Dossier
 

Ex senatore, avvocato e massone: Giancarlo Pittelli al servizio della cosca Mancuso

pittelligiancarlo600di Claudio Cordova - Sarebbe uno dei "riservati" della potentissima cosca Mancuso. Avvocato, ex senatore di Forza Italia, coinvolto nell'inchiesta "Why Not", ma uscitone indenne, massone, Giancarlo Pittelli viene arrestato nell'ambito dell'inchiesta "Rinascita-Scott", per i suoi rapporti criminali e istituzionali, messi al servizio, secondo la Dda di Catanzaro, della 'ndrangheta. L'avvocato Pittelli, avrebbe manifestato una scioltezza nel curare relazioni non solo in ambito "civile" (rappresentando il Mancuso in maniera insospettabile), ma anche negli stessi ambiti criminali, facendosi latore di ambasciate a Isola Capo Rizzuto e Cutro, per curare interessi non soltanto della cosca di Limbadi, e nelle interrelazioni con le cosche reggine.

Strettissimo il rapporto con il boss Luigi Mancuso. E numerosissimi i casi in cui l'ex senatore si interessa in nome e per conto del boss. A cominciare dalla vicenda riguardante il trasferimento di Francesco Cutrupi, direttore delle Poste italiane, presso la Regione Calabria, per cui i De Stefano avevano chiesto l'intervento di Luigi Mancuso. Pittelli viene costantemente contattato, tramite i più fidati uomini di Mancuso (Giovanni Giamborino e Pasquale Gallone) per essere trasportato da Mancuso, ogni qual volta lo stesso abbia necessità di interloquire con lui e si comprende che gli incontri fossero dettati dalla necessità di risolvere questioni legate agli interessi criminali della cosca, come ad esempio accadeva nel summit finalizzato a favorire il direttore delle poste legato ai De Stefano. In quell'occasione, Pittelli coinvolgeva l'imprenditore Pino Cosentino (presidente del Catanzaro Calcio) e si rendeva disponibile a farsi latore di ambasciate anche nella zona di Isola Capo Rizzuto e Cutro, per conto dei Mancuso, finalizzate allo stesso obiettivo.

Il coinvolgimento dell'avvocato in affari personali del Mancuso emerge chiaramente dalle conversazioni in cui è stato intercettato il suo interessamento affinché la figlia del boss Maria Teresa Mancuso, studentessa di medicina all'università di Messina, superasse l'esame di "istologia", attraverso il contatto con il Rettore dell'Ateneo al quale veniva presentata la figlia del Mancuso. E l'avvocato sarebbe stato sempre cosciente delle sue condotte illecite. La preoccupazione del Pittelli di essere pedinato o sottoposto ad indagini emerge in varie conversazioni, soprattutto successive alla notizia della collaborazione di Andrea Mantella Il timore di essere pedinato era fondato su una serie di circostanze, tra cui, quella del pentimento di Andrea Mantella. In tale occasione l'avvocato Pittelli, sfruttando tutti i suoi canali di conoscenze, si era "procurato" atti d'indagine coperti da segreto, quali appunto i verbali di interrogatorio del pentito. Contestualmente riceverà la richiesta, da parte di Luigi Mancuso, di attivarsi per apprendere tutti i dettagli della collaborazione in corso. Ciò è quanto emerge dalla conversazione del 29 luglio 2016, in cui Giovanni Giamborino, su mandato di Mancuso, contatta l'avvocato per prendere un appuntamento di persona. Successivamente all'incontro, nella macchina di Giamborino si terrà una conversazione tra costui e Rosario La Bella da cui emergeranno i contenuti del colloquio con Pittelli, precisando che stava facendo dichiarazioni anche su avvocati, medici e imprenditori, su tutti i "malandrini" e che questa collaborazione avrebbe portato all'arresto di quattrocento persone, perché "lui sapeva di tutto e di più": Emergono inoltre cointeressenze tra Pittelli e Giovanni Giamborino a proposito della costruzione di un immobile da parte del secondo a Vibo Valentia, rispetto al quale Pittelli si sarebbe interessato per far sistemare, con un canone di locazione, gli uffici di una filiale di banca IGEA, dirottandone la costituzione - prevista a Catanzaro - su Vibo Valentia Il Pittelli risulta pure prodigarsi per qualsiasi tipo di richiesta nei confronti degli appartenenti alla cosca perfino quella dell'amico Giamborino di procurargli una macchina da acquistare, nonostante la sua difficile condizione finanziaria che, a causa di una segnalazione al CAI gli avrebbe impedito di onorare da subito le rate di un'eventuale prestito che gli sarebbe stato concesso nel periodo del marzo 2016. Dopo una serie di contatti intrattenuti dall'avvocato Pittelli, senza i quali Giamborino non sarebbe mai riuscito ad acquistare la macchina, Giamborino, parlando con Rosario La Bella', affermava: "l'avvocato me l'ha fatta prendere a me la macchina". Si comprende, dal tenore delle successive conversazioni, che Giamborino pagherà alcune rate a mezzo assegno e, nei momenti di incapienza, manderà Pittelli dal concessionario per il rinnovo del titolo. Ulteriore episodio, degno di nota per lumeggiare meglio il molo del legale e la natura dei suoi rapporti con il Mancuso e, più in genere, con i boss della 'ndrangheta calabrese, è l'incontro, definito dallo stesso Pittelli "summit", avvenuto il 12 giugno 2018, presso l'abitazione di Pasquale Gallone, dove c'era Luigi Mancuso e al quale prendevano parte Saverio Razionale e Gianfranco Ferrante Ad un certo punto Razionale si isola con Pittelli per chiedergli di interessarsi, tramite le sue amicizie, affinché il figlio Francesco Razionale, medico, potesse inserirsi all'interno del "Gemelli" di Roma. Pittelli metterebbe a disposizione dei pezzi grossi della indrangheta, le sue conoscenze ai livelli apicali in ambito medico, universitario e, in generale, in ogni settore della società civile.

Per questo per gli inquirenti è un vero e proprio associato, dotato di un ruolo suo proprio (come accertato dalla frequenza e modalità degli incontri: "ritorno ogni settimana", Non a caso, con un'espressione azzeccata e che non ha bisogno di precisazioni, Santina Russo, cognata di Saverio Piperno, nel riferirsi a Pittelli (che veniva ricordato per essersi interessato della salute del piccolo Salvatore Mandaradoni, nipote di Giamborino, ricoverato all'ospedale Pugliese di Catanzaro e per il fatto di essere l'avvocato di quelli di là sotto (Limbadi)), affermava: "quindi è un mafioso!? [...]".

Pittelli faceva bene a temere le dichiarazioni del collaboratore Andrea Mantella, dato che il pentito si dilungherà non poco sul ruolo del legale. Importante l'interrogatorio del 17 giugno 2016 in cui Mantella inserisce Pittelli è all'interno di un contesto molto grigio, in una zona d'ombra nella quale si addensano tutti i più alti interessi delle persone con cui entra in contatto. Si tratta di relazioni intessute a condizione di reciprocità perché, come si evince globalmente, lo stesso Pittelli ne trae un tornaconto personale. Per fare un esempio, potrà contare sull'amico Comandante per tentare di risolvere la questione personale legata al villaggio turistico di Copanello potrà rendere favori ai boss (spendendo le entrature all'Università di Messina, piuttosto che presso vari ospedali italiani) che lo coinvolgono in varie questioni, anche legate ai rapporti tra cosche (come accaduto per l'affare Cangemi e per il trasferimento nei ruoli regionali di Cutrupi), otterrà nomine importanti in cambio di favori e interessamenti.

Non meravigliano, allora, le parole del Mantella che dichiara:

ADR.: nel 2002 quando sono uscito dal carcere in semilibertà, ho incontrato Saverio Razionale, che era mio compare di cresima avendomi cresimato presso il carcere di Paola; lui mi dava spesso dei consigli anche per questi rapporti che avevamo; mi consigliava, ad esempio, di non accettare inviti dai Mancuso per evitare la lupara bianca; in un'occasione mi ha anche fatto nominare e pagato l'avvocato Giancarlo Pittelli per ottenere un permesso premio.

Nel corso dell'interrogatorio datato 31 agosto 2016, il collaboratore ha fatto riferimento, senza mezzi termini, ai rapporti tra la ' ndrangheta e la massoneria, inquadrando in siffatti rapporti, la figura di Pittelli: "...omissis... ADR.: nell'ambiente si diceva che i massoni a Vibo, oltre a Bellantoni, erano Santo Lico, Tonino Daffinà, di recente Filippo Polistena; tutti questi soggetti 'avevano rapporti con la 'ndrangheta, nel senso che gli chiedevano dei favori e loro si mettono a disposizione, per ottenere provvedimenti amministrativi e autorizzazioni, favori in ospedale, posti di lavoro etc.; so che anche l'avvocato Talarico faceva queste cose ed era massone; su Catanzaro quelli che si prestavano a fare queste cose erano gli avvocati Pittelli e Torchia (Anselmo).

ADR.: so per certo che l'avvocato Pittelli e un massone che si prestava a fare favori ai suoi assistiti e a soggetti diversi, anche se non erano stati nominati; questo me lo disse Saverio Razionale quando mi disse che l'avvocato Pittelli era un "amico" e lo definiva "uno dei nostri"; io lo sapevo già prima che me lo dicesse Razionale e su ciò non ho dubbi, anche se non so se lo faccia ancora.

ADR.: Razionale Saverio me lo fece nominare, pagandolo lui un milione di lire, quando mi fece ottenere i benefici in relazione all'esecuzione della pena per l'omicidio Manco, facendo ricorso alla magistratura di sorveglianza di Catanzaro; credo tuttavia che in quella occasione avessi diritto ad ottenere i benefici; ho saputo da Lo Bianco Carmelo e da Patania Michele "Cicciobello" una volta che venne a trovarmi a "Villa Verde", nel primo pomeriggio di una domenica, che se la erano scampata sia "Cicciobello" che Pino Barba al processo "Nuova Alba", nonostante avessero la microspia in macchina e parlassero di tutto nelle intercettazioni, grazie all'avvocato Pittelli al quale avevano dato oltre 100.000 euro.

ADR.: lui mi disse che l'avvocato Pittella gli aveva suggerito di riferire che era una vittima della mafia quando in realtà non era vero poiché era lui un "mastro della mafia", come si dice in gergo nella copiata, ed era lui che mi diceva dove andare a posizionare le bottiglie per fare finta che si trattasse di estorsioni, in realtà non vere.

...omissis...

ADR.: ho saputo da Razionale che con l'avvocato Pittelli si potevano "aggiustare i processi"; mi disse anche che in una occasione "Peppe Mbrogghia", Giuseppe Mancuso, lo aveva picchiato perché non aveva tenuto fede ad un impegno assunto e che poi avevano messo pace anche perché per il suo spessore criminale si poteva fare poco.

ADR.: con riferimento alla possibilità di aggiustare i processi ricordo l'episodio delle armi o droga rinvenute a Gasparro Gregorio e Vinci Biagio, che poi lo stesso Gasparro ha ucciso nella cabina telefonica; in quella circostanza, per quanto riferitomi dal Razionale, Pittelli gli disse che uno dei due doveva rimanere dentro mentre l'altro avrebbe dovuto addossarsi lui le colpe; l'avvocato gli disse di decidere se far restare dentro Vinci o il nipote Gasparro e Razionale fece uscire il nipote Gasparro.

...omissis...

Sulla figura di Pittelli sono molto interessanti anche le dichiarazioni di Cosimo Virgiglio, che nella sua figura racchiude i ruoli di imprenditore, in contatto con la 'ndrangheta e massone di alto livello. Virgiglio riferisce sull'esistenza di logge deviate in cui avrebbero avuto un ruolo molto importante soggetti assai noti nel panorama calabrese

ADR.: della Loggia coperta facevano parte l'avvocato Pittelli e Chiaravalloti, magistrato poi divenuto Presidente della Regione, omissis, Enzo Speziali e il capitano Enzo Barbieri della Guardia di Finanza di Vibo; quest'ultimo era ben visto dell'ambasciatore Ugolini; lui era capitano dell'appuntato Sangianiti.

ADR.: l'avvocato Pittelli aveva una doppia appartenenza, una "pulita" con il GOI del distretto Catanzarese e poi una Loggia coperta "sussurrata"; lui aveva rapporti con quelli della Loggia di Petrolo di Vibo.

ADR.: a Catanzaro il carismatico era Pino Torchia, mentre Anselmo Torchia l'avvocato, era molto vicino a Chiaravalloti aveva il Tempio Coperto a Praialonga, in un villaggio turistico costituito da una serie di villette a schiera. Le parole del Virgiglio - oltre che a riscontrare le dichiarazioni del Mantella quanto ai collegamenti tra massoneria e ' ndrangheta e alla messa a disposizione del Pittelli nei confronti della ' ndrangheta - trovano perfetto riscontro, altresì, negli approfondimenti investigativi che hanno consentito di accertare e documentare:

I rapporti tra l' avvocato Pittelli e il giudice Giuseppe Chiaravalloti, divenuto in passato Presidente della Regione Calabria, indicato quale massone appartenenti alla stessa cerchia; L'appartenenza di Enzo Speziali e di Sabatino Marrazzo ai contesti massonici; l'appartenenza di Giancarlo Pittelli alla massoneria ufficiale nonché a quella "coperta" (alla quale apparteneva anche il giudice Chiaravalloti) Emblematiche alcune intercettazioni in cui emerge la richiesta di Pittelli di passare dalla loggia catanzarese a quella romana e le modalità di organizzazione di questo passaggio, in cui sono stati censiti dialoghi con Carlo Ricotti, appartenente al Grande Oriente d'Italia (personalità con cui il Pittelli si accreditava, tramite Giuseppe Messina per "l'investitura" romana); con Ugo Grimaldi; con Lorenzo Cesa (europarlamentare e segretario nazionale dell'UDC-NOI CON L'ITALIA) tramite il quale sperava di poter ottenere una sponsorizzazione per l'elezione a membro laico del CSM. Pittelli avrebbe a sua volta sponsorizzato l'ingresso nella loggia massonica del "Colonnello" (da individuarsi in Francesco Merone, colonnello dei Carabinieri con cui sono stati censiti numerosissimi contatti con il Pittelli, anche frequentazioni conviviali Sono molte le conversazioni in cui Pitteli informa il Messina di altri amici, professionisti di Reggio Calabria (tra cui l'avv. Contestabile) che vorrebbe fare inserire nella loggia, comunicando anche che avrebbe incontrato Ricotti e Leo Taroni (una delle personalità più importanti della massoneria, anche nell'ambito del "rito scozzese").