Reggio Calabria
 

Giuseppe Bombino: “Ecco chi si è opposto alla mia candidatura a sindaco”

bombinogiuseppe24giudi Francesca Gabriele - L'onestà intellettuale, lo spessore culturale, la disponibilità al confronto è quello che emerge dalle riflessioni dell'ex presidente del Parco dell'Aspromonte, Giuseppe Bombino, docente associato dell'università Mediterranea di Reggio, ci ha parlato del caso Castorina e del caso Ripepi, del centrodestra che nel dopo Scopelliti non riesce ad esprimere un leader. Quando gli abbiamo chiesto perché non è stato mai candidato dalla sua parte politica a sindaco di Reggio e neanche si parla di candidarlo a governatore, nonostante possa dare tanto a questa regione in termini di competenza, immagine e abilità gestionale, ci ha risposto: "Sono prevalsi taluni veti intorno alla mia persona, ritenuta, evidentemente, non funzionale al sistema dei partiti che rappresentano l'area politica nella quale culturalmente mi riconosco. A dire il vero, da uomo di Destra, difficilmente potrei accostarmi a certi personaggi, tantomeno coltivo l'ambizione di essere loro gradito. Pertanto, in fin dei conti, più che una bocciatura, è stato un attestato".

Il professore Bombino? Non ti darà mai l'intervista. Quando l'ho contattata ero sicura di ricevere una risposta negativa e, soprattutto, non immaginavo di dover sostenere una conversazione piacevole con un uomo brillante e simpatico. Non è l'orso che mi avevano descritto. Quanta adulazione e quanti pregiudizi convivono nelle persone?

Se ci fermassimo alla prima impressione correremmo il rischio di alterare i nostri rapporti sociali: da un lato, coltiveremmo relazioni che potrebbero rivelarsi non affidabili; dall'altro, soffocheremmo la nascita di possibili durature amicizie. In verità, un "pregiudizio", alimentato dal "sentito dire" o, peggio, dalla maldicenza, conduce spesso ad eclatanti errori di valutazione. La diceria ci fa diventare "giudici sospettosi", pronti a sentenziare anche in assenza di elementi conoscitivi certi e sufficienti. È bene, quindi, esplorare con serenità ed autonomia l'animo umano delle persone che incontriamo sul nostro cammino, per poter "sentire", senza condizionamenti, le nostre più autentiche intuizioni e sensazioni. Penso, dunque, che non l'abbiano informata correttamente. L'accostamento all'orso, però, mi piace, poiché dichiara un lato del mio carattere, che emerge soprattutto quando mi "rifugio" in montagna, da solo.

Lo chiedevo anche al vicesindaco Tonino Perna, i giornalisti nella città dello Stretto sono messi sotto processo dalla politica?

La politica a Reggio è molto debole. Quando, poi, ad interpretarla sono gli incolti, l'informazione è il primo presidio della democrazia ad essere colpito. Intendiamoci, il concetto di Cultura, cui io mi riferisco, nulla ha a che fare con l'istruzione. Sono due, infatti, i nemici dell'informazione: la dittatura e l'ignoranza; entrambe respingono la critica, rifiutano le argomentazioni e ripudiano la dialettica. Così facendo, la politica tenta di nascondere incapacità ed inadeguatezza nel proporre e sostenere visioni, programmi ed idee. Il "processo" ai giornalisti, peraltro, è funzionale ad una certa politica per creare un meccanismo auto-assolutorio. Infatti, collocando artatamente l'informazione ora vicino a questo schieramento politico, ora a quell'altro, a seconda delle convenienze, si potrà affermare che il racconto giornalistico sia parziale o fazioso, con ciò favorendo la confusione e allontanando la verità dei fatti. Non nego, d'altra parte, che vi sia stato, in qualche caso, una diversa "attenzione" giornalistica nella trattazione di alcune vicende politiche che hanno interessato la nostra Città. Il ruolo del giornalista, pertanto, è fondamentale e liturgico per la ricerca della verità, che diviene tale solo se sorretta dalla libertà di chi la persegue e la offre alla lettura.

Lei è stato presidente del Parco dell'Aspromonte. Che esperienza è stata?

E' stata un'esperienza esaltante e totalizzante. Mi sono completamente "consegnato" alla montagna e alla sua umanità, cui ho assicurato lealtà e responsabilità in ogni mio atto. Ho voluto accostarmi a questo incarico mettendo a sistema, con il territorio, le mie specifiche competenze di studioso e di ricercatore nel campo delle Scienze forestali e ambientali. Il resto, lo hanno fatto le donne e gli uomini della struttura dell'ente, la Gente di Aspromonte, le associazioni e i giovani che hanno creduto nei miei indirizzi, valorizzandoli con le loro azioni. Ciò ha richiesto una attenta pianificazione, un lavoro incessante e complesso, la strutturazione di trame culturali e di rapporti inter-istituzionali, nonché l'attuazione e l'adozione di misure e provvedimenti non sempre compresi e, talvolta, purtroppo, osteggiati anche in modo "non convenzionale". Ma questa è un'altra storia, destinata a dissolversi di fronte alla vastità e alla bellezza dell'Aspromonte e della gente che lo popola.

Professore, quanto è importante la cultura quando si ricoprono determinati ruoli?

E' fondamentale, direi. E lo è soprattutto a Reggio. La nostra città, al di là delle evidenti incapacità di gestione delle cose ordinarie, accusa un enorme ritardo a causa della mancanza di visione e di strategia. Gli effetti combinati di questi due limiti si sono già rivelati: da una parte, l'assenza di programmazione e, quindi, di progettualità di opere ed interventi pubblici, dall'altra, il mancato avvio del processo di metropolizzazione, con gravi implicazioni sul piano infrastrutturale, socio-economico e culturale.

La Cultura è elemento irrinunciabile nella elaborazione di nuove proiezioni e prospettive. E lo è soprattutto a Reggio, una Città del Mediterraneo che include nella sua "intelligenza metropolitana e geografica" elementi storico-culturali, paesaggistici e ambientali irriproducibili. La Cultura in politica assicura quello sforzo intellettuale capace di pensare ad una generazione di cittadini ancora non nata, e di preparare per essa una città desiderabile. La previsione di Città Metropolitana, poi, si inquadra in un progetto che mira alla collocazione di Reggio in un contesto più generale, con cui conseguire una rinnovata logica istituzionale, un senso storico e una dimensione strategica attorno ai grandi itinerari internazionali, e su cui concentrare, a carattere privilegiato, investimenti pubblici e privati, consolidare l'assetto territoriale e produttivo e rendere più efficaci le politiche dell'intervento pubblico.

Lei comprende, quindi, come questa traiettoria sia, al tempo, affascinante e drammatica, grandiosa e complessa, e come si debba "pretendere" un approccio culturale coraggioso, consapevole, chiaro, competente. E' una chiamata a cui solo la Cultura può rispondere. Per ora, temo che ci si debba accontentare di un dibattito politico incentrato su buche e spazzatura, tubature e allagamenti. D'altronde, dalla composizione del Consiglio comunale, nel suo complesso, non ci si può attendere altro.

Nel dopo Scopelliti il centrodestra appare in difficoltà nell'individuare un leader. Mi sono sempre chiesta come mai il centrodestra calabrese non propone candidature di spessore, come può essere la sua. Mi spiego meglio: perché non lei candidato a governatore? Ancora prima mi sono chiesta perché non lei candidato a sindaco di Reggio Calabria?

Temo che, per diversi anni ancora, Reggio e la Calabria non avranno un leader politico, e non solo a destra. Dal canto mio, come è noto, mi ero reso disponibile, nella speranza che l'esperienza amministrativa maturata nei cinque anni di presidenza del Parco nazionale dell'Aspromonte potesse contribuire al progresso della mia città. Tuttavia, sono prevalsi taluni veti intorno alla mia persona, ritenuta, evidentemente, non funzionale al sistema dei partiti che rappresentano l'area politica nella quale culturalmente mi riconosco. A dire il vero, da uomo di Destra, difficilmente potrei accostarmi a certi personaggi, tantomeno coltivo l'ambizione di essere loro gradito. Pertanto, in fin dei conti, più che una bocciatura, è stato un attestato.

Come sta Peppe Scopelliti?

Ci sentiamo tutti i giorni. Sta bene. Finalmente è ritornato, a "tempo pieno", ai suoi affetti, alle letture migliori, senza distrazioni, né tensioni. Spero che possa recuperare gli istanti e i significati più profondi della vita, e che questa possa riservargli nuovi e più edificanti percorsi. Sono felice che non voglia più impegnarsi in politica. Sono certo che vi siano altri ambiti in cui potrà dimostrare le sue capacità. In parte, ciò è già avvenuto con la pubblicazione del libro "Io sono libero", che sta registrando un grande interesse.

L'indagine sui presunti brogli elettorali che vede coinvolto il Consigliere, già capogruppo in Consiglio comunale, Nino Castorina, si sta allargando. Giorni contati per la gestione Falcomatà?

Non saprei. Il mio giudizio sull'attuale amministrazione comunale è severo e senza appello, e non risente degli esiti delle indagini e delle risultanze giudiziarie, che aggravano, semmai, uno stato di fatto di per sé assai problematico. Se la gestione Falcomatà avesse veramente i giorni contati potremmo sperare di "salvare" la Città dal nulla, presa in trappola da un gruppo di giovani incapaci e inesperti. E' il quadro complessivo, dunque, ad essere sconcertante. Rispetto al caso a cui lei fa riferimento, se le accuse dovessero essere confermate, ci troveremmo di fronte ad una vicenda di inaudita gravità. Molti personaggi che occupano l'attuale scena politica, soprattutto giovani, sono riusciti ad intercettare un consenso senza che si siano mai distinti, in qualche settore, per competenza e preparazione. E' questa, a mio avviso, la questione su cui dovremmo riflettere. Essi hanno guadagnato troppo presto ed inaspettatamente il ruolo di rappresentanza di una città che ambisce a divenire Metropolitana e Mediterranea. L'unico risultato che hanno conseguito con la scarsa esperienza che posseggono è l'aver guadagnato facilmente uno stipendio. Gli atteggiamenti a cui abbiamo assistito in questi anni sono stati arroganti, supponenti, a volte sprezzanti e indisponenti. Penso che siano mancati loro quei "no educativi", fin da bambini, che gli avrebbero insegnato umiltà e modestia, accettazione dei propri limiti e rispetto delle regole, soprattutto quando si rivestono incarichi pubblici.

Non se la passa bene neanche il centrodestra; mi riferisco anche al caso di Massimo Ripepi, Fdl. Fermo restando che, come per l'avvocato Castorina, si aspetta il giudizio ultimo della magistratura, queste vicende quanto allontanano le persone dalla politica?

La "questione" Ripepi evidenzia una drammatica deriva antropologica e culturale. E' nota da molto tempo in città, e la politica, per prima, avrebbe dovuto segnare la distanza. Ma non l'ha fatto!

Anche in questo caso sono prevalsi gli equilibrismi: la politica annuncia che occorre attendere l'azione della Magistratura, quando, in realtà, dovrebbe per prima avanzare nella proclamazione dei precetti morali ed etici e nella difesa del sistema dei valori non negoziabili.

Che la "carriera" di certi discutibili personaggi oscillasse tra deliri e farneticazioni, disturbi narcisistici ed autodeificazioni, era a tutti noto.

E solo a Reggio poteva capitare che in un unico soggetto si concentrasse il conflitto tra religione, politica, fede, folclore, demagogia e superstizione.

E ancor più grave è il fatto, per ciò che mi riguarda, che ciò sia avvenuto a "Destra".

Per indole, per studio, per cultura, io cerco sempre di adempiere il dovere e il solo compito di ricercare le più profonde visioni, i valori e il genio della Destra, in una realtà in cui la mia idea politica è stata sempre maggioritaria in città. Ma il centrodestra di oggi, con un gruppo di profittatori, ha insidiato nell'intimità quell'idea, contaminandola per il proprio vantaggio, e, pur di accrescersi, accettando l'ingresso di personaggi senza storia, né valori, che viaggiano sistematicamente da una riva all'altra. E' necessario, quindi, ripensare al centrodestra e ricomporlo di nuovo partendo dai suoi significati più veri. La verità è che la politica non riesce proprio a "sanare" e a "guarire" dal di dentro; non ce la fa a "imporsi" per qualità, coerenza e lealtà nei confronti delle comunità. Ne discende che le persone si allontanano e tendono, spesso ingiustamente, a considerare "marcio" tutto ciò che ruoti intorno ad essa.

Chi è nel privato Giuseppe Bombino?

Un marito e un padre. Sono professore associato di "Idraulica e Sistemazioni idraulico-forestali" dell'Università Mediterranea e svolgo attività di ricerca nel campo dell'idrologia e della difesa del suolo, del dissesto idrogeologico e della pianificazione dei bacini idrografici. Mi appassionano gli scavi linguistici e le scoperte naturalistiche. Amo la storia antica, soprattutto quella che riguarda il nostro territorio, e leggere libri di filosofia e di letteratura. Credo nell'amicizia e ne curo i sentimenti che la perpetuano.