Storie e Memorie
 

Maurizio Mauro ad un anno dall'assoluzione: "Il sorriso l'unica cosa che non ho perso"

mauro-mauriziodi Pasquale Romano - Il numero 11 si può leggere anche come 1+1. La somma di due individualità, come ad esempio Antonio e Maurizio Mauro. Numero undici che non è casuale: l'11 giugno di un anno fa infatti, i due imprenditori reggini si sono finalmente risvegliati da un incubo durato 14 anni e mezzo.

La Corte d'Appello di Reggio Calabria, esattamente 365 giorni fa, ha assolto i Mauro dal reato infamante di usura e riconosciuta la prescrizione per l'esercizio abusivo del credito in merito a fatti risalenti al 2005. "Come mi sento oggi? Ancora più arrabbiato di quanto non fossi un anno fa". Maurizio Mauro, ai microfoni de 'Il Dispaccio', non nasconde il dispiacere per quanto vissuto nel corso di quasi tre lustri.

"Avevo chiesto il rito immediato perchè volevo che il procedimento si chiudesse il più rapidamente possibile e anche per rispetto nei confronti delle istituzioni, considerati i cosi elevati che un processo di questo tipo ha per le casse dello Stato. La realtà invece è andata diversamente, purtroppo".

L'imprenditore reggino non si arrende e rilancia. Un anno fa si è concluso soltanto il primo tempo...: "Credo ci sia qualcuno che ha agito in maniera impropria rispetto ai propri doveri. Io ho fatto tutte le azioni necessarie, presentando un esposto all'Ordine dei Commercialisti in merito al lavoro discutibile svolto dai consulenti dell'accusa nel corso del processo. Adesso -le parole di Mauro- mi aspetto risposte e la dovuta attenzione. Una società civile deve offrirti la possibilità di riscattarti. Io e la mia famiglia pretendiamo giustizia fino in fondo".

L'11 giugno non viene vissuto dall'imprenditore reggino come un giorno di festa ma come l'attraversamento di un tunnel che sembrava non finire mai. "Ancora non ho sentito mio padre, voglio condividere il ricordo di questa giornata con lui e tutta la mia famiglia. La sua speranza era quella di avere giustizia in tempi brevi, si è realizzato soltanto la prima parte del desiderio".

L'accusa di usura rappresenta un macigno decisamente ingombrante da portare sulle spalle. Il rischio di corrodere l'anima è alto: "Quando una ci si trova invischiati in vicende di questo tipo e non ha gli strumenti necessari per affrontarla, in quanto persona perbene ed estranea a determinate dinamiche, si può soccombere di fronte alle difficoltà. Devi gestire gli affetti, il lavoro e difenderti da queste accuse. Davanti a te vedi un muro, senza via d'uscita alcuna. Una situazione terribile da affrontare".

Maurizio Mauro tiene in modo particolare a ringraziare quelli che chiama 'i miei angeli custodi', ovvero il nutrito staff legale che ha difeso lui e il padre Antonio nel corso del processo. "Fabio Schembi, Francesco Albanese, Nico D'Ascola, Emilio e Paolo Tommassini, Bernardo Femia, Massimo Giordano e Demetrio Serra. Il loro contributo è stato fondamentale". Assieme a loro, l'imprenditore reggino elogia la dott.ssa Barbara Cardìa, perito del Tribunale, per il lavoro svolto con cura e meticolosità.

Una mutazione lunga 14 anni. Maurizio Mauro nel corso del processo ha dovuto fare inevitabilmente i conti con gli strascichi emotivi che comporta il convivere con una simile situazione: "Sono diventato più consapevole, anche di quelli che sono i pericoli. Una volta credevo solo al bianco come puro e buono e al nero come malevolo. Adesso invece ho capito che ti devi spaventare anche del grigio, silente e subdolo, per questo ancora più insidioso".

Non solo il calvario legato al processo iniziato nel 2005 ma anche tutto il percorso umano e professionale dell'imprenditore reggino potrebbero presto finire in una biografia che ne racconterà i momenti più importanti, tra ascese, cadute e risalite.

"Ci sto pensando da qualche mese, mi piacere restituire attraverso un libro non solo questa dolorosa esperienza ma anche la vita privata e le soddisfazioni professionali ottenute. La nostra famiglia aveva molto da perdere, a livello personale l'unica cosa che non ho mai perso in tutti questi anni è stata il sorriso. L'affetto della città e degli amici non è mai mancato, il loro sostegno è stato importante. Cosa mi ha insegnato questa vicenda? Che quando finisci in una situazione più grande di te devi reagire con forza. Fino a che non sei dentro questo frullatore non puoi capire, il mio pensiero va a chi non riesce o non può affrontare queste ingiustizie".