Reggio Calabria
 

La Fit Cisl: "Alitalia pronta ad abbandonare l'aeroporto di Reggio Calabria dal 27 marzo"

Reggio Aeroporto-500"Mentre ENAC, proprio oggi, aggiudica alla società SACAL la gara per la gestione degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, poche ore fa, il management di Alitalia, nel corso di un incontro nazionale, ha comunicato la decisione di cessare le proprie attività volative sullo scalo di Reggio Calabria in quanto, le stesse, registrano perdite di circa 8 milioni di euro che la società non può più sostenere. Se questo è il risultato del " Nuovo Piano Industriale di Alitalia" è molto evidente che, lo stesso, tende a reggersi sulla inaccettabile strategia di abbandono da respingere al mittente prima che la stessa si consolida tra le pieghe di una crisi aziendale che, certamente non dipende dalle attività volative che riguardano il nostro territorio. Gli errori di gestione non possono, ancora una volta, essere causa di negazione del diritto alla mobilità delle nostre comunità così come non possono essere causa di nuovi e pesanti tagli occupazionali. Il Governo nazionale e quello Regionale devono attivarsi affinché la decisione di Alitalia non diventi esecutiva già dal prossimo 27 marzo con ultimi voli nella giornata del 26. La Reggio Calabria e la Calabria, nel suo insieme, non può sopportare determinazioni imprenditoriali che aggravano le già desolanti condizioni d'isolamento rispetto al Sistema Paese ed Euro-Mediterraneo. Queste sono scelte d'impresa che generano risvolti, certamente non trascurabili, sulle ricadute sociali ed economiche della Calabria che non possono essere avallate dal Governo nazionale ne tantomeno subite dal Governo regionale e dalle Istituzioni locali".

La Fit Cisl Calabria chiede al Presidente del Governo Regionale, Mario Oliverio, al sindaco della Città Metropolitana Giuseppe Falcomatà e a tutti i Deputati e Senatori calabresi di dare immediata evidenza di una straordinaria sinergia d'azione nell'esclusivo interesse delle nostre comunità e delle attività turistiche e produttive che, in un contesto di crisi già asfissiante, si troverebbero ulteriormente sovraesposte in un contesto sempre più esasperato e senza vie d'uscita.