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Coronavirus: quando la paura si fa riflessione

cusumanosaveria600di Saveria Cusumano* - L'immane tragedia causata dal coronavirus in Italia (e nel mondo) è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti è come medici, infermieri e personale oss, stiano adoperandosi per fronteggiare l'emergenza sanitaria.

Siamo col fiato sospeso ad auspicare che gli scienziati, costretti a lavorare sempre in emergenza a causa della scarsità dei fondi stanziati, sperimentino un vaccino per arrestare una pandemia che, se da un lato ha messo in evidenza la nostra umana fragilità, dall'altro ci ha messo di fronte alle nostre enormi responsabilità.

E' innegabile che la ricerca, l'università ed in genere la cultura abbiano un ruolo determinante per garantire lo sviluppo sociale ed economico di un Paese, ed è altrettanto innegabile che il progresso della scienza è strettamente collegato alle risorse investite: le ricerche progrediscono tanto più velocemente quanto più scienziati e ricercatori hanno a disposizione maggiori finanziamenti.

Eppure, questa consapevolezza, in noi Italiani, puntualmente "svanisce" in fase di approvazione della legge di bilancio.

Negli ultimi anni, i Governi che si sono succeduti, hanno attuato una politica di tagli, riducendo drasticamente i fondi destinati alla ricerca, alla cultura, alla formazione ingenerando l'idea che la ricerca, la cultura e la formazione non sono investimenti per migliorare la qualità della vita e del servizio che si rende alla società, ma inutili orpelli.

Nell'augurarci che il Covid-19 si allontani velocemente, c'è da augurarsi che altrettanto velocemente sorga la consapevolezza che se è vero che la società attuale è esposta alle antiche minacce delle calamità naturali, (da Omero a Leopardi è facile trovare testimonianze della natura come forza ostile alla società umana), è altrettanto vero che non è meno esposta ai disastri provocati dall'uomo o legati ad azioni e/o omissioni umane.

E' dunque arrivato il momento per i nostri parlamentari, in un'ottica bipartisan, mettendo da parte le logiche partitiche, di scelte responsabili che, per il bene comune, non possono e non devono prescindere dall' investire nella ricerca a lungo termine, atteso che la ricerca scientifica, affinché dia risultati, ha necessità di tempi lunghi che vanno ben oltre l'arco di una legislatura, di un governo e di una stessa vita.

*Avvocato