Reggio Calabria
 

"Cibarsi di niente", domenica alle 18 nella cattedrale di Bova appuntamento tra musica e cultura promosso dall'associazione Bova Life

"Cibarsi di Niente" è questo il titolo dell'appuntamento tra musica e cultura promosso e realizzato dall'Associazione Bova Life, in programma per domenica 1° agosto alle 18:00 presso la Cattedrale di Bova. Si tratta di uno spettacolo originale – spiega Saverio Micheletta, presidente di Bova Life - interpretato da artisti di fama internazionale, su testi originali e tratti dagli scritti di Luca, vescovo di Bova e dal Compendio della gloriosa e santissima vita e morte di Santo Leone Cittadino e Patrono della città di Bova, musiche originali e canti sacri della liturgia ortodossa. Ad esibirsi saranno nell'occasione, Francesca Tuscano: voce recitante; Annarita Poliseno: recitazione; Alexander Voronov: canto; Fausto Tuscano: flauto. Bisanzio e la sua spiritualità – spiega Micheletta - rappresentano la cultura materiale perduta dei Greci di Calabria. A parte rarissime testimonianze, come la Cattolica di Stilo, in Calabria non è rimasto nulla dell'eredità artistica bizantina. Nulla è rimasto della musica. E ormai si è persa per sempre anche la lingua greca, custode e testimonianza del culto bizantino. Ma la spiritualità bizantina è rimasta nella cultura popolare, nella devozione alla Madre di Dio e ai santi italo-greci, nel manicheismo con cui si legge la vita di uomini e cose, nel pianto collettivo della morte. La memoria profonda, che non necessita degli strumenti materiali del ricordo storico, ha preservato l'essenza di Bisanzio nella terra che più a lungo, in Italia, è appartenuta alla mistica greco-orientale. La Calabria, dunque, e più a lungo quella aspromontana, è stata regione eletta del monachesimo bizantino – influenzato dalla spiritualità siriaca, avverso all'iconoclastia, riconosciuto dalla popolazione come guida spirituale che non disdegnava l'impegno materiale a favore dei più poveri e indifesi. I monaci viaggiavano nei luoghi sacri della Chiesa greca, portavano con sé codici, icone e idee, fondavano scriptoria, coerenti alla tradizione bizantina della produzione libraria e della traduzione. Stabilivano gli eremitaggi nelle grotte delle montagne, e in Aspromonte recuperarono la sacralità antichissima della Montagna, ancora oggi intatta nel culto della Madonna di Polsi. Nel complesso rapporto che la spiritualità cristiana medievale ebbe con la cultura, i monaci bizantini, che amavano definirsi ignoranti rispetto al sapere laico, furono i più attenti studiosi della lingua con la quale si diffondeva, in forma orale e scritta, la parola di Dio, e i custodi di un'arte che era espressione di Bellezza, cioè di Verità. Secondo la spiritualità bizantina, la bellezza era la prova del vero e dell'autentico. Quando Dostoevskij scrive nell'Idiota che "la bellezza salverà il mondo" intende dire proprio questo, che la prova del vero salverà il mondo. Quando l'uomo riuscirà a cogliere la bellezza - sua e dell'universo - ovvero la prova materiale di una verità che sta dietro la materia (quello che potremmo chiamare il mistero della creazione prima e dell'incarnazione di Cristo dopo), il mondo sarà salvo. Attraverso la riflessione sulle parole di Luca di Bova – conclude Saverio Micheletta - e sull'esempio di San Leo (narrato nella sua biografia settecentesca), gli autori di Cibarsi di niente proporranno una narrazione teatrale della spiritualità calabro-bizantina in quanto scrittura e memoria.