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L’ultima (speriamo) perla di Falcomatà prima delle urne

falcomata 15 giugnodi Nino Mallamaci*- Ci mancava solo l'adesione alla teoria del complotto, dopo le tante sparate, dal folkloristico al demagogico, delle quali questa delusione dalla folta chioma, che risponde al nome di Giuseppe Falcomatà, ha costellato il suo disastroso mandato. Accusare i lavoratori dell'AVR di sabotaggio è un atto vile, tanto quanto i sabotaggi veri di cui sono piene le cronache e la Storia. In più, essendo stato promulgato, come usa in questi tempi tristi, mediante un social media, si configura come un caso di scuola di "hate speech" dalle conseguenze imprevedibili. Falcomatà, con le sue accuse basate sul nulla, si erge a mandante morale di qualsiasi atto sarà commesso ai danni di una categoria la quale, non dobbiamo scordarlo, ha assicurato la continuità del servizio nel periodo in cui molti altri, compreso il sottoscritto, erano al sicuro delle loro case per difendersi dalla pandemia. Il tutto senza ricevere la remunerazione o ricevendola con mesi di ritardo. Su cosa basa la sua accusa il fighetto posto sul più alto scranno delle Istituzioni cittadine per meriti dinastici?

Su una conversazione rubata nella quale qualcuno cerca di convincere qualcun altro a riflettere prima di votarlo. Partendo da questo spunto, tutti coloro che non vogliono concedere il richiesto secondo tempo a un'Amministrazione obiettivamente deficitaria dovrebbero essere tacciati di tradimento. Per quale arcana ragione i cittadini – lavoratori dell'AVR dovrebbero dare il proprio consenso a Falcomatà? Da cittadini, i motivi per non concedere il proprio voto sono tantissimi, e se ne è parlato anche troppo. Da lavoratori, al di là delle responsabilità dei vertici e dei reggini incivili che non vanno sottaciute, dovrebbero forse aspirare a perpetuare le condizioni disastrose in cui sono stati costretti ad operare dalla insipienza dell'Amministrazione? O dovrebbero accontentarsi di essere remunerati, diciamo così, con comodo? Veramente si fa fatica a comprendere questa ennesima caduta di stile.

Ma fa tutto da solo? O è mal consigliato? In una campagna elettorale difficile, nella quale non mancano certo gli argomenti da affrontare e sui quali discutere, questa uscita può essere classificata solo come un diversivo, ma come un diversivo molto pericoloso e moralmente deprecabile. Invece di mettere in campo questi strumenti, Falcomatà e i suoi farebbero bene a occuparsi della gestione della città andando in giro per le strade, girando per il territorio. Reggio non è una città normale. È un'affermazione che può risultare antipatica, persino sfascista. Ma è così. Non esiste una macchina gestionale con un suo motore che gira in maniera autonoma dopo aver ricevuto gli input amministrativi. Qualche giorno addietro, scendendo da Gambarie a mezzanotte, mi sono imbattuto in tre autoarticolati che viaggiavano in direzione mare – monti e si trovavano in difficoltà di manovra all'altezza di Straorino. Un autista mi ha riferito che erano di Piana ambiente, cui è stato conferito il compito di rimuovere le montagne di pattume dalle strade. Ebbene, io mi sarei aspettato, in base alla mia esperienza accanto a Italo Falcomatà, che a coordinare questa importantissima operazione ci fosse il sindaco in persona, o - se egli fosse stato impegnato per qualcosa di improrogabile, e non per altri motivi - almeno qualcuno dei suoi assessori. Nulla di tutto ciò. Ecco. Questo episodio è altamente indicativo, è lo specchio di un modo di intendere il proprio mandato assolutamente inappropriato, inadeguato. Non è possibile, e so cosa dico, immaginare di governare una città difficile, complessa, dal territorio così vasto, facendo propaganda stando comodamente assisi alle proprie scrivanie. E poi, addirittura, lanciando strali contro lavoratori con una leggerezza da rimanere inebetiti. Non è così che si hanno le carte in regola per reclamare la concessione del secondo tempo, quando è stato più che sufficiente il primo per formarsi un giudizio estremamente negativo. A meno che non si faccia affidamento sulla clientela, sulla rassegnazione, sul voto condizionato. Mi auguro che il 20 e 21 settembre prossimi i cittadini si esprimano liberamente, spezzando le catene una volta per tutte.

*Avvocato e scrittore