Reggio Calabria
 

Giornata contro la violenza sulle donne, Maria Antonietta Rositani: "Occorre avere il coraggio di dire basta, l’amore non lascia lividi e non offende"

rositanifidapaGrazie al lavoro di squadra delle Sezioni Fidapa BPW Italy di Reggio Calabria, Palmi, Villa San Giovanni e Melito Porto Salvo, lo scorso sabato 20 novembre, presso il Piccolo Auditorium Lamberti Castronuovo a Reggio Calabria, si è svolto un incontro, organizzato in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

L'iniziativa ha visto la partecipazione, attraverso un' intensa ed accorata testimonianza del proprio vissuto, di Maria Antonietta Rositani, vittima di tentato omicidio da parte dell'ex marito, Ciro Russo, che il 12 marzo 2019 tentò di ucciderla dandole fuoco mentre era in auto.

Ad aprire il convegno, la Presidente della Sezione di Reggio Calabria, Monica Falcomatà, che ha sottolineato l'importanza di fare rete contro la cultura, oggi sempre più diffusa, del possesso, quel sentimento nemico dell'amore che diventa delirio e porta al crimine. Per contrastare questo dilagante fenomeno – prosegue l'Avv. Monica Falcomatà - è necessario mettere in campo, da parte delle istituzioni, misure efficaci a tutela di situazioni estremamente delicate e dilaganti sul territorio che vedono sempre più il coinvolgimento dei figli a loro volta spettatori e talvolta vittime di violenze e soprusi perpetrati per anni entro le mura domestiche".

A seguire i saluti della Presidente della Sezione Fidapa di Villa San Giovanni, Rosaria Albina Ussia, che ha ribadito l'importanza dell'evento finalizzato a sensibilizzare la collettività e soprattutto le giovani generazioni, attraverso un impegno incisivo e concreto di costruzione di una rete forte di formazione, di azione al servizio di una cultura del rispetto che rappresenta la vera strada da percorrere per far sentire meno sole le "sopravvissute" e per lavorare ad una cultura non violenta e di parità.

"Coniugare le forze per un urlo corale – dichiara Dominella Marra, Presidente della Fidapa Sezione di Melito Porto Salvo – è stato l' impegno delle Sezioni Fidapa organizzatrici dell'incontro, necessario per combattere con fermezza un fenomeno dilagante promuovendo, fra i giovani, la cultura del rispetto, educando, formando, ascoltando senza demandare, attraverso strumenti efficaci di contrasto a meccanismi psicologici che spingono ad azioni così feroci da parte di uomini considerati «tranquilli padri di famiglia», nei riguardi delle loro mogli, amanti, fidanzate e figlie femmine".

"I dati attuali sono allarmanti – sottolinea poi la Vicepresidente della Sezione Fidapa Piana di Palmi, Sabina Bonacci - e questo deve indurci a riflettere sulle misure preventive e sulle azioni comuni da mettere in campo sul territorio per contrastare questo dilagante fenomeno attraverso reti di ascolto necessarie a creare una nuova consapevolezza comune".

Il racconto di vent'anni di urla, insulti, schiaffi, calci subiti in silenzio per paura e per amore "sperando che lui un giorno potesse cambiare", mentendo a se stessa ed agli altri, è toccato a Maria Antonietta Rositani. Poi la forza di denunciare quando è toccato anche a sua figlia essere vittima della violenza. Un coraggio che però – è scritto nel comunicato stampa della Fidapa - non è stato ripagato perché la sua prima denuncia è rimasta lettera morta lasciando che le aggressioni diventassero sempre più cruente. E, quando finalmente un processo per maltrattamenti in famiglia viene avviato, l'ex marito Ciro Russo, dopo aver ottenuto i domiciliari, evade dall'abitazione dei suoi genitori ad Ercolano per raggiungere Reggio Calabria e dare alle fiamme la compagna di una vita e madre dei suoi figli.

"Mentre mi sto precipitando dai carabinieri – racconta - la mia auto viene speronata. Lui guardandomi negli occhi getta benzina e appicca il fuoco all'interno dell'auto dal lato passeggero, dove si trova il cagnolino che muore. Cominciano le fiamme. Sento una forza incredibile - prosegue Maria Antonietta - che mi viene dall'amore nei confronti dei miei figli e che mi fa scappare, gettandomi in una pozzanghera, e spogliarmi degli abiti che bruciano". Lo arresteranno il giorno dopo vicino a una pizzeria dove tranquillamente aveva acquistato della pizza che stava mangiando, in pieno centro a Reggio Calabria, distante pochissimi metri dal Comando provinciale dei carabinieri.

Non smette di credere nello Stato e nelle istituzioni, Maria Antonietta, nonostante "i diversi segnali negativi". Tra questi, "la denuncia di maltrattamenti - spiega - lasciata in un cassetto e non inoltrata alla Magistratura dai carabinieri, e il comportamento di taluni soggetti delle forze dell'ordine, intervenuti anche presso la propria abitazione in seguito a segnalazioni, che non sempre hanno creduto a quanto denunciato, anche in presenza di chiari segni di violenza riscontrati sulla stessa e sulla figlia".
Infine, il messaggio di Maria Antonietta è rivolto a chi si trova nella sua stessa situazione o ha già anche solo percepito segnali che possono degenerare e sfociare in comportamenti violenti dai quali non è facile tornare indietro. "Non bisogna avere paura di parlare, di raccontare e, più di ogni altra cosa, di ammettere a se stessi la realtà, ossia che si è vittima di violenza. Occorre avere il coraggio di dire basta, perché l'amore non lascia mai lividi sul corpo, non offende, non minaccia di morte. Anche lo Stato però - sottolinea Maria Antonietta - deve fare la sua parte, dare risposte, sostenere le donne che denunciano e sensibilizzare tutti gli operatori affinché non sottovalutino le loro richieste di aiuto".

A concludere l'incontro, la testimonianza di Francesca Mallamaci, che offre il proprio servizio e la propria competenza presso il Centro Antiviolenza – casa Rifugio "Angela Morabito" dell'Associazione Piccola Opera Papà Giovanni Onlus.

"Si inizia con la privazione della libertà - spiega Mallamaci - le vittime che provano un senso di colpa. La violenza psicologica e verbale crea uno stato di coartazione che rende le donne/vittime incapaci di reagire. I centri antiviolenza hanno proprio lo scopo di tirar fuori questi soggetti da un vero e proprio stato di sudditanza psicologica, rispettando i loro tempi. La presa in carico di queste donne – prosegue la Dott.ssa Mallamaci – è a 360° attraverso figure di esperti operativi h 24 e che siano in grado di offrire un aiuto con un pronto intervento in sinergia con la Polizia di Stato. Nel momento in cui viene presa in carico la vittima – evidenzia Mallamaci - anche con un semplice sms, scatta l'intervento delle figure professionali che operano all'interno dei Centri Antiviolenza, attraverso il sostegno psicologico e con un percorso finalizzato a far assumere alla vittima consapevolezza della situazione vissuta e dei propri diritti. Molto importante - sottolinea Mallamaci – è offrire a queste donne la possibilità di essere inserite in contesti lavorativi mirati non solo al sostentamento economico ma alla stessa gratificazione, per avvertire il senso di autonomia che progressivamente le aiuterà ad uscire da situazioni di sudditanza psicologica radicalizzata. L'obiettivo è quello di sensibilizzare il più possibile le istituzioni affinchè contribuiscano a sostenere i centri antiviolenza supportando le vittime anche con un impegno economico concreto".

Presente all'evento una rappresentanza studentesca dell'Istituto "Guerrisi" di Reggio Calabria che ha partecipato vivamente al dibattito ed ai lavori.