«L’assalto delle multinazionali dell’eolico a mare è ricominciato, quello dell’eolico a terra non si è mai fermato». E’ inequivocabile il grido di allarme lanciato dal Coordinamento Controvento Calabria nel rilanciare la notizia sulla riapertura (brevissima) dei termini per le osservazioni all’impianto eolico offshore “Enotria”, un progetto di tipo galleggiante composto da 37 aerogeneratori della potenza complessiva di 555 MW e delle relative opere di connessione, da realizzarsi nello specchio acqueo del Golfo di Squillace a largo di Punta Stilo. L’area coinvolta, di ben 252 km², è enorme, così come le criticità già evidenziate al momento della prima proposizione del progetto, all’incirca un anno e mezza fa. Allora, cittadini e associazioni con anche i sindaci delle decine di comunità costiere coinvolte, si erano pronunciate in senso apertamente oppositivo a un progetto che rischia di cambiare per sempre i connotati della nostra costa, con danni ambientali incalcolabili all’ecosistema marino nonché, ovviamente, al turismo ed all’economia.
La riapertura dei termini è dovuta alle piccole modifiche che la società proponente “Parco Eolico Flottante Enotria S.r.l.” ha apportato al progetto presentato, sul quale erano piovute decine di osservazioni da parte della società civile. Queste modifiche riguardano, in buona sostanza, le dimensioni delle pale eoliche e la collocazione delle centrali a terra. L’auspicio di Controvento è che i parlamentari calabresi, i consiglieri regionali e i sindaci dei comuni coinvolti si impegnino attivamente a produrre osservazioni alle integrazioni o che comunque intraprendano le giuste contromisure a un progetto che non porterà alcun beneficio al nostro territorio, alla nostra regione.
Le associazioni e i comitati di Controvento – in primis il Movimento Terra e Libertà Calabria e Italia Nostra Soverato-Guardavalle – da subito si sono spesi cercando di proporre tutte le iniziative possibili per bloccare questo ennesimo impianto che utilizza la retorica della (falsa) sostenibilità ambientale per creare ancora maggiori e irreversibili danni al territorio e il solito profitto per pochi privati, con residenza lontano da qui. Magari ora si approfitterà anche del delicato contesto internazionale per spingere ancora di più sull’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile senza criterio né limiti; ignorando che la decarbonizzazione reale è possibile realizzarla senza ulteriore consumo di suolo o danni ambientali devastanti ma seguendo i parametri già ampiamente documentati, fra gli altri, dall’Ispra, nel rispetto delle comunità, dell’ambiente, della biodiversità, della cultura e dell’identità e della storia dei territori.
