Dossier
 

L'appoggio elettorale della 'ndrangheta e poi l'asservimento ai clan: la caduta di Gianluca Callipo

callipo gianluca2di Claudio Cordova - Giovane sindaco di Pizzo in ascesa, presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, ma, evidentemente, già prono agli accordi con la 'ndrangheta. Tra gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta "Rinascita-Scott" anche il sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo. Un coinvolgimento per i più inaspettato, dato che Callipo era identificato come un esponente della nuova politica, su cui tanti riponevano speranze e fiducia.

Eppure, dalle indagini svolte dal Ros dei Carabinieri, sarebbero emersi i rapporti e le cointeressenza tra gli esponenti della 'ndrangheta operativa su Pizzo, legata ai Bonavota e capeggiata da Salvatore Mazzotta, e gli esponenti politici quali il sindaco Gianluca Callipo, ma anche il comandante della Polizia municipale Enrico Caria, o Daniele Pulitano.

Agli atti dell'inchiesta, alcune pratiche di interesse delle famiglie mafiose, che Callipo avrebbe agevolato o, almeno, non ostacolato. Condotte che costano al giovane sindaco l'accusa di abuso d'ufficio, ma che, unite al resto degli elementi, valgono anche la provvisoria imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa. Il compendio investigativo dimostrerebbe come il sostegno elettorale in favore di Gianluca Callipo, per le elezioni a sindaco del comune di Pizzo dell'11 giugno 2017, è provenuto dalla 'ndrina di Pizzo, come dimostrato dalle intercettazioni tra Luca Belsito e Paolo Santaguida. Gli appartenenti alla 'ndrangheta napitina, affermano di aver orientato i voti a favore di Gianluca Callipo contro l'avversario politico Borrello, evidenziando le proprie capacita di spostare "l'ago della bilancia" nelle elezioni comunali.

La madre di Mazzotta, nel colloquio in carcere con il figlio, su richiesta di quegli, conferma di aver assicurato i voti al Callipo, dicendo di aver portato con sé a votare almeno una decina di persone,  raccontando al figlio che il Callipo non perdeva occasione per salutarla ogni qual volta la incontrava per strada. In un'altra conversazione, Luca Belsito si lamenta perché Callipo, nonostante avesse chiesto (e ottenuto) i voti e dunque fosse diventato sindaco del comune di Pizzo Calabro, non si fosse adoperato in loro favore, bloccando i lavori per la realizzazione di nuove case, progetto di loro interesse. Il sostegno della cosca locale per la rielezione del sindaco Gianluca Callipo rappresenterebbe lo scenario in cui si incastonano svariati episodi di sostegno della cosca da parte dell'amministrazione comunale diretta da Gianluca Callipo.

Le carte di indagine parlano di condotte omissive, che hanno di fatto posto nel nulla ordinanze comunali che vedevano come destinatari la De Caria (madre di Salvatore Francesco Mazzotta) o i parenti dei Mazzotta stesso, in concorso con dirigenti dell'amministrazione locale e con il comandante dei vigili urbani. Tutte azioni che sarebbero sono ascrivibili a Callipo nell'ottica di favorire la cosca. L'intera gestione comunale sarebbe asservita piuttosto a logiche personali, estranee e contrastanti con il perseguimento dell'interesse pubblico, piegate al benessere delle attività economiche e commerciali gestite da Callipo e dalla sua famiglia, nonché condizionata consapevolmente al benestare della cosca dominante sul territorio, nei confronti della quale opera talvolta in maniera pilatesca, talaltra con atteggiamenti di favore.

Ulteriori elementi in ordine al completo assoggettamento dell'Amministrazione comunale di Pizzo Calabro, nonché ai voleri della indrina investigata troverebbero riscontro nella vicenda relativa al caso dell'abitazione, in località Marinella di Pizzo, nella disponibilità di Domenico Antonio Ciconte, elemento ritenuto organico alla ndrangheta delle Presene vibonesi, zio di Mazzotta. Una questione che il sindaco avrebbe concertato con gli uomini di 'ndrangheta. Per gli inquirenti infatti appare evidente come Salvatore Mazzotta esponente di vertice della struttura di ' ndrangheta egemone a Pizzo legato ai Bonavota- tra l'altro in quel periodo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza - abbia pianificato l'incontro con Callipo per accordarsi anche sulla "pratica" dello zio. Così emergerebbe anche la figura di Enrico Caria che, nelle funzioni di comandante della polizia municipale del comune di Pizzo, che avrebbe omesso ogni azione doverosa, nei confronti dei soggetti resisi autori delle condotte illegittime, nella piena consapevolezza della loro appartenenza alla ndrangheta. II concorso esterno contestato al Caria si evince da una pluralità di condotte (anche omissive), realizzate dall'indagato, in favore della consorteria diretta da Mazzotta, come si va a dimostrare dall'analisi delle condotte realizzate dal comandante. Callipo, in funzione di sindaco, e Caria, quale comandante del corpo dei vigili urbani del comune di Pizzo, avrebbero agito in maniera sistematica e costante, nell'interesse di soggetti appartenenti alla ndrangheta, quali Salvatore Mazzotta, capo dell'articolazione su Pizzo collegata ai Bonavota di Sant'Onofrio, Francesco Isolabella collegato al boss Saverio Razionale. In particolare sarebbero emerse cointeressenze significative tra Callipo e Isolabella, al punto da portare il primo ad asservire la funzione pubblica a i propri interessi personali e, altresì, un rapporto di strettissima connivenza tra Callipo, Caria e i Mazzotta-De Caria, che ha portato ad assecondare in maniera costante gli interessi della consorteria.

Callipo quindi sarebbe stato appoggiato dalla 'ndrangheta, come testimoniato dalla conversazione tra la De Caria e Mazzotta, in occasione del colloquio carcerario intrattenuto con il figlio, in cui placidamente si sostiene che i voti sono stati dati al Callipo impedendo che fosse votato il suo antagonista politico e che, in cambio abbia concretamente messo a disposizione la sua funzione, attraverso diverse condotte omissive. Il comportamento del Sindaco, spesso sollecitato direttamente da Salvatore Mazzotta che ha incontrato personalmente il sindaco per concordare la risoluzione di questioni con il Comune, ha agevolato e rafforzato sia la presenza sul territorio dell'articolazione di ndrangheta capeggiata dal Mazzotta stesso, sia contribuito ad agevolarne le attività. Fondamentali, sul conto del giovane sindaco la mancata esecuzione di ordinanze e l'aver consentito di fatto la prosecuzione, in assenza di formali titoli autorizzativi, la prosecuzione di attività commerciali all'interno di locali o di aree pubbliche (attività funzionati al perseguimento degli interessi di Mazzotta, come meglio si approfondirà nel prosieguo della trattazione) ha contribuito ad incrementare le risorse economiche e finanziarie della consorteria, anche a discapito di altri soggetti privati che, senza vantare l'appartenenza crimirole, non avrebbero mai goduto del "trattamento di favore" riservato al capo della consorteria di Pizzo, Salvatore Mazzotta, e alla sua famiglia.