Reggio Calabria
 

Falcomatà sconfessa Marcianò: “La delibera sul “Miramare” fu approvata all’unanimità il 16 luglio”

falcomatauscitaaulabunkerdi Claudio Cordova - I problemi maggiori arrivano quando il pm Walter Ignazitto lo incalza sui suoi rapporti con l'imprenditore Paolo Zagarella. Per il resto, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, prova a rintuzzare le accuse nella seconda e ultima fase del suo esame nell'ambito del procedimento sul "Caso Miramare", dove è imputato, insieme ad altri politici e dirigenti comunali, di falso e abuso d'ufficio per l'assegnazione dell'ex albergo all'associazione "Il Sottoscala", dell'amico Zagarella, appunto.

Nell'interrogatorio reso in fase d'indagine, il sindaco sembra definire più volte "amico" (o comunque accettare tale qualifica) Zagarella, che gli affidò in comodato d'uso gratuito i locali della propria segreteria politica, nel 2011 e nel 2014. In aula, invece, il primo cittadino si arrocca sulla definizione di "buon conoscente". Ribadisce, inoltre, di aver incontrato Zagarella e altri soggetti riferibili al "Sottoscala" per alcuni confronti prodromici alla assegnazione. Fatti del tutto usuali, sostiene: "Non conosco cosa faccia nella vita Zagarella" risponde al pm Ignazitto che lo sollecita sul punto.

Anche quando la delibera per l'assegnazione del "Miramare" arriva in Giunta – siamo al 16 luglio 2015 – Falcomatà non batte ciglio: "Non chiesi nulla, io ho la responsabilità politica, non gestionale". E così, il "Miramare" verrebbe assegnato alla associazione – non di certo tra le più famose della città – che avrebbe dovuto effettuare dei lavori per circa 21mila euro. Tale questione spinge Falcomatà a ribadire quanto già sostenuto nelle precedenti udienze da assessori ed ex assessori imputati nel procedimento, ossia l'assoluta convenienza per l'Ente – che in quel periodo lottava tra la vita e il dissesto finanziario – visto che non avrebbe sborsato un centesimo: "Non è stato verificato quanto servisse per mettere a norma la struttura" aggiunge. E, allora, la domanda del pm Ignazitto (che resta, di fatto senza una compiuta risposta) sorge spontanea: "Come si può dire allora che era un affare dell'Ente?". E, ancora: "Non chiesi dove avrebbero trovato i soldi, ma le associazioni servono a questo: alla crescita della città".

Il confronto poi si sposta sul 16 luglio, il giorno della delibera "incriminata". Stando alla grande accusatrice di Falcomatà, l'ex assessore Angela Marcianò (già condannata in abbreviato), quel giorno la delibera non sarebbe stata approvata, anche per la sua opposizione. Circostanza smentita dal sindaco: "Fu approvata all'unanimità, non ricordo particolari contrarietà. Qualcuno chiese solo un approfondimento, ma si trattava di questioni amministrative, non politiche". Una versione che, quindi, fa a pugni con la versione di Marcianò, che, di fatto, accusa Falcomatà e la sua Giunta di aver manomesso la delibera del 16 luglio.

E nemmeno il rapporto di "amicizia" o "buona conoscenza" con Zagarella sarebbe stato un problema: "Non si discusse dei miei rapporti con Zagarella, né ho mai pensato di astenermi e nemmeno avevo l'obbligo, dato che l'associazione prescinde dai singoli che la compongono". Anche la circostanza che Zagarella abbia potuto avere la disponibilità del "Miramare" anche prima dell'approvazione della delibera, come sostenuto da alcuni testimoni, per Falcomatà non è un problema: "E' una prassi". Le chiavi sarebbero state consegnate dall'assessore Giovanni Muraca, sebbene non avesse particolari deleghe: "Probabilmente si propose lui, è una persona molto generosa che va oltre quelli che sono i suoi compiti".

E, però, in quell'estate scoppia la diatriba politica: "Polemiche strumentali dei gruppi di estrema destra" le bolla Falcomatà. Ma il primo cittadino esclude che il 27 luglio in Giunta si potesse ancora parlare del "Miramare", come sembrerebbe emergere dalle piccate chat di Marcianò verso il vicesindaco Armando Neri: "Quella discussione riguarda il possibile sequestro del cantiere del Corso Garibaldi, credo che già allora Marcianò volesse costruirsi un percorso alternativo".