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L’ora più buia: la campagna elettorale

reggio palazzosangiorgio150416di Claudio Cordova - Tra i momenti più ridicoli e imbarazzanti della vita di un essere umano, il periodo della campagna elettorale è quello dove si dà il peggio di sé. Lo danno i candidati, ovviamente: soggetti spregiudicati pronti a qualsiasi patto con il diavolo, persone capaci di chiedere il sostegno anche all'interno di un club per scambisti. Lo danno i sostenitori, purtroppo: gente invasata, convinta quasi sempre di sostenere il De Gasperi di turno o pronta a fare crociate per perorare la causa del compare candidato. Lo danno gli elettori: del resto, da tempo, la preferenza per motivi ideali e ideologici è qualcosa in via di estinzione come il panda, mentre il voto è, sempre di più, "in vendita".

Ebbene, cari lettori, con la presentazione delle liste e, ieri, con il sorteggio del posizionamento sulla scheda elettorale che verrà distribuita i prossimi 20 e 21 settembre, siamo entrati a tutti gli effetti in questo agghiacciante periodo.

Agghiacciante nonostante le temperature dell'insolito momento in cui dover esporre i propri programmi (???????) oppure effettuare i propri incontri pubblici, nonostante le restrizioni da Covid 19.

Qualcosa che, dopo mesi di quarantena, forse non (tutti) meritavamo.

Reggio Calabria torna al voto, di fatto dopo sei anni. La pandemia ha regalato alla maldestra Amministrazione di Giuseppe Falcomatà qualche mese in più. Il sindaco uscente, sebbene oggettivamente disprezzato in città, sogna la rielezione, anche e soprattutto grazie alla fin qui bislacca strategia del centrodestra che, con un candidato credibile (a trovarne, nel centrodestra...) avrebbe vinto a mani basse, ma che, invece, sceglie di propinare alla città un burocrate in pensione, Antonino Minicuci, indicato dalla Lega di Matteo Salvini, che di Reggio Calabria sa ben poco e che porta dietro di sé un esercito di reduci degli anni del "Modello Reggio" di Giuseppe Scopelliti.

Sì, perché sui singoli candidati alla carica di consigliere comunale si potrebbe scrivere un libro: tra gente artefice del disastro amministrativo degli ultimi lustri, ripescati, voltagabbana, impresentabili, cortigiane e cortigiani, ce n'è per tutti i gusti. Sì, perché, in queste ore, soprattutto sui social, impazza l'ironia sulla carica degli oltre 900 candidati alla carica di consigliere comunale. Tanti, troppi. Ma niente di nuovo sotto il sole: negli anni d'oro di Scopelliti, numericamente (e, forse, anche qualitativamente) si è fatto anche di peggio.

Perché?

Per amore della città, per il bene della collettività, per la volontà di impegnarsi per migliorare le cose? Non scherziamo. O, almeno, solo in minima parte. La verità – e chiunque lo neghi, dimostra di vivere sganciato dalla realtà – è che in una città come Reggio Calabria mettere le mani sulla Pubblica Amministrazione è sempre stato un modo per bypassare gli uffici di collocamento e per fare, ancora e ancora, scempio delle finanze comuni.

Insomma, il numero gargantuesco di candidati non è affatto una novità per Reggio Calabria. Già in passato è avvenuto più e più volte, ma tutto ciò non ha mai portato a un turno di ballottaggio. Tra le grandi città, Reggio Calabria è probabilmente l'unica a non aver mai dovuto ricorrere a quello che è un vero e proprio "spareggio" tra i due candidati più votati al primo turno per eleggere il sindaco: questo significa che i centri di potere e, tra questi, evidentemente, anche la 'ndrangheta, hanno scelto il loro cavallo (vincente) già prima della contesa elettorale, che, di fatto, ha assunto il ruolo di mero passaggio burocratico, quasi di una recita.

Chissà se sarà ancora così.

In mezzo ai due candidati principali, infatti, c'è uno stuolo di candidati che, almeno sulla carta, potrebbero equivalersi, peraltro non con cifre così irrisorie. Dall'ex assessore della Giunta Falcomatà, Angela Marcianò, che passa dalla segreteria del Pd di Matteo Renzi all'accordo col Movimento Sociale, fino a Saverio Pazzano e il suo simil centro sociale de "La Strada" che, tra tutti i problemi cittadini, individua come priorità quella di andare a trovare Mimmo Lucano a Riace, e poi, il massmediologo Klaus Davi che, come un vecchio strillone si piazza negli affollati sabato sera della via Marina a distribuire il proprio santino elettorale. Più staccati, almeno sulla carta, sembrano il Movimento 5 Stelle di Fabio Foti, che a Reggio Calabria non ha mai attecchito troppo, e i movimenti di Maria Laura Tortorella e di Fabio Putortì.

Non poche liste civiche, dunque, e questo nonostante le defezioni rispetto a candidature annunciate, quali, per esempio, quella dei garantisti di Andrea Cuzzocrea, con il suo Movimento per il Mezzogiorno, oppure La Cosa Pubblica di Stefano Morabito e la lista che avrebbe dovuto presentare l'ex consigliere comunale Nino Liotta.

Meno di un mese e si capirà quanto possa essere ancora forte il consenso di Falcomatà in città, quanto il centrodestra abbia, effettivamente, corso lealmente a favore di Minicuci, e quanto la scelta delle liste civiche di presentarsi frammentate e non unite in un polo civico sia stata una giusta strategia politica o l'ennesima miope ed egocentrica questione di pennacchio.

Per scoprire tutto questo, tuttavia, si dovrà passare attraverso l'ora più buia: quella della campagna elettorale.