Dossier
 

Reggio: le minacce dell'assessore-poliziotto Muraca agli amministratori delle società. L'interessato: "Se l'umanità è un reato, sono colpevole"

muracagiovanniE' il "mastro di chiavi" del processo sul Caso Miramare, l'uomo che avrebbe consentito l'accesso (indebito) nella struttura di pregio reggina all'imprenditore Paolo Zagarella. Ora l'assessore comunale Giovanni Muraca, fedelissimo del sindaco Giuseppe Falcomatà, è indagato anche nell'inchiesta "Helios", con cui la Dda reggina ha acceso i fari sulle condotte della società Avr, che sul territorio si occupa di svariati appalti, tra cui quello per la raccolta dei rifiuti.

Muraca, "quale pubblico ufficiale e segnatamente quale assessore del Comune di Reggio Calabria con delega all'Ambiente, Monitoraggio Ambientale", nonché all'"Aumento raccolta differenziata e Coordinamento sbarchi e Lavori Pubblici, abusando della suddetta qualità e dei pubblici poteri ad essa connessi, e segnatamente minacciando, talvolta esplicitamente talvolta larvatamente, di assumere una serie di strumentali iniziative vessatorie e potenzialmente pregiudizievoli per la società privata Avr Spa"; società "che aveva in corso di esecuzione vari appalti con il Comune di Reggio Calabria tra i quali quello per la raccolta dei rifiuti". Muraca, che è un poliziotto, avrebbe minacciato di avviare "contestazioni pubbliche al servizio dell'Avr dirette a screditare strumentalmente tale società e la qualità dei lavori pubblici in corso di esecuzione", così esercitando "indebite pressioni sui dirigenti ed amministratori della suddetta società, ed in particolare sull'amministratore delegato Claudio Nardecchia e sulla dirigente Veronica Gatto, volte a far reintegrare nel personale dell'Avr i coniugi Giuseppe Laface e Marie Milene Sylva, lavoratori licenziati per giusta causa dalla suddetta società soprattutto a causa di continue e prolungate assenze ingiustificate".

Muraca è stato raggiunto dall'avviso di conclusione delle indagini preliminari spiccato dal pm antimafia Stefano Musolino perché, secondo quanto si legge nel documento, avrebbe inoltre posto "in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere o comunque ad indurre le suddette persone offese ad assecondare le sue richieste e a procurare indebitamente ai citati soggetti un nuovo contratto di lavoro presso l'Avr o altra società dalla stessa controllata, non riuscendo nel proprio intento per ragioni indipendenti dalla sua volontà, ossia per il rifiuto delle suddette persone offese". I fatti sarebbero stati commessi a Reggio Calabria nei mesi di marzo, aprile e maggio del 2018. Pressioni, inoltre, volte "a far prorogare il subappalto relativo al ritiro dei rifiuti ingombranti a domicilio in favore della Cooperativa Sociale Rom 1995 o, in alternativa, a riassorbirne almeno parte il personale mediante assunzione all'interno dalla società Avr Spa dopo che il rapporto contrattuale tra l'Avr e la suddetta Cooperativa era cessato in data 1.01.2018 in ragione dell'aumento del canone richiesto dalla subappaltatrice, così ponendo in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere o comunque ad indurre le suddette persone offese a soddisfare le sue richieste sopra indicate, non riuscendo nel proprio intento per ragioni indipendenti dalla sua volontà ossia per il rifiuto delle suddette persone offese".

Dichiarazione dell'assessore Muraca: 

"ln merito all'avviso di garanzia che mi è stato notificato, tengo a precisare che appena conoscerò gli atti dell'indagine darò il mio contributo di verità a questa vicenda per me particolarmente mortificante, soprattutto, perché si accosta il mio nome ad accuse di minacce che avrei formulato per tutelare, su richiesta di tanti, situazioni la cui straordinaria fragilità era nota a tutti. Ricordo solo che il mio interessamento per la integrazione sociale della Coop Rom fu invocato con forza da tutte le associazioni reggine del terzo settore affinché non si disperdesse I'opportunità che un lavoro onesto aveva dato a tante persone fragiti, prigioniere in una condizione di grave marginalità. ll mio impegno pubblico, trasparente e limpido, fu all'epoca indirizzato a sostenere i lavoratori della Coop Rom 95 affinché potessero continuare a coltivare la possibilità di una vita libera e dignitosa. Sono straordinariamente colpito dall'accusa che mi viene rivolta, poiché distorce drammaticamente !a realtà dei fatti che si sono consumati pubblicamente. Se c'è un reato di umanità mi dichiaro colpevole"