Reggio Calabria
 

Reggio Calabria, Un Mondo di Mondi denuncia: “Diritti umani negati, famiglia con minori sfrattata senza soluzione abitativa”

"Una delle tristi immagini dell'Amministrazione Falcomatà è quella di due minori, di 3 e 11 anni, finiti sulla strada con la famiglia per uno sfratto senza passaggio da casa a casa perché il Comune non ha garantito una soluzione abitativa adeguata". Sono le parole del Direttivo associazione Un Mondo Di Mondi che così prosegue: "Dopo le richieste fatte prima dello sfratto la famiglia Amato il 27 luglio scorso è stata buttata fuori casa ed è finita sulla strada con i due minori, nonostante da sette mesi il Comune abbia riconosciuto alla stessa, con la graduatoria definitiva emergenze abitative del 22 dicembre 2020, il diritto all'assegnazione di un alloggio come caso di sfratto per morosità incolpevole".

"L'Assessore Albanese - si legge nella nota - ha dichiarato che la famiglia Amato essendo al sesto posto della graduatoria potrà ricevere l'assegnazione dopo le cinque famiglie che la precedono. Questa dichiarazione potrebbe essere accettata se non fosse che pochi giorni fa lo stesso Assessore Albanese ha assegnato, ai sensi dell'art. 31 LR 32/1996 e con la firma del Dirigente ad interim del settore Erp, due alloggi a due famiglie dell'ex Polveriera per emergenza abitativa, le quali non sono neanche tra i vincitori della suddetta graduatoria".

"Sembra - prosegue Un Mondo di Mondi - che il rispetto della graduatoria, prevista dal Regolamento comunale e non dalla Legge regionale, sia un buon pretesto da utilizzare quando serve. Bisogna dire che le situazioni di grave emergenza abitativa non possono essere gestite con una graduatoria. In ogni caso c'è da chiedersi perché il Comune, che ha istituito e formulato la graduatoria, dopo sette mesi dalla pubblicazione non procede al suo scorrimento viste le gravi situazioni delle famiglie vincitrici. Il Dirigente del settore Erp e lo stesso Assessore Albanese sostengono che non possono effettuare le assegnazioni, perché attendono dalla Giunta Regionale una delibera che autorizzi l'assegnazione del 25% degli alloggi disponibili per l'art. 31 LR 32/1996. Tuttavia, questa è una motivazione incoerente con la Legge, visto che la norma regionale già autorizza i comuni ad assegnare fino al 25% degli alloggi disponibili per le emergenze abitative. Non serve alcuna delibera di Giunta evidentemente. È dimostrato dalle due assegnazioni di alloggi che il Comune ha fatto alle famiglie dell'ex Polveriera". "Ma la negazione del Diritto alla casa ai danni di questa famiglia non l'ha operata solo il settore Politiche abitative ma anche quello delle Politiche sociali. Qualche giorno prima dello sfratto l'Associazione ha chiesto all'Assessore Delfino di offrire, nel rispetto pieno dei diritti umani e in attesa dell'assegnazione dell'alloggio, una soluzione alloggiativa senza dividere la famiglia tra comunità e parenti. Questa richiesta - commenta l'associazione -, trasmessa anche al Garante metropolitano per l'infanzia e l'adolescenza, poteva servire a costruire una pratica di difesa dei diritti umani da applicare per tutti i casi di famiglie sfrattate con minori. Ma la richiesta è stata respinta in modo netto senza tentare di trovare una soluzione diversa a quella drammatica cui si ricorre da anni".

"Mentre il Garante metropolitano per l'infanzia e l'adolescenza non ha fornito alcuna risposta. Durante l'esecuzione dello sfratto l'assistente sociale del Comune, dott.ssa Maurini, ha proposto l'inserimento dei due minori in comunità insieme alla mamma ed il resto del nucleo presso i parenti, con la conseguente divisione della famiglia. Questa proposta, che vìola in modo netto i diritti umani, è stata rifiutata dalla signora Amato".

"Infatti, la signora, intimorita dalla proposta di dividere la famiglia, ha lasciato l'alloggio oggetto di sfratto confidando nell'ospitalità promessa da una amica, che purtroppo si è vanificata subito dopo aver abbandonato la casa. La famiglia con due minori - proseguono - si è trovata su un marciapiede, sotto il sole cocente e senza un tetto sotto il quale dormire. L'Associazione ha informato telefonicamente della situazione l'Assistente sociale Maurini, la quale ha riferito che avrebbe informato il Dirigente del settore politiche sociali. Ma poi il Comune non ha fatto nulla abbandonando la famiglia a sé stessa sulla strada".

"La signora Amato, sostenuta dai volontari dell'Associazione, ha contattato telefonicamente i suoi parenti chiedendo ospitalità. Dopo diversi rifiuti ha trovato una parente che generosamente ha accettato di ospitare l'intera famiglia, pur avendo una casa appena sufficiente per il suo nucleo. Dunque, in piena pandemia le due famiglie, composte complessivamente da 12 persone, sono state costrette a coabitare in una casa che ne potrebbe contenere meno della metà. Senza considerare tutte le conseguenze negative per i minori che questa condizione implicherà a vari livelli".

"Per questa gravissima violazione dei diritti umani da parte del Comune - si conclude la nota - si darà seguito alla diffida trasmessa al Sindaco Falcomatà con la presentazione del ricorso al Comitato Onu sui Diritti umani e ricorrendo alle Autorità giudiziarie locali".