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L’odiosa “annuncite” investigativa e giudiziaria

lombardoscopellitidi Claudio Cordova - L'annuncio sulle "novità" riguardanti la posizione giudiziaria di Giuseppe Scopelliti è probabilmente la cosa di maggior cattivo gusto che io abbia visto dal 2007 a oggi, da quando, cioè, frequento (oggi con crescente disagio) le aule giudiziarie (leggi qui).

Credo di poter essere sospettato di tutto, tranne che di essere "amico" di Scopelliti. Dell'ex sindaco di Reggio Calabria ed presidente della Giunta Regionale, penso il peggio politicamente. Penso che la sua stagione amministrativa sia stata esiziale per Reggio Calabria e per la Calabria. Penso che abbia perseguito il suo disegno politico con modalità discutibili e, se ci basiamo sulla sentenza del "Caso Fallara", anche illecite. Penso che, sul suo percorso umano e politico restino ancora ombre che andrebbero chiarite.

Ma tutto questo non giustifica la "spettacolarizzazione" della sua posizione giudiziaria che, da tempo, sembra ormai un gioco da rinverdire di tanto in tanto. Per anni si è fatto passare – anche attraverso scrivani cortigiani – la barzelletta che, "qualcuno" avrebbe impedito il corso della giustizia. Anche nell'intervento di ieri, con il concetto di "verità" e "menzogna", si dimostra, ancora una volta, astio nei confronti di qualcosa e qualcuno che, ormai, in riva allo Stretto, ha fatto il suo tempo da un bel po'.

Direi quasi qualcosa di irrisolto sotto il profilo umano.

E, però, la giustizia è una cosa seria. Usare uno degli atti più solenni che un magistrato della Repubblica possa esercitare, ossia la propria requisitoria in un processo così importante e delicato come "Gotha", per annunciare, come il più navigato dei politici, qualcosa, è sgradevole.

Molto sgradevole.

Soprattutto perché, quegli stessi navigati politici, di solito annunciano la creazione di posti di lavoro che non arriveranno mai, realizzazione di opere pubbliche che rimarranno solo progetti, riforme che non si avrà ma il coraggio di portare avanti.

E così via.

Non annunciano qualcosa che riguarda la vita di una persona.

Da anni, la posizione di Scopelliti viene tenuta a "bagnomaria". Di tanto in tanto, fuoriesce qualcosa, qualche affermazione di qualche collaborazione di giustizia, anche grave, ma poi, tutto si ferma lì. Al ludibrio. Al dibattito tra chi avversa Scopelliti e chi, in maniera sciocca e, probabilmente, interessata, riesce ancora ad avere il coraggio di difenderne l'operato.

Adesso attendiamo queste novità. E siamo certi che ci saranno.

Ma tutti gli atti investigativi e giudiziari – che siano indagini, arresti, archiviazioni – vanno effettuati in silenzio, non annunciati per soddisfare il proprio ego, per rispondere a chissà quali polemiche (che poi, dottor Lombardo, proprio lei che, di certo, non subisce stampa malevola), per attivare le ghiandole salivari dei soliti scrivani di Palazzo, per lanciare messaggi.

I messaggi trasversali lasciamoli ad altri. Lasciamoli a chi, nelle aule di tribunale, entra sì, ma da imputato. Lo Stato – e un magistrato, soprattutto con una toga sulle spalle rappresenta lo Stato – non deve scivolare così.

Soprattutto perché la magistratura – e questo è un dato pacifico – non vive di certo il momento più fulgido della propria storia. Il "caso Palamara" ha devastato il mondo delle toghe, ha riguardato, sebbene si sia cercato di mettere tutta la polvere sotto il tappeto, anche la Calabria e, anche in questi giorni, i suoi strascichi continuano a minare la credibilità, non della Giustizia, un concetto ben più alto di tutti noi, quanto di qualcuno tra coloro che la amministrano.

E, allora, dottore Lombardo, faccia le indagini, se ne è capace, come, peraltro, sono sicuro. Il processo "Gotha", che vede alla sbarra la masso-'ndrangheta, è anche merito suo. Così come è merito del dottor Stefano Musolino (il primo a portare a compimento un'indagine su Paolo Romeo), così come è merito del dottor Roberto Di Palma (il primo a portare a compimento un'indagine su Giorgio De Stefano), così come è merito di tutto l'Ufficio di Procura, unitario, dai tempi dell'iscrizione nel registro degli indagati (una dozzina di anni fa, credo), fino ad oggi, con il lungo e complesso dibattimento.

La spettacolarizzazione della giustizia non è mai una scelta vincente. Ricordo ancora, nel 2012, l'indagine "Breakfast" su Lega e 'ndrangheta. Finita, sfumata, con quel nome – "Breakfast" – poi incollato su tutt'altri temi, come il processo a carico dell'ex ministro Claudio Scajola.

E, allora, se per Scopelliti, come per chiunque altro, vengono ravvisati estremi di natura penale, si proceda. Senza creare quella suspence che assomiglia molto all'imitazione che Fabio De Luigi faceva di Carlo Lucarelli, quando, dopo ogni affermazione, si fermava e chiedeva: "Paura, eh?".

Entrare in un'Aula da imputato è qualcosa di devastante per chiunque, a prescindere da quello che sarà poi l'esito del processo. Se lo faccia dire da un soggetto pluri-indagato e pluri-imputato per aver svolto il proprio lavoro di giornalista. Lei, dottor Lombardo, è un magistrato di enormi capacità giuridiche. Le metta in atto, senza questi colpi di coda, perché quel Codice, cui, giustamente, si appella molto spesso, contempla anche il rispetto della dignità degli indagati e degli imputati, per quanto pessimi questi possano essere.