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Si illustra da sé

fotoeditorialevitalizidi Claudio Cordova - Come in un eterno, squallido, ritorno, la cosa che demoralizza maggiormente è il pensiero, ad ogni tornata, che quello in carica sia il peggiore della storia. Chi non lo ha mai pensato, riflettendo sulla composizione e le azioni dei consigli regionali, almeno degli ultimi vent'anni? E' la cosa più sconfortante, perché fotografa – spesso senza che ce ne si renda conto – come per la politica calabrese il peggio, il punto più basso, non arrivi mai.

Ma si continui, lentamente, ma inesorabilmente, a scavare.

Accade anche con l'attuale Consiglio Regionale, quello della Legislatura di Jole Santelli. L'Assemblea (la maiuscola è solo per il rispetto delle Istituzioni che lo meritano, a differenza degli uomini) è già riuscita a distinguersi per alcuni agghiaccianti aspetti. Per primo, Domenico Creazzo di Fratelli d'Italia, è riuscito a farsi arrestare per 'ndrangheta ancor prima di insediarsi a Palazzo Campanella, dopo l'elezione del 26 gennaio scorso nei ranghi del centrodestra.

Non che sia una novità il collegamento di un politico regionale con la 'ndrangheta, ma non era mai avvenuto che si finisse nelle maglie della giustizia, ancor prima di timbrare la prima presenza.

Del resto, Creazzo è stato facilitato – e si arriva al secondo punto degno di ribrezzo – dal fatto che il Consiglio Regionale della Calabria abbia impiegato praticamente due mesi per partorire la prima seduta. I consiglieri regionali – che, tuttora, nei propri interventi e comunicati, continuano ad appropriarsi indebitamente del titolo di "onorevole" – erano così terrorizzati dal possibile contagio da Coronavirus, che hanno rinviato più e più volte la prima seduta, accampando pretesti anche sul collegamento a distanza.

Insomma, tra una cosa e l'altra, il Consiglio regionale è, di fatto, operativo, da circa due mesi. Giusto il tempo per la consueta infornata di portaborse.

In concreto, a parte l'elezione del presidente Mimmo Tallini, l'approvazione del Bilancio e le (fumose) linee programmatiche della presidente Santelli, la vergogna degli ultimi giorni è di fatto uno dei primi provvedimenti licenziati dall'Aula di Palazzo Campanella. Nel corso dell'ultima seduta, il Consiglio ha infatti approvato – all'unanimità – una norma che, di fatto, reintroduce i vitalizi.

Anzi, no, si è andati oltre. Ci si è superati: una "libidine delle libidini" avrebbe detto Jerry Calà.

Tutti d'accordo sulla proposta dell'esponente dell'Udc, Giuseppe Graziano, la quale definisce che, con un solo giorno da consigliere regionale, si maturerà il "trattamento di fine mandato". Soldi garantiti anche se l'esponente regionale decadesse per un qualsiasi motivo, quale la dichiarazione di ineleggibilità o se dovesse soccombere in un ricorso presentato magari dal primo dei non eletti: basterebbe pagare i contributi per i successivi cinque anni per avere gli stessi diritti (e gli stessi soldi) di chi ha portato a compimento la Legislatura. Con l'emergenza Coronavirus non ancora completamente alle spalle, ma, soprattutto, con le crescenti e drammatiche difficoltà economiche che il territorio e i cittadini stanno affrontando, l'urgenza della politica regionale è stata quella di reintrodurre i vitalizi.

All'unanimità e senza alcuna discussione: "Si illustra da sé" ha detto in aula (l'ha detto davvero!) il consigliere regionale Graziano.

E mentre la presidente della Regione, Jole Santelli, parla di inviti a cena per gli altri governatori, di salame e patate 'mpacchiuse, del rischio di ingrassare, la Calabria ritorna sulle prime pagine degli organi di stampa nazionali, ancora una volta, per una squallida vicenda di malcostume. Sul punto, infatti, è intervenuto anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nonché ex capo politico del Movimento 5 Stelle.

Altro che marketing, come quello che la presidente Santelli sta tentando (in maniera abbastanza ridicola, a dire il vero) di fare per incrementare il turismo estivo in Calabria.

Ma, si diceva, la cosa che maggiormente fa scivolare il morale sotto i tacchi è il fatto che ogni Legislatura venga vista come la peggiore. Sì, perché la vicenda vitalizi, purtroppo, non colpisce l'una o l'altra parte politica, dato che il provvedimento è stato votato all'unanimità. Dalla questione, ne esce male la maggioranza di centrodestra, ma ne esce malissimo anche la minoranza di centrosinistra, con un leader, Pippo Callipo, che, al netto della buona volontà, dimostra la sua incapacità e inconsistenza per guidare l'opposizione al centrodestra di Jole Santelli.

Scoppiato il caso, ai consiglieri regionali non restavano che due possibilità. E nessuna delle due esaltante. La prima: passare per dei delinquenti, per dei farabutti interessati al proprio portafogli. La seconda: passare per imbecilli, che non si sono accorti della porcata che avevano appena sottoscritto e votato. E nel (vano?) tentativo di eludere la prima, hanno scelto la seconda: la difesa di taluno è stata addirittura quella di aver votato qualcosa che non era stata nemmeno letta.

Complimenti!

E se, in un primo momento, si era cercato di silenziare la questione, minimizzando la portata del provvedimento, col passare delle ore si è dovuto fare i conti con l'opinione pubblica. E, allora, ecco la gara bipartisan a chi presentava prima e meglio la proposta per l'abrogazione e la convocazione, a tempo di record, del Consiglio Regionale per il 3 giugno, in cui – c'è da starne certi – tutti spenderanno parole di sdegno e indignazione per "un provvedimento che non fa onore a quest'Aula" e frasi del genere.

Poi la votazione che, verosimilmente, abrogherà la norma per il pagamento a vita di chi in Consiglio c'è stato anche un solo giorno.

A vita, resterà la condanna per i calabresi di essere rappresentati da questo tipo di classe politica.