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The Truman Show

the-truman-show-immagine-evidenzadi Anna Costa* - Si è inceppata la macchina da presa, si è inceppata per un meccanismo interno.

Si è rotta la sedia del regista ed egli è caduto per terra, miseramente.

Si sono ammalati gli attori e non possono più calcare la scena.

Lui, Truman, è rimasto solo. No, non è solo. E' in compagnia del suo pensiero, invisibile, come la logica che lo sorregge, invisibile come un virus che contagia, velocemente, dovunque e tutti.

Le luci si sono spente. Si sono spente le luci della ribalta, si sono spente le luci dei pub, dei ritrovi, delle discoteche, delle palestre, delle piscine, dei supermercati, delle giostre, degli stadi, dei campi da sci, delle chiese, delle case.

Attorno al focolare domestico, a quella fievole fiamma che scoppietta nell'invisibile braciere, si ritrova la famiglia, i padri, che sono chiamati ad essere padri, finalmente; le madri, che sono chiamate ad essere madri, finalmente e senza baby-sitter; i figli, che sono chiamati ad essere figli di famiglia, senza i compagni di scuola, senza il gruppo, senza la band; i nipoti, che sono chiamati ad essere nipoti, per fare compagnia agli anziani nonni, fragili e catarrosi; gli amici, che sono chiamati ad essere amici, senza aperitivi, senza pizze o cene condivise nel rumore assordante dei locali fosforescenti; gli insegnanti, che sono chiamati a essere maestri di vita, virtuali.

Tutto è sospeso. Tutto è surreale. Tutto è precario. Tutto è provvisorio. Come una bolla di sapone che si gonfia, riflette i colori dell'arcobaleno e svanisce nel vuoto.

Quello che nessun filosofo, nessun intellettuale, nessun santone, nessun "Savonarola" di turno, nessuna rivoluzione politica o culturale ha fatto o avrebbe mai potuto fare, lo stanno facendo i microrganismi, invisibili, come il pensiero.

La specie sopravviverà, per globale selezione naturale vivranno i più forti.

I microrganismi stanno salvando i bambini, stanno dando ruolo e vigore ai padri veri e alle madri vere.

La famiglia naturale è diventata l'unico luogo sicuro, si sta salvando. Si salverà.

E l'umanità rinascerà, rinnovata dalle ceneri di un mondo che aveva scelto lo sballo. Lo sballo del lavoro, lo sballo dei soldi, lo sballo del successo, lo sballo della notorietà, lo sballo della bellezza "rifatta", lo sballo della scienza e della tecnica, lo sballo della droga, lo sballo del sesso, lo sballo della vacanza eccessiva, lo sballo del divertimento, lo sballo a tutti i costi.

Non avevamo tempo per niente. Tutti eravamo "affaccendati": a lavorare, a produrre, a mangiare, a divertirci, spostando la frontiera sempre più ad ovest.

Questa è stata la conquista del west del terzo millennio.

Adesso non abbiamo più dove spostare il limite. O, forse, dobbiamo capire, tutti, che il limite è dentro di noi, nella nostra fragilità, nella nostra caducità, nella nostra debolezza.

Come l'albero vede cadere, in autunno, le sue foglie, e non sa che ci sarà la primavera, così l'uomo ha visto cadere le sue certezze, consolidate da millenni di civiltà e di progresso.

L'uomo, però, sa che le stagioni si alternano. L'uomo, però, sa che la crisi è feconda. Solo la morte è quiete.

"sol chi non lascia eredità d'affetti, poca gioia ha dell'urna..."

La musica, la poesia, l'arte, gli affetti, i ricordi, soprattutto quelli dei nonni che hanno tanto vissuto, ci fanno compagnia nella solitudine e nello sgomento di questi giorni.

L'amore, ha salvato il mondo altre volte, lo salverà anche sta volta, perché l'amore è "a-more", cioè alpha greco privativo + mors. L'amore è il contrario della morte.

L'amore è vita, l'unica vita possibile.

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi

finem di dederint, Leuconoe [...]

vina liques et spatio brevi

spem longam reseces. (Orazio)

Dal vaso di Pandora, dopo che tutti i mali avevano invaso il mondo, ultima si sprigionò la Speranza e si diffuse, ovunque.

A tutti i ragazzi, a tutte le mamme e a tutti i papà del mondo.

*Ex insegnante di Italiano e Latino nei licei, laureata in Filosofia