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E' tempo di ridurre le disuguaglianze sociali

cusumanosaveria18aprdi Saveria Cusumano* - Il momento emergenziale storico che stiamo vivendo comporterà cambiamenti epocali.

Che ci piaccia o no, è finita un'epoca.

Ci troviamo di fronte ad una situazione sconosciuta come sconosciuta è la pandemia da coronavirus, una pandemia dalle conseguenze devastanti sull'economia, sulla vita sociale, sulle nostre abitudini, sui nostri affetti.

Ci troviamo di fronte ad una nuova consapevolezza: non siamo "altro" rispetto al mondo con la nostra umanità ne siamo solo una parte, e ad una nuova certezza: al di la della lingua che parliamo o del colore della nostra pelle, comunque ci ammaliamo, comunque abbiamo paura e comunque moriamo.

Ci troviamo di fronte ad uno scenario inedito, in cui oltre al rischio concreto che l'emergenza non permetta di operare in coerenza con i principi dello Stato di diritto e nel rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali (basti pensare ai divieti alla libertà di circolazione o alle "rivoluzioni" del sistema giustizia con le udienze da remoto), il rischio più grave è l'aggravarsi delle diseguaglianze sociali.

Siamo tutti indeboliti e isolati, abbiamo la necessità di sicurezza economica e sociale.

Tutti abbiamo paura del futuro.

Siamo tutti impauriti, siamo tutti a rischio, ma non siamo tutti uguali rispetto alla possibilità di tutelarci contro la diffusione della malattia. Pensiamo ai problemi profondi che produrrà questa situazione sui giovani, sui precari, sui migranti. Pensiamo ai senzatetto o alle famiglie costrette a vivere in spazi ridotti che si traducono in focolai perfetti per la diffusione del virus.

Uguali non lo siamo, non lo siamo mai stati, le diseguaglianze, nella duplice sfaccettatura sociale ed economica, che hanno sempre caratterizzato la civiltà umana, in situazioni emergenziali aumentano a ritmi sostenuti.

Ce lo insegna la storia che nei momenti di crisi, dopo una guerra, dopo una epidemia, il numero delle persone a rischio povertà o esclusione sociale aumenta, non tutta la popolazione è colpita nello stesso modo, le diseguaglianze diventano siderali. A pagare saranno come sempre soprattutto i poveri (negli Stati Uniti ai poveri nemmeno il tampone è consentito di fare).

Ci sarà una compressione della domanda e dell'offerta, ci saranno decine di milioni di disoccupati in più nel mondo, e ci sarà chi, soprattutto alsud, svolgendo lavori saltuari, occasionali o sommersi, non potrà usufruire degli ammortizzatori sociali.

E' inevitabile un ampliamento delle diseguaglianze.

Ma è la ricerca dell'uguaglianza, quale condizione giuridica formale e sostanziale della democrazia, l'obbiettivo imprescindibile dell'azione di un governo democratico.

E' l'uguaglianza uno dei più importanti principi cristallizzati nella nostra Carta Costituzionale (art. 3)

Ed è sempre dell'uguaglianza che si occupa l'art. 7 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Uno Statodemocratico ha il dovere di avviare nuovi processi di riflessione, ha il dovere di avviare programmi di intervento massici, ed ha, soprattutto, il dovere morale ed etico di mettere al primo posto i bisogni dei poveri, dei discriminati, delle fasce più deboli. Ha il dovere di non lasciare indietro nessuno.

In un momento emergenziale quale quello attuale, le misure economiche che si devono adottare non possono ricalcare quelle dei periodi di "normalità".

E' il tempo, non più procrastinabile, di investire risorse in politiche di lotta alla povertà, alle diseguaglianze e all'emarginazione sociale, risorse in grado di riattivare un ciclo espansivo dell'economia, che abbia ricadute positive anche e soprattutto a vantaggio delle fasce più deboli.

E' il tempo, non più procrastinabile, di tenere bene a mente quali sono le vere priorità e, di conseguenza, impiegare meglio i soldi pubblici.

Diversamente, per dirla come Bauman "l'esplosiva miscela risultante da una disuguaglianza sociale in un continuo aumento e l'accrescersi di quella sofferenza umana che releghiamo alla sfera della collateralità (...) sta dimostrando di essere, potenzialmente, il più disastroso dei tanti problemi che l'umanità potrebbe vedersi costretta ad affrontare e a risolvere in questo secolo".

L'eliminazione delle diseguaglianze è un problema che non può e non deve essere subordinato ad altri; un problema che oggi più che mai deve essere centrale ai temi della politica.

Dalla parte dei più deboli, dalla parte della speranza, guardando con fiducia al futuro.

*Avvocato