Famiglie, giovani, bambini, anziani in difficoltà. Come un supporto psicologico ci può aiutare ad affrontare l’isolamento e le paure provocate dal Coronavirus

Paura-coronavirusdi Mariateresa Ripolo - Non solo emergenza sanitaria. A tre settimane dal 'lockdown' di tutto il territorio nazionale – il fermo totale delle attività produttive considerate non essenziali, che con ogni probabilità si prolungherà ancora per diverso tempo – i problemi che si ritrovano ad affrontare gli italiani sono molteplici. All'impossibilità di recarsi nei luoghi di lavoro, nelle aule scolastiche e di frequentare i posti in cui siamo abituati a trascorrere parte delle nostre giornate, si aggiungono paura e angoscia causate dal fatto che è difficile, se non impossibile, fare una stima del tempo che ci vorrà ancora per tornare ad una condizione di "normalità". Come influisce tutto questo sulla psiche e sui comportamenti di tutti noi?

Abbiamo chiesto un parere specialistico sugli effetti, dal punto di vista psicologico, che il Coronavirus, l'isolamento forzato a cui siamo sottoposti e la paura del contagio hanno e avranno su di noi. La dottoressa Irene Marino, psicologa, psicologa pediatrica, specializzanda in psicoterapia psicoanalitica è anche membro della Società Italiana di Psicologia Pediatrica.

Dottoressa, una condizione come quella a cui oggi siamo tutti costretti a causa di questa pandemia, come viene vissuta e qual è l'impatto che ha sulla nostra quotidianità?

Occorrerà tempo per elaborare a posteriori il marasma a cui siamo sottoposti. Ci troviamo esposti ad un "effetto perturbante" in cui il confine tra fantasia e realtà si fa labile e qualcosa di fantascientifico diviene la dimensione attuale. La perdita del quotidiano tran tran provoca cambiamenti nell'involucro psichico individuale e familiare: viviamo una continua oscillazione tra speranza e catastrofe, tra l'esorcizzare la prigionia domestica cantando sui balconi al rievocare le memorie dei nostri nonni che hanno vissuto la guerra, la carestia e poi la graduale ripresa. Siamo saliti su un insolito "battello", le correnti che attraversano il mare emotivo sono rabbia, paura, sconcerto, impotenza, sensazione di spaesamento per la vita dei nostri cari, quelli più fragili e quelli che sono in corsia tutti i giorni. Ma le emozioni attraversano anche picchi di grinta, desiderio e attaccamento alla vita, di creatività e progettualità, di desiderio dell'Altro, a tratti vissuto come untore da evitare e allontanare, dall'altro salvifico per la nostra sopravvivenza.

Si sente da più parti adesso abbiamo tempo, ma è un tempo forzato, esiliato e forse un po' confuso, mancante di capacità di scelta in uno scenario in cui il pensiero divorato da affetti forti.

Siamo tutti chiamati in un'importante sfida: prenderci cura di se stessi, degli altri, della nostra terra e poi pianeta.

Molti studenti fuorisede hanno deciso di tornare nelle loro regioni d'origine, altri invece sono rimasti lontani dalle loro famiglie, come vivono questi ultimi questa condizione di incertezza e di lontananza?

Che sia una condizione permanente o momentanea quella di lasciare la propria casa di origine per affrontare il futuro, non distoglie dal vissuto di lontananza dalla "propria Itaca". In questa fase così delicata per chi ha deciso di non rientrare, il turbinio di pensieri, emozioni al riguardo potrebbe essere amplificato da un doppio richiamo alla resistenza: quella mondiale e nazionale e quella personale, intima. Angoscia, disagio e disordine nell'apparente ordine, sono le sensazioni che provano i fuorisede, combattuti tra l'acuto desiderio di tornare e l'impossibilità proprio in nome dell'eccessivo amore per la loro terra e per i loro affetti, quel senso di dovere e responsabilità che li ha spinti a dirigersi verso le aree del nord/centro Italia, lontani da casa. In molti sono rimasti nelle proprie zone rosse diventate zone di sospensione, dentro una casa che casa non è, impegnati in un esercizio di pazienza. "Ci si sente come in esilio, temporaneo si spera", è quello che è emerso durante un colloquio di supporto psicologico. Vivono in un paradosso di scelta di allontanamento da casa vs mantenimento dovuto delle distanze fisiche, che può esacerbare di gran lunga il senso di solitudine. Continuità e condivisione: si continua a scrivere, studiare, lavorare, le videocall con i genitori, le famiglie, gli amici consentono di mantenere quel filo, che forse mai si allenterà con la loro Itaca. È bene mantenere i contatti tra fuori sede nella stessa città, sono state avviate diverse iniziative in cui raccontarsi e condividere, può essere un'ancora di salvataggio in un mare, per adesso, poco certo.

L'impatto che invece ci può essere sulle famiglie e sulla loro quotidianità?

Una famiglia funziona con abitudini, tradizioni, norme acquisite, piccoli gesti, azioni ripetute, dall'accompagnare i figli a scuola al decidere da chi pranzare la domenica. Le famiglie hanno ricevuto un duro colpo specie per gli aspetti lavorativi ed economici a cui si aggiungono le preoccupazioni sulla salute di tutti e quelle dei loro cari. Se poi già ci si trova in determinate condizioni di fragilità o di disabilità la situazione tra preoccupazioni, incertezza e sconvolgimenti del quotidiano può diventare molto difficile da gestire. Anche qui occorre stare uniti nello sforzo di ripristinare o meglio, creare una nuova quotidianità, diversa rispetto alla precedente, ma che dia alla famiglia la continuità in una fase di assestamento. Ai genitori si raccomanda di incoraggiare l'ascolto attivo e un atteggiamento comprensivo con i loro figli, bambini e adolescenti. In particolare, ogni bambino ha il suo modo di esprimere le emozioni e spesso colgono i segnali emotivi dagli adulti di riferimento, quindi il modo in cui gli adulti rispondono alla crisi e gestiscono le proprie emozioni è molto importante. I bambini possono rispondere a una situazione difficile in diversi modi: aumentando la dipendenza dagli adulti di riferimento, manifestando ansia, rabbia o agitazione, ritirandosi, presentando incubi o difficoltà nell'addormentamento, enuresi notturna, frequenti cambiamenti di umore.

Si raccomanda di evitare le "abbuffate di notizie" o la continua esposizione a telegiornali, programmi televisivi. Occorre presentare a piccole dosi le informazioni sul virus in rapporto alle capacità di comprensione dei propri figli: creare una nicchia sicura in cui le ragioni per cui rimaniamo a casa sono legate ad avere un obiettivo comune. Si può proporre il gioco di piccoli eroi che salvano il mondo stando a casa, in fondo lo siamo un po' tutti. Assicurare loro che le persone care seppur distanti, stiano bene attraverso l'uso dei social; far percepire loro l'importanza dell'abitudine di lavare le mani, indossare le mascherine e sanificare gli ambienti in modo da contenere il rischio di ingigantimento e relativo sentimento di schiacciamento associato alla condizione in cui siamo. Dedicare una parte della giornata al parlare delle paure e preoccupazioni, spiegare loro che non c'è niente di sbagliato nel sentirsi impauriti ed incoraggiarli a parlare e condividere: i bambini di solito si sentono sollevati se possono esprimere e comunicare la loro inquietudine in un ambiente sicuro e supportivo.

Nei casi di separazione o in tutte quelle situazioni in cui un bambino deve essere separato dal suo caregiver, è necessario fornire un adeguato supporto e quando possibile, siano mantenuti contatti regolari e frequenti (ad es. tramite telefono, videochiamate). Trasmettere fiducia e provare ad essere un modello positivo: mangiare sano, riposare regolarmente, fare attività fisica, restare connessi con familiari e amici, fare affidamento sulle istituzioni e i gruppi di supporto.

Gli arcobaleni disegnati sui cartelloni, le pennellate di colore che ho osservato in larga diffusione, ci fanno capire quanto anche i più piccoli stanno "lavorando dentro" in questo periodo, provando ad amalgamare e processare un complesso e sfaccettato mondo emotivo colorito dai toni allegri e da quelli cupi.

Non va trascurata la coppia genitoriale: prendersi i propri spazi e rispettare quello dell'altro. Condividere momenti insieme programmati, riscoprire i giochi da tavola, guardare un film diventa un modo per stare insieme e condividere.

I bambini come vivono il fatto che la loro routine scolastica sia stata bruscamente interrotta? Quanto è importante, da questo punto di vista, il sistema di didattica a distanza?

Per i bambini l'interruzione dell'attività scolastica è l'elemento concreto di maggiore immediatezza circa l'emergenza sanitaria. A monte dei possibili vantaggi dei primi giorni, come stare più tempo alla tv o prolungare la sveglia mattutina, i bambini dovrebbero continuare a mantenere il più possibile le abitudini e gli orari regolari oppure devono essere guidati a nuove routine che comprendano attività scolastiche.

La forte digitalizzazione a cui le scuole sono chiamate è un dovere e un diritto all'istruzione in questo momento coincide con il diritto alla normalità. I bambini accolgono incuriositi le nuove modalità di didattica a distanza, sebbene chiedano quando torneranno a scuola con le comprensibili difficoltà iniziali da parte di docenti e dei genitori. È importante che anche gli insegnanti si pongano come adulti rassicuranti e contenitivi, per cui è bene che ad ogni avvio lezione a distanza incoraggiare gli studenti a stare focalizzati sul qui ed ora; chiedere loro di indicare cosa hanno effettuato durante i giorni precedenti; incoraggiarli a parlare apertamente rispetto a come si sono sentiti e a cosa pensano, organizzare gruppi studio in orari diversi da quelli previsti per la didattica a distanza, per facilitare tra loro il supporto e la creatività.

Le nuove tecnologie stanno rendendo meno difficile la vita in quarantena. Tuttavia, sono molti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che non hanno accesso ai dispositivi digitali o a una connessione sufficiente a garantire il mantenimento delle interazioni con i coetanei e la continuazione degli apprendimenti. Si tratta di un problema sociale che accentua le disuguaglianze durante i periodi di crisi e nelle fasi successive, aumentando il rischio di povertà educativa e marginalità sociale.

Ci sono poi i minori stranieri non accompagnati il cui percorso di inclusione rischia di essere bruscamente interrotto, così come i bambini la cui permanenza forzata in casa aumenta il pericolo di violenza domestica ai danni delle mamme. Senza dimenticare i bambini e gli adolescenti direttamente colpiti dalla malattia, così come i loro genitori. In questi casi, di fondamentale importanza non solo l'aiuto materiale e il ruolo della scuola nelle prosecuzione delle attività ma un sostegno psicologico per non essere da soli.

E gli adolescenti come vivono questi momenti?

È importante che i giovani mantengano sempre aperto un canale di comunicazione e di condivisione con i propri genitori, chiedendo loro spiegazioni e consigli senza affidarsi ciecamente alle tante notizie che circolano in rete.

Rimanere a casa non è una limitazione della libertà personale ma partecipazione ad un obiettivo comune, stabilire un planning giornaliero in cui pianificare le attività scolastiche, quelle del tempo libero e spazio alla riflessione e alla condivisione di contenuti digitali (serie tv, film, libri, recensioni) e mantenimento dei rapporti sociali. Impegnati in un esercizio di pazienza estraneo ai ragazzi, e forse un pò a tutti. Dare ai figli adolescenti un ruolo in supporto alla nuova quotidianità familiare, tenendo conto che molti si trovano anche a fare da supporto ai genitori nella digitalizzazione massiva richiesta in un momento come questo. Le difficolta potrebbero presentarsi per gli adolescenti che già si trovavano in una condizione di isolamento sociale precedente alla quarantena. Anche qui il ruolo della scuola nel proporre gruppi studio tra coetanei potrebbe essere utile, unitamente ad un sostegno psicologico.

Ultimamente assistiamo sempre più spesso a episodi di giovani adulti che sembrano sentirsi "immuni" al virus poiché colpisce prevalentemente gli anziani, perché questo avviene?

L'immunità a cui si riferisce potrebbe essere associata a meccanismi di disimpegno sociale e morale e sottovalutazione dei rischi che portano a disinvestire dalla responsabilità e non condividere le disposizioni precauzionali anti-contagio.

C'è da tenere in considerazione che finora la comunicazione è stata orientata per lo più alla denuncia dei comportamenti negativi o alla confusione e poco tesa a migliorare la percezione del rischio anche nei gruppi di persone che tendono a sottovalutarlo. In uno studio è emersa la necessità di estendere i metodi di sensibilizzazione alle persone che non cercano informazioni da sole e di educare ai benefici dei comportamenti di protezione, per favorirne la diffusione anche in chi tende a minimizzare il rischio personale percepito.

Adottare misure per rendere più tollerabile la quarantena: affinché questo avvenga, è necessario spiegare alle persone quello che sta accadendo, informare su quanto durerà, suggerire attività da svolgere, fornire una comunicazione chiara, assicurare le forniture essenziali e rinforzare il senso di altruismo. In assenza di tali azioni la quarantena diventa un'esperienza negativa che può avere effetti a lungo termine sulla salute psicologica.

Non ha vissuto i grandi traumi delle guerre o che ha vissuto solo di sfuggita l'incubo del terrorismo. Sono nuovi i sentimenti, sono nuove le paure. Di fronte a una così grande novità è naturale che ci si possa sentire confusi e disorientati, incapaci di discernere con immediatezza tra ciò che e bene o male. Tutto ciò potrebbe, in parte, spiegare l'iniziale mancata consapevolezza del rischio in cui si poteva incorrere.

Viviamo una fase in cui la realtà che ci circonda è diventata totalizzante, ormai la nostra vita sembra totalmente condizionata dalla paura del virus, come possiamo affrontare questo momento?

Si può riprendere una frase di Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, "Becoming capable of self care"- diventare capace di prendersi cura di sé. Il prendersi cura è una funzione altamente preventiva in quanto riattiva un diverso sviluppo del presente e dunque una chance di diverso futuro. Prendersi cura dell'ambiente affettivo e relazionale, in cui funzioni primarie di protezione e contenimento potrebbero essere temporaneamente sospese sotto l'impatto del mutamento improvviso e radicale delle continuità e della sovraesposizione al trauma.

L'epidemia di COVID-19 ha il potenziale per aumentare lo stress e l'ansia, sia per la paura di contrarre il virus sia per l'incertezza su come l'epidemia ci influenzerà socialmente ed economicamente. Si possono elencare in punti delle brevi indicazioni in merito.

- Aumentare il senso di sicurezza. Cercare il supporto di familiari, amici, ecc. e di coloro che vivono la stessa situazione. Coltivare le attività che danno più calma. Accettare le circostanze che non possono essere modificate e concentrarsi su ciò che è possibile modificare.

- Limitare l'esposizione alle notizie sull'epidemia di COVID-19;

- Ristabilire il controllo della propria quotidianità: riconoscere e accettare l'incertezza condivisa da tutti, spostare l'attenzione sulle proprie azioni e attività.

- "Provare a narrare il presente per renderlo raccontabile e generativo di futuro": renderlo dicibile e comunicabile benché insaturo e difficilmente reperibile, esprimibile e codificabile, affinché diventi presente vissuto e raccontato e possa indicarci la rotta verso un futuro nuovo.

- Affidarsi al supporto di psicologi-psicoterapeuti esperti: sono tante le iniziative di supporto psicologico. La SIPPed, Società Italiana di Psicologia Pediatrica, di cui faccio parte insieme al CNOP(Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) ha messo a disposizione una rete di professionisti in sostegno all'emergenza. Inoltre sul sito www.psy.it, alla voce #psicologicontrolapaura sono presenti materiale informativo su come affrontare psicologicamente l'emergenza e i riferimenti di Psicologi-Psicoterapeuti disponibili per teleconsulti ed interventi online.

 

Dr.ssa Irene Marino, psicologa, psicologa pediatrica, spec. in psicoterapia psicoanalitica. Membro della Società Italiana di Psicologia Pediatrica.

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