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Performing Fest 2026, giovani e pubblico internazionale riaccendono il polo fieristico “Colosimo”

Il Performing Fest 2026 ha superato la sua prima metà di programma confermandosi uno dei laboratori più vitali della scena performativa nazionale. Dalla giornata inaugurale al Complesso del San Giovanni alle prime quattro giornate al Villaggio Performing, il polo fieristico “G. Colosimo” nel quartiere marinaro di Catanzaro si è trasformato in un vero campus delle arti: centinaia di giovani – molti provenienti da Accademie, Conservatori e Università di tutta Italia e dall’estero, in particolare dalla Spagna (Alicante) – hanno affollato workshop, talk, performance e concerti, restituendo l’immagine di una comunità creativa in continuo movimento.

 

Nei primi giorni il Villaggio ha ospitato i talk su arti digitali, paesaggio e nuovi immaginari del Sud, le prime sessioni intensive dedicate a fotogrammetria, intelligenza artificiale applicata ai videogame, live coding e teatro di figura, insieme ai laboratori sul corpo collettivo curati da Zaches Teatro, Caterina Forte e Giovanna Zanchetta, e sull’AI nelle sue declinazioni tecnologiche, operative e giuridiche. Il pubblico giovane – studenti AFAM, liceali, dottorandi, ma anche appassionati e operatori culturali – ha risposto con grande partecipazione, riempiendo sale, padiglioni e spazi informali del villaggio, confermando il valore del Performing Fest come dispositivo di formazione e incontro tra generazioni e linguaggi.

 

Il polo fieristico “Colosimo”, per anni sotto-utilizzato, in questi giorni è apparso completamente ripensato: il main stage per performance e concerti, i padiglioni workshop, le aree talk, le installazioni e i corner dei partner hanno dato vita a un paesaggio continuo in cui è possibile passare da una lezione di ricerca artistica a una pratica performativa, da una discussione su diritto d’autore e algoritmi creativi a un concerto di musica elettronica. Per il quartiere marinaro e per i quartieri Sud di Catanzaro il festival sta rappresentando un’importante occasione di animazione culturale.

 

Verso il weekend: cosa accadrà tra venerdì, sabato e domenica

Venerdì il Villaggio Performing entrerà nel cuore delle pratiche performative contemporanee. La mattinata sarà dedicata al talk “Global South”, introdotto da Simona Caramia e gli interventi di Dobrila Denegri e Simona Gavioli, impegnate a ragionare sulle nuove geografie dell’arte e sui dialoghi Sud–Sud. A seguire, la restituzione pubblica del workshop “Il corpo che anima” di Zaches Teatro porterà sul main stage un grande lavoro corale sul corpo collettivo. Nel pomeriggio, la fascia “New Gen” darà spazio a giovani artisti emergenti con una serie di performance pensate appositamente per il Villaggio Performing, mentre in serata il Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli presenterà il concerto “Ballata del Mare”, che metterà in relazione musica, narrazione e paesaggio mediterraneo.

 

Sabato il festival vivrà una delle sue giornate più attese. In mattinata è in programma la lectio magistralis di Alfredo Jaar, artista di riferimento della scena internazionale, che dialogherà con il pubblico su immagini, politica e responsabilità dell’arte contemporanea. Dalle 16 fino a sera il polo fieristico si trasformerà in una costellazione di azioni performative: tra gli altri, “Strange Pianos” di Jacopo Mazzonelli ed Eleonora Wegher, “Hydrochronos” di Stefano Caimi, le opere di Lerato Shadi e Donna Kukama e il progetto “Gastronomy Beyond Earth” di Victoria Vesna, che intreccia pratiche performative, immaginari spaziali e convivialità.

 

La domenica conclusiva prolungherà l’atmosfera del villaggio con ulteriori aperture al pubblico e momenti di confronto, dedicando particolare attenzione alla restituzione dei processi di ricerca attivati nei workshop e nei laboratori: un tempo più disteso per rivedere le installazioni, incontrare gli artisti, discutere con studenti e docenti di quanto emerso nei giorni precedenti e immaginare le traiettorie future successive al progetto Performing.

Il Performing Fest 2026 si conferma così non solo un festival, ma un dispositivo di ricerca e formazione che mette in relazione Catanzaro con una rete sempre più ampia di luoghi, istituzioni e comunità artistiche, con i giovani al centro di questo processo.

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