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L’appoggio degli Alvaro al senatore Siclari in cambio della creazione di “un posto alle Poste” per la donna del clan

siclari marco060319di Claudio Cordova - Sarà il Senato a dover decidere sulla richiesta d'arresto formulata dalla Dda di Reggio Calabria nei confronti del senatore di Forza Italia, Marco Siclari, accusato di voto di scambio politico-mafioso. Dall'indagine "Eyphemos" che ha colpito duramente la 'ndrangheta di Sant'Eufemia d'Aspromonte, su cui si è estende il potente clan Alvaro è emerso come gli stessi Alvaro appoggiarono alle elezioni politiche del 2018 il candidato al Senato, Marco Siclari, oggi senatore di Forza Italia e fedelissimo dell'ex presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani.

Il "trait d'union" tra la cosca Alvaro ed il politico, nell'ottica del sostegno elettorale, fu un professionista di Reggio Calabria, il medico chirurgo Giuseppe Antonio Galletta, che chiese appunto l'interessamento dell'imprenditore mafioso Domenico Laurendi, storico uomo della cosca Alvaro per procacciare voti in favore di Siclari, candidato al Senato della Repubblica nella lista di Forza Italia - collegio uninominale "Calabria 4" di Reggio Calabria, che verrà successivamente eletto con ampia percentuale di voti.

Interessato da Galletta, Laurendi si dimostra molto interessato e già dopo il primo confronto preliminare, inizia a spargere la voce tra gli uomini della famiglia. L'accordo tra la 'ndrangheta e il futuro senatore Siclari sarebbe stato raggiunto in un incontro presso il B'Art di Reggio Calabria, locale ubicato accanto al Teatro Comunale "Francesco Cilea". E Siclari sarebbe stato consapevole della circostanza che il soggetto che si impegnava a reclutare i suffragi era intraneo a consorteria di tipo mafioso. Così nasce dunque l'accordo illecito funzionale allo scambio tra utilità corrisposte dai candidati e sostegno offerto dalla famiglia mafiosa nella specifica campagna elettorale del 2018.

Grazie ad un servizio di appostamento svolto dalla Questura di Reggio Calabria, gli agenti della Squadra Mobile documentano l'incontro, durato circa 40 minuti: "Non è stato possibile captare la conversazione intercorsa tra lo ndranghetista ed il politico perché, in quel momento, LAURENDI Domenico aveva rimosso dal proprio telefono cellulare l'applicazione che consentiva l'ascolto audio dei dialoghi, che è stata ripristinata solo la sera del 3 marzo 2018" è scritto nelle carte d'indagine.

Si va al voto e Laurendi dimostra di essere molto interessato al risultato di Siclari, dato che persino nel giorno stesso delle consultazioni istruisce un gruppo di persone perché il loro voto venisse espresso, per quanto concerne il Senato, in favore di Siclari e per la Camera dei Deputati, in favore di Luigi Fedele, candidato di "Noi per l'Italia", in lista nel proporzionale Camera Sud, già esponente di Forza Italia e ex assessore regionale, nonché originario di Sant'Eufemia d'Aspromonte.

Così tra l'altro si esprime Laurendi quando esterna le ragioni del voto in favore di Marco Siclari: "Questo qua è in Forza Italia ... questo amico mio ... questo è un dottore, Marco Siclari, di qua, quello che ha i supermercati qua a Reggio e cose, ed è a Roma! E' un amico nostro questo ... è un medico!".

Ufficializzata la vittoria elettorale di Siclari, la mattina del 5 marzo 2018, Domenico Laurendi contatta l'amico Peppe Galletta, mettendo in rilievo il successo conseguito dal loro candidato nei centri urbani di Sinopoli e Santa Eufemia, dove aveva battuto finanche il candidato originario del posto Gigi Fedele, candidato alla Camera dei Deputati ("Si! Si! Ha superato, si può dire, pure alle ... al candidato del... del paese?'). I due esprimono massima soddisfazione, ancor più alla luce della netta vittoria nel resto del paese del Movimento 5 Stelle che, proprio nel Sud Italia, si era aggiudicato la più parte dei seggi sia alla Camera che al Senato (... ondata ... stelle... che c'è stata ... ilpezzio.. Gli euforici commenti post-elettorali non si fermano. Nel tardo pomeriggio del 5 marzo 2018 Laurendi commenta con un soggetto non identificato la strepitosa affermazione elettorale di Marco Siclari. ("... qua ha preso quattrocento voti! Quattrocento e qualche cosa! Solo a SantEufemia. Ne ha presi più quello").

Ma arriva ben presto il tempo di battere cassa.

In cambio dell'appoggio elettorale che avrebbe ricevuto, Siclari si sarebbe posto nei confronti della ndrangheta come un uomo a disposizione con cui poter dialogare, secondo le necessità. E infatti, nel maggio 2018, Laurendi contatta Galletta per incontrare nuovamente Siclari L'apparente motivazione di quella richiesta era poter parlare de visu col parlamentare per "una consulenza", non meglio specificata ("e allora, no, perché volevo chiedere, cioè, una consulena per lui, più, più ... come dire"). Dalle intercettazioni raccolte dalla Squadra Mobile su input del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, e del pm antimafia, Giulia Pantano, emergerebbe come Laurendi avesse chiesto di veicolare al politico la sua richiesta di intervento per fare ottenere un trasferimento ad un dipendente, originario di Messina, non meglio indicato : "eh, per quella cosa che gli facciamo qualche trasferimento nella Sicilia, nella Calabria, nella Puglia e vi, e vedi che di qua di Messina ...(incomprensibile)..., allora". A fronte di questa sollecitazione, Galletta rassicura che per il tramite di Siclari avrebbe interessato il Presidente del Parlamento Europeo in carica, Antonio Tajani, che aveva un contatto con un soggetto di Riccione che avrebbe potuto risolvere la vicenda nel senso auspicato dal mafioso ("questo qua ora, ora, eeh, pensi che la prossima settimana dobbiamo parlare perché Tafani a questo qua, Tajani, personalmente lo conosce a questo../ questo qua è di Riccione"). Circa un mese dopo si comprende qualcosa in più quando Laurendi chiede a Galletta di avere informazioni su "sollecito per una sua parente che lavora alle Poste". La donna, infatti, è la moglie di uno degli affiliati alla cosca Alvaro, coinvolto nell'inchiesta, Natale Lupoi, detto "Beccaccia", pregiudicato per reati di 'ndrangheta. Passano un paio di giorni e Galletta comunica con soddisfazione all'amico imprenditore e uomo degli Alvaro che la dipendente delle Poste era stata inserita nell'elenco dei trasferimenti previsti per il mese di settembre ("Dille che sta ... che a settembre è inserita in quell'elenco ... va bene?!').

Sarebbe pertanto evidente che Laurendi - che si era impegnato a fornire al Senatore Siclari l'appoggio elettorale della sua 'ndrina - "ripagava" i sodali, secondo il patto scellerato che aveva "siglato" con il politico, sollecitando servigi, interessi e/o utilità anche in favore di parenti. La donna, infatti, doveva essere trasferita dal Nord e riuscirà nel proprio intento attraverso un articolato stratagemma. La donna, impiegata presso l'ufficio postale di Varese, ha avuto il trasferimento in Messina, paese di origine del marito, come richiesto a Siclari da Laurendi; trasferimento che diventerà operativo proprio negli scorsi giorni. Non un'operazione facile, dato che all'interno dell'azienda Poste Italiane spa la procedura di mobilità dei dipendenti è disciplinata anche sulla base di accordi stilati tra i sindacati e l'impresa all'interno dei quali si fissano requisiti di partecipazione al bando per la mobilità e si scandisce la procedura per la presentazione della domanda (fissando i limiti temporali) e le regole per l'attribuzione del punteggio per ogni concorrente. Le sedi vengono scelte a livello centrale ed individuate sulla base di esigenze tecnico- produttive ed aziendali (è l'azienda che stabilisce il numero di risorse necessarie per ogni provincia e per ogni singola mansione o incarico, ad esempio porta lettere, operatori di sportello, specialisti finanziari ed altro) e le stesse non sono note al dipendente al momento di presentazione della domanda.

La donna, quindi, non aveva i requisiti per ritornare al Sud. Ma nulla è impossibile a politica e 'ndrangheta a braccetto.

E, infatti, gli uomini del clan Alvaro ben pensarono di rivolgersi al candidato di riferimento, Siclari, perché, tramite le sue importanti amicizie, "intercedesse" presso Poste Italiane per la "creazione del posto" di "consulente finanziario mobile" presso la filiale Messina 1. La ragnatela, quindi, la creazione della quale è stata inframmezzata da contatti mediati e immediati di Laurendi con Siclari, fu imbastita ben bene e per tempo, nel mentre a giugno del 2018 si ebbe già sentore di un accordo con i Sindacati, del quale anche Laurendi. Stando alle indagini, la concatenazione degli eventi consentirebbe quindi con ferrea logica, suffragata da precisi riscontri fattuali, di ritenere con che Siclari, raggiunto dal clan, promise utilità in favore di quest'ultimo siglando il patto promissorio illecito e dovette quindi impegnarsi, allorquando i mafiosi, che lo avevano votato come da promessa, batterono cassa chiedendo in primo luogo di fare ottenere alla postale il trasferimento tanto agognato, poi realizzatosi alla fine dell'anno 2019, al termine della procedura iniziata però sulla base dell'accordo tra l'Ente e i sindacati il 21 marzo 2019 e poi con l'inserimento della domanda di disponibilità alla mobilità verso l'ufficio di Messina 1 da parte della donna l'11 aprile 2019. Infatti presso la filiale di Messina 1 non era prevista tale figura professionale (la donna infatti non prese il posto di alcun collega) né mai nè a livello centrale né a livello decentrato si era registrata tale necessità, tanto che presso l'ufficio centrale mobilità non vi è traccia alcuna di precedenti regolari richieste. In altri termini, nell'anno 2019, il "posto" di consulente finanziario mobile a Messina è stato creato ad hoc per soddisfare un'esigenza esclusivamente personale della dipendente e non già per un effettivo fabbisogno di quella filiale e/o rispondente alle esigenze tecnico-produttive e organizzative aziendali. Così si sarebbe assicurata la mobilità della dipendente "raccomandata" dalla ndrangheta degli Alvaro e sponsorizzata dal politico Siclari, che aveva un "debito di riconoscenza" verso la cosca.