, a parità di categoria, venga oggi a fare il favore alla città di Reggio Calabria e/o al politico di turno. Quante volte dobbiamo scrivere l’unico prezzo possibile?
Zero.
È vero che non manca molto alle elezioni, ma è anche vero che per vincere un campionato bisogna attrezzarsi il prima possibile. Chi vorrà mettere il cappello sul destino societario della Reggina, si ricordi che esiste pur sempre un aspetto sportivo. E che il tempo è denaro. Mai come in questo caso.
