Dossier
 

Il colonnello dei Carabinieri "gola profonda" dell'avvocato Giancarlo Pittelli

tenentecolonnellocarabinieridi Claudio Cordova - Una "gola profonda" all'interno dell'Arma dei Carabinieri, peraltro con un grado apicale. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta "Rinascita-Scott", il tenente colonnello Giorgio Naselli, con un passato in Calabria, ma accusato di rivelazioni dolose di segreto d'ufficio da comandante provinciale di Teramo. Numerosissimi i contatti intrattenuti tra Giancarlo Pittelli e Giorgio Naselli, che dal 2006 al 2017, ha rivestito incarichi direttivi all'interno dell'Arma dei Carabinieri, all'interno del Reparto Operativo Nucleo Investigativo di Catanzaro, nonché all'interno del Comando Legione Carabinieri Calabria.

Dunque, Naselli, proprio nei momenti delicatissimi attraversati degli uffici requirenti catanzaresi - momenti che tanto clamore mediatico hanno suscitato, sicché era impossibile non conoscere in termini generali gli accadimenti dell'epoca - rivestiva un importante incarico investigativo nel distretto di Catanzaro come Comandante del Reparto Operativo Nucleo Investigativo della città e - al contempo - consolidava il proprio rapporto di frequentazione ed amicizia proprio con Pittelli (già indagato negli uffici giudiziari salernitani a seguito dei fatti del 2007), che nel tempo ha altresì assunto la qualifica di imputato nel procedimento sopra richiamato e deciso dalla Corte d'Appello di Salerno, in seguito ai fatti di "Why not" e "Poseidone". 

A Pittelli, l'ufficiale sarebbe legato da debiti di "favori", anzi, come dice Pittelli in una conversazione intercettata, "cose" non meglio identificate, ma che l'ex senatore avrebbe fatto per il carabiniere.

All'ufficiale dell'Arma, l'avvocato chiedeva di acquisire e di fornirgli informazioni sull'attività svolta dal Comando Arma di Pioltello, in ordine all'escussione di un proprio assistito, per una vicenda concernente un assegno scoperto. Pittelli contattava Naselli per avere notizie riguardanti un suo "amico", un "fratello" (Giuseppe Mazzei) che, per come riferiva l'avvocato, era stato chiamato dai Carabinieri di Pioltello per essere sentito, verosimilmente in merito ad una denuncia fatta per truffa. I contatti proseguivano nei giorni successivi, finalizzati ad acquisire informazioni, tramite l'amicizia" con il colonnello. Pittelli chiama il colonnello "Giorgione", "Giorgino", "Giorgiarè" e il colonnello, nell'accomiatarsi, gli invia "un salutone"- che per l'amicizia" sarebbe stato disposto a violare, come in effetti violerà, i suoi obblighi professionali - sullo sviluppo della vicenda che, a ben vedere, non si era svolta nei termini prospettati da Pittelli a Naselli. Documentati i rapporti ambigui tra il Naselli e il Pittelli, il rapporto tra Naselli e Oliveri (ritenuto il "portafoglio" della famiglia mafiosa dei Piromalli), lo scambio dei favori tra l'avvocato e il comandante, in questa sede è sufficiente richiamare il chiaro contenuto di una conversazione in cui si ascolta Naselli che dice all'avvocato, incontrandolo di persona nei pressi del suo studio legale a Catanzaro in data 3 agosto 2019: "A Roberto! Pare che ha la finanza addosso".

I due parlano inoltre dell'intestazione fittizia della società Mc Metalli S.r.l. contestata all'imprenditore Rocco Delfino, in concorso con gli avvocati Giulio Calabretta (fratello dell'amministratore formale Giuseppe Calabretta) e Giancarlo Pittelli, avvalendosi altresì del contributo del tenente colonnello Giorgio Naselli. I contatti telefonici che hanno consentito di far luce sulla vicenda sono partiti il 15 settembre 2018 tra i due avvocati, Pittelli e Calabretta, su richiesta di quest'ultimo, per conto di Rocco Delfino "per la questione di Teramo". Nei giorni successivi si protraevano i contatti relativi alla medesima questione, per la quale, come si evince dal contenuto della conversazione del 19 settembre 2018 tra Pittelli e il primo aveva incaricato una "persona" che lo avrebbe rassicurato dicendogli "Aspetta che adesso vedo io, mi muovo io".

Il giorno successivo, 20 settembre 2018, dopo essersi accordati telefonicamente, Calabretta incontrava Giancarlo Pittelli presso il suo studio in Catanzaro. Il giorno 21 settembre 2019, Pittelli viene contattato da Giorgio Naselli e i due facevano riferimento ad un successivo incontro, in cui avrebbero dovuto affrontare "quella procedura che poteva servire", rispetto alla quale il Naselli rispondeva: "Allora quell'altra pratica, quell'altra pratica è stata trattata, è ancora pendente presso la prefettura questa qua, non so se hanno fatto l'avvio del procedimento e quant'altro ma è un po' particolare quella pratica, eh" Qualche ora dopo la riportata conversazione, Pittelli chiama a Giulio Calabretta e i due si accordano per vedersi il giorno dopo con il "comune cliente" che, come si accerterà attraverso le immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza isulterà essere Rocco Delfino. Durante l'incontro, il Pittelli contatterà Giorgio Naselli. Dal tenore della conversazione si chiarisce che l'interessamento del Naselli era stato richiesto nell'interesse del Delfino. Il 2 ottobre 2018 viene censita una conversazione tra Pittelli e Naselli in cui l'ufficiale tranquillizzava l'interlocutore dicendogli: "oggi stiamo lavorando per quella pratica tua là" [...j "A uno il tribunale di sorveglianza Io ha riabilitato a quel Delfino, eh". La conversazione si ricollega alla richiesta fatta da Pittelli in una conversazione avvenuta nei giorni precedenti, nel corso della quale l'avvocato chiedeva a Naselli se la "pratica" di interesse (ovvero quella riferita Delfino) e pendente presso la Prefettura di Teramo si potesse "raddrizzare", lasciandola "decantare", attraverso l'allungamento dei tempi che avrebbero consentito al Delfino di riabilitarsi appare chiaro come il Naselli, violando la regola sul segreto istruttoria imposta dalla legge sul procedimento amministrativo, non solo rivelava lo stato della pratica riferita al Delfino, ma si prodigava per allungarne i tempi al fine di consentire che la procedura si risolvesse in favore del Delfino: "Oggi stiamo lavorando per quella pratica tua là". In quella occasione, Naselli manifestava la perplessità relativa alla chiara riferibilità della Metalli S.r.l. al Delfino, in quanto, sentito Giuseppe Calabretta, amministratore della società, lo stesso aveva affermato che tutte le scelte fossero da riferirsi al fratello e che, pertanto appariva chiaro che si trattasse di una "testa di cartone". Già queste risultanze confortano ulteriormente quelle trapelate dalla conversazione, sopra riportata, in cui Naselli chiariva a Pittelli che il "fratello" (dell'avvocato, quindi, Giuseppe Calabretta che, come dimostrato è documentalmente provato essere intestatario delle quote) fosse una testa di cartone e che il dato che l'altra intestataria fosse la "fidanzata" (Ilenia Tripolino, fidanzata del figlio di Delfino) era un altro chiaro sintomo della fittizietà dell'intestazione della società. 

Per evidenziare la piena consapevolezza da parte di Giancarlo Pittelli dell'appartenenza mafiosa e i collegamenti tra Rocco Delfino e i Mancuso, gli inquirenti menzionano la conversazione intercorsa tra Giovanni Giamborino e Nazzareno Pugliese (compare Neno), in cui si fa riferimento a due incontri di 'ndrangheta, uno del giorno 1 agosto 2017, l'altro del 7 agosto 2017, ai quali partecipavano, tra gli altri, Luigi Mancuso, lo stesso Giamborino, Rocco Delfino e Giancarlo Pittelli Quanto a Naselli, la consapevolezza dell'agevolazione emerge, in ragione del suo ufficio, per la piena conoscenza della vicenda, sei soggetti realmente interessati alla società e dei loro radicamenti nella 'ndrangheta.