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Comunali Reggio Calabria: riciclati e trasformisti, una questione di credibilità

franco pippo il tifosodi Walter Alberio - Dal Modello Reggio alla Svolta, dal progressismo al conservatorismo, fino al sovranismo spinto. Uomini per tutte le stagioni e politici erranti, folgorati spesso a ridosso dell'appuntamento elettorale, si sacrificano in questo eterno vagare per "scivolare dentro il mare della maggioranza". A Reggio Calabria la campagna elettorale rischia di trasformarsi nella fiera dei riciclati e degli opportunisti della politica, capaci di dar vita a improbabili mescolanze. La transumanza preelettorale sembra essere diventata una consuetudine, un fatto normale, e riguarda in larga parte quasi sempre le medesime persone, alla ricerca della migliore collocazione e della gratificazione personale.

Il neo candidato sindaco Antonino Minicuci, che del "primo tempo" falcomatiano nulla salva, non disdegna però l'appoggio di ben quattro esponenti di quella maggioranza e il loro peso elettorale (su quello politico sorvoliamo). Alla grana dei 'fedelissimi' del primo cittadino recentemente indagati nell'inchiesta 'Helios' su Avr e ricandidati in questa tornata elettorale (leggi qui), vanno sommati 'errori' di valutazione politica su alcuni nomi che già 6 anni or sono avevano fatto discutere. Tra questi, vi è un assessore e primo vice di Falcomatà. Si tratta di Saverio Anghelone: eletto con i tabacciani del Centro Democratico, è stato vicesindaco e poi assessore alle Attività Produttive; insieme a gran parte della "prima" giunta Falcomatà, sindaco compreso, è stato rinviato a giudizio per la vicenda Miramare (leggi qui). Figlio di un ex assessore della giunta guidata da Giuseppe Scopelliti, Anghelone si è dimesso un mese prima della presentazione delle liste, per poi candidarsi a sostegno di Minicuci con 'Cambiamo', il progetto politico del governatore ligure Giovanni Toti, il "moderato" più vicino a Salvini. Una decisione maturata dopo una lunga, lunga riflessione. Lunga una consiliatura. A fargli compagnia in lista, Giuseppe Martorano. L'ex consigliere comunale ai tempi del 'Modello Reggio' ed ex assessore della giunta Arena si ripresenta dopo aver saltato 'forzatamente' un turno per l'incandidabilità decretata a seguito dello scioglimento per 'ndrangheta del Comune di Reggio Calabria. Torna in pista anche l'ex consigliere comunale Giuseppe Eraclini, anch'egli dichiarato incandidabile dopo lo scioglimento, ma oggi nei ranghi di Forza Italia.

A proposito di salviniani, merita attenzione il "caso" Emiliano Imbalzano, imbarcato da Falcomatà in "A Testa Alta" alle scorse elezioni, dopo un passato nel centrodestra da vicepresidente del Consiglio comunale, in quota 'Popolari e liberali'. Il consigliere comunale, dopo una sosta nel Centro Democratico, alla fine del 2018 è tornato a vestire la casacca avversaria, questa volta di colore verde, fiutando l'exploit leghista 5 mesi prima delle Europee. L'ex componente della maggioranza ora è capolista della Lega, a sostegno del candidato sindaco indicato da Matteo Salvini.

La Lega di tal Andrea Crippa, giunto qualche giorno fa a Reggio Calabria per tirare la volata al candidato sindaco del centrodestra. Il vice di Salvini è un trentenne, ma conosce bene i fasti di quella che fu la Lega Nord. Cinque anni fa, da Pontida, da rampante padano indicava infatti lo Stato italiano come nemico numero uno e i meridionali come dei parassiti da cui emanciparsi attraverso l'autonomia lombardoveneta: "Noi combatteremo sempre lo Stato Italiano che per noi è un nemico", anche perché - secondo la retorica della 'vecchia' Lega - manterrebbe, a spese dei cittadini del settentrione, i meridionali fannulloni: "Noi del Nord non abbiamo più soldi da dare a nessuno, i soldi dei cittadini del Nord devono rimanere al Nord", urlava dal palco nel 2015. Qualche tempo dopo il partito cambierà pelle, passando dal federalismo al nazionalismo, dal secessionismo al sovranismo. Ed eccoci, quindi, con Crippa a piazza Duomo. Parla da un palco a un gruppetto di meridionali leghisti e forse non pare vero neanche a lui.

Rimanendo nel centro storico, tra Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro in questi anni si è consumato un piccolo "capolavoro" del trasformismo, realizzato con la complicità del sindaco uscente: quello orchestrato da Demetrio Marino. Un politico pacato, ma determinato nel puntare sempre sul possibile cavallo vincente. L'ex Pdl, già presidente della commissione Bilancio con Demi Arena sindaco, era tornato nell'assemblea cittadina sotto il segno di Forza Italia, ma con un solo pensiero in testa: confluire nella maggioranza. Non passerà troppo tempo tra il suo insediamento e il passaggio fra i banchi del centrosinistra. Marino si iscrive infatti al gruppo "Idem - Identità Democratica e Metropolitana" e diventa anche consigliere metropolitano delegato all'Istruzione e all'Edilizia scolastica. Questo inverno, l'ennesima giravolta con le Regionali: una occasione troppo ghiotta per non coglierla al volo. Decide quindi, quasi in punta di piedi, di candidarsi nella lista di Fratelli d'Italia a sostegno della futura governatrice Jole Santelli, tradendo la larghissima fiducia ricevuta da Falcomatà. A differenza dell'altro collega della maggioranza di centrosinistra, ovvero Nicola Paris (ex Reggio Futura, poi Centro democratico e adesso Udc), Marino non riuscirà ad entrare però a Palazzo Campanella. Perso quel treno, il politico di Gallina si è rituffato nella competizione elettorale delle Comunali, ovviamente tra le file dei meloniani, con capolista Massimo Ripepi, già esponente e promotore dell'ultracattolico PA.C.E. (Patto Cristiano Esteso) e nelle cronache per la sua controversa attività di pastore della Chiesa Cristiana di Catona. PACE è stata la casa anche di Frank Polimeno: candidatosi nel 2011 alle Provinciali, dopo averci provato con il Movimento Cinque Stelle alle parlamentarie del 2018, oggi sposa la causa leghista, entrando nella lista reggina del Carroccio.

Di qua o di là, basta che sia "civico". Antonino Mileto, consigliere comunale e presidente della Commissione Bilancio, dopo l'esperienza tra i banchi della maggioranza sotto il segno de "La Svolta", questa volta la manovra l'ha compiuta verso destra, andando a rimpolpare la lista messa in piedi dal consigliere regionale forzista Domenico Giannetta per sostenere l'ex segretario generale della provincia: "Ogni giorno Reggio Calabria".

Dentro la competizione elettorale anche una serie di nostalgici del Ventennio e antieuropeisti. E' il caso di Luigi Catalano, ex sindaco di Calanna con qualche guaio giudiziario alle spalle (operazione Rifiuti Spa2 della Dda di Reggio, ndr) e già candidato con i neofascisti Casapound - Destre Unite alle ultime Europee, con lo slogan "Basta euro, basta Ue, fuori l'Italia dall'Unione Europea". Con lui, nel Comune pre-aspromontano, le tartarughe frecciate conquistarono una novantina di voti e oltre il 32% dei consensi. Oggi si presenta a Reggio Calabria nella lista di 'Nuova Italia Unita', a sostegno di Minicuci, e propone la creazione della compagnia area comunale "Air Reggio Calabria" per volare in tutto il Continente. Non solo; anche l'acquisto di treni, navi e autobus 'reggini' "per scavalcare il monopolio delle multinazionali". Come? Utilizzando i fondi europei, ovviamente.

Su posizioni più che euroscettiche anche Vox Italia, un movimento "con valori di destra e - scrivono - idee di sinistra" (una bella minestrina è di destra / il minestrone è sempre di sinistra, secondo Gaber-Luporini). Per rendere l'idea, secondo l'ispiratore di questo soggetto politico, Diego Fusaro, gli italiani sarebbero succubi di un "regime emergenziale" e "di una riplasmazione autoritaria e verticistica del capitalismo su scala planetaria". Negli scorsi giorni, il filosofo turbosovranista è giunto in riva allo Stretto per dare il suo appoggio esterno ad Angela Marcianò nella corsa a Palazzo San Giorgio. Ci sarebbe da chiedersi cosa c'entri la giuslavorista, candidata a sindaco da indipendente e senza tessera di partito, con una formazione che strizza l'occhio a no-vax, no-mask, no 5G, complottisti et similia. Ormai da alcuni anni, le idee dell'intellettuale trovano comunque sponda nella provincia di Reggio Calabria. A Gioia Tauro, con il sostegno dell'ex amministratore Francesco Toscano (oggi presidente di Vox Italia), Fusaro si candidò addirittura a sindaco, raccogliendo tuttavia meno del 3%. Prima ancora fu guru e presidente onorario di 'Calabresi in movimento', altra formazione parasovranista e anche anti-Pd, con una forte propensione per il social eating. Politica e social eating, qual è il nesso? Difficile spiegarlo senza fare riferimento al fondatore stesso di quel soggetto politico, Gaetano Campolo*: un giovane imprenditore reggino, ieri in "movimento" con Fusaro (poi accusato dallo stesso imprenditore di averlo "truffato") e oggi in lizza in una delle "liste del sindaco", precisamente "La Svolta", a sostegno dell'uscente Falcomatà, il quale "ha colto - scrive - le potenzialità dell'home restaurant hotel".

Insomma, scene da Pippo Franco. Nei panni del tifoso Amedeo, l'attore comico, da poco 80enne, si scapicollava dalla curva della Roma a quella della Lazio, rovesciando in continuazione giacca e cappellino double face, finendo per farsi "scoprire". In mezzo al polverone degli oltre 900 candidati in cammino verso Palazzo San Giorgio, raccontare tutto ciò è una questione che ha a che fare con la memoria e la credibilità.

*La replica: "Politica e social eating? Ecco il nesso" (leggi qui