Dossier
 

Rapporti e affari dei Mancuso con i De Stefano e le cosche reggine

reggiocalabria archi600di Claudio Cordova - Stabili e costanti i rapporti tra la cosca Mancuso, appartenente al gotha della 'ndrangheta, e le famiglie della provincia di Reggio Calabria. I rapporti emergono dall'inchiesta "Rinascita-Scott", con cui la Procura di Catanzaro ha disarticolato il clan, colpendone la borghesia mafiosa e i collegamenti con la massoneria. Anche su affari più marcatamente mafiosi, i contatti risultano proficui e redditizi. E' il caso della cessione di un carico di cocaina di parte di Pasquale Gallone (per conto di Luigi Mancuso) in favore di Lorenzo Polimeno, emissario del boss Orazio De Stefano, elemento apicale dello storico clan del quartiere Archi di Reggio Calabria.

Pasquale Gallone, in una conversazione intercettata chiede a Lorenzo Polimeno: "...come sta andando quella cosa?" e il Polimeno:".. .quella regge da sola ...quella è una cosa che cammina da sola...". Gallone: "...con quella può lavorare perchè in quella maniera non ce n'è ... solo porcherie ci sono in giro...". Lorenzo Polimeno, rammentando che l'operazione doveva essere effettuata per aiutare un amico in difficoltà ribadiva che loro "...non hanno mai messo mani in queste cose, abbiamo sempre preferito starne fuori . . . li si abbusca galera..... Gallone: "...si prende venti anni di galera, trenta anni di galera per queste porcherie.. .". Sempre Gallone ribadisce quali dovessero esse le modalità di pagamenti della sostanza stupefacente e la necessità che il tutto si svolgesse in maniera puntuale (" ...(incomprensibile)...è una cosa che serve per noi personalmente...per...e ce l'ha data...se no non gliene danno a nessuno..." Polimeno replica: "...no e state scherzando....è un impegno che ci siamo assunti in prima persona..."; Gallone: " ...vedete che 37 ne vogliono... ...(incomprensibile parla a bassa voce)...meno di 37 già gliela diamo ad un mese...dice "ma meno di 37 non gliela possiamo dare questa qua...se poi è un'altra qualità gliela diamo molto ma molto...molto di meno" no gliela dobbiamo dare buona per non fare di non fare brutta figura...".

Queste conversazioni sono precedute da una del 20 giugno 2016 in cui Polimeno riferisce a Gallone "...mi ha dato una 'mbasciata per lo ZIO... che gli interessava che voleva favorire un nostro amico.., siccome ci hanno indirizzati che in aria in aria qui è coperta la situazione ..." precisando che l'operazione era esclusivamente per aiutare un amico. Gallone ribadiva il concetto "...lui di queste cose non ne ha mai voluto a che sapere ... di questa porcheria lui è stato sempre contrario . .." riferendosi a Luigi Mancuso, ed aggiunge che era a conoscenza che prima " ...c'era roba buona, ma buona... adesso in questo momento hanno proprio porcheria..." e che "...posso vedere e chiedere...". Polimeno esclude la "porcheria" indirizzandosi solo su "...quella buona ... a scaglie è buona. .." e Gallone gli risponde che ". ..la cacciavano cara .. . cara a 35 o 37... " e prometteva d'interessarsi con un "...caro amico nostro di Gioia Tauro ..." pur avendo "...un altro amico nostro di Plati...". Polimeno ribadisce nuovamente la ' mbasciata "...lui mi ha detto - digli allo ZIO che dall'impegno che viene assunto ne risponde lui in prima persona - lui come prima persona con lo ZIO, tempo che gli raccogliamo i soldi e di farglieli avere ... non lo so quanto ... ve lo dirò al momento che voi mi dite ci vogliono tot ... e vi dico guardate venti giorni, un mese, quindi giorni, dieci giorni, è possibile non è possibile ...". Gallone rimarca il disinteressamento in quanto ...noi siamo rimasti sempre fuori ... noi ci arrangiamo diversamente.., anche se certe volte uno li paga innocentemente queste cose..., e riferendosi a Luigi Mancuso "...lui, adesso ci vuole, ha fatto vent'anni innocente sopra queste porcherie, che non c'entrava niente, non ne ha mai voluto sapere ... e ha fatto vent'anni ...però lui sempre quell'obiettivo lo ha avuto sempre "di quella non ne voglio mai a che sapere..." e sottolineava il rischio dell'investire in questo settore " ...e che sopra queste cose se ne perdono soldi . voglia ... un nostro amico ci ha rimesso due milioni di euro. ..". In un passo della conversazione, è chiaro che Gallone facesse riferimento ad una precedente cessione di stupefacenti di circa 20 chilogrammi. Pasquale Gallone, al riguardo, rappresentando l'amicizia con un soggetto di Gioia Tauro, riferiva che un caro amico di Gioia Tauro, avrebbe chiesto il loro interessamento al fine di cedere ingenti partite di stupefacente, ed al riguardo, nonostante una meramente asserita riluttanza al riguardo, avrebbero trovato un acquirente al quale erano stati ceduti 20 chili di stupefacente. Quanto al prezzo, su richiesta di Polimeno, Gallone specifica che la cessione precedente dei venti chili di cocaina fosse stata fatta a 35, quindi aggiungeva che con ogni probabilità avrebbero chiuso la nuova cessione a 37: "U: Allora intorno i trentacinque-trentasette pensate che si riesce a chiudere..."; "...P: ... (parla a bassa voce) ... abbiamo preso e gliel'ha data a trentacinque a trentacinque ... venti chili me ne ha preso dove c'è tutta ... quantitativo ... io penso che un pacco di questi tuoi a trentasette ce la da ... può essere anche di meno e ... che gli dico che è una cosa mia personale ... che gli dico che mi serve a me personalmente ... ora vediamo ...".

Mancuso, una volta scarcerato, manteneva con costanza i suoi rapporti con le principali famiglie mafiose del reggine, quali i Coluccio di Siderno, gli Alvaro e i Polimeno di Sinopoli.

Sono documentati, infatti, i sistematici summit avvenuti tra Luigi Mancuso e i principali esponenti delle cosche menzionate, anche nel periodo in cui Luigi Mancuso si rendeva irreperibile. Quanto ai rapporti con i Coluccio, essi sono stati favoriti dalla continua disponibilità di Giuseppe Rizzo classe 1982, il quale oltre a farsi latore delle ambasciate per conto dello "Zio", favoriva materialmente gli incontri facendo da autista per il boss. Nell'indagine Acero, come risulta dagli accertamenti svolti dai ROS di Roma, era emersa l'organizzazione volta al narcotraffico da parte delle consorteria dei Coluccio e quella di Limbadi, in cui si stagliava, con il ruolo di intermediario, la figura di Giuseppe Rizzo che, in quel momento storico viveva a Milano e gestiva il "Bar Brianza". Rizzo, per conto di Luigi Mancuso, si sarebbe recato anche a Sinopoli per incontrare gli Alvaro. In particolare, l'11 maggio 2013, Rizzo, recatosi a Sinopoli, inutilmente si metteva alla ricerca dei fratelli Francesco Paolo Alvaro e Antonio Alvaro, detto "nano". Mancuso, una volta riacquistata la libertà, ha ripreso attivamente i suoi rapporti illeciti con gli Alvaro e i Coluccio, tramite l'essenziale ruolo svolto da Giuseppe Rizzo. Non bisogna dimenticare, infatti, che Mancuso non poteva spostarsi da Limbadi, essendo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e, inoltre, non avrebbe mai commesso l'ingenuità di incontrare direttamente, se non con le accortezze predisposte, i suoi sodali.

Il ruolo di Rizzo, in questa fase, si è rivelato essere non solo quello del mero autista e accompagnatore, ma di fidatissimo uomo al quale venivano lasciate le ambasciate da portare nelle occasioni in cui il Mancuso decideva di non spostarsi dalla propria abitazione. Negli altri casi, come dimostrato, i sodali di Reggio Calabria raggiungevano il boss sempre scortati da Rizzo, che lasciava i vari soggetti, effettuando più viaggi, presso un'area dove i boss potevano parlare indisturbati (nel senso di ridurre al minimo il rischio di essere intercettati). Anche nei mesi successivi, Giuseppe Rizzo continuava a svolgere il ruolo di autista per Luigi Mancuso, Giuseppe Rizzo compare, altresì, a proposito della vicenda Trust Plastron inerente ai rapporti tra Luigi Mancuso e Giancarlo Pittelli, in data 16 aprile 2018, quando avviene l'incontro con Luigi Mancuso, Pittelli e Giuseppe Rizzo per individuare la soluzione dell'esposizione debitoria dell'avvocato a causa dei fratelli Basile e, reciprocamente, il debito di Pittelli nei loro confronti per l'ammontare di 200.000 euro. Giuseppe Rizzo sarà colui il quale, su mandato di Luigi Mancuso, a seguito della grave rissa verificatasi nella discoteca di Tropea "Punta Cana" ingaggiata da Giuseppe e Angelo Barbieri - relativa al mancato pagamento del conto e sfociata nel ferimento di decine di persone con bottiglie di vetro e in cui rimaneva coinvolto Emanuele Mancuso - andrà a chiamare, da parte di Luigi Mancuso, lo zio di Giuseppe e Angelo Barbieri, pezzo grosso della criminalità, per affrontare le conseguenze dell'episodio venutosi a creare.

Insomma, apparirebbe evidente il ruolo di Giuseppe Rizzo quale messaggero di Luigi Mancuso e, al contempo, il ruolo del Mancuso quale capo assoluto che interviene a dirimere le controversie sul territorio vibonese al fine di garantire la pace e in funzione di controllo.