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Il giro delle truffe sugli incidenti stradali è enorme: così a Reggio Calabria i professionisti sono in vendita come puttane

reggiocalabria alto500di Claudio Cordova - Numerose tra le conversazioni captate, sono a bordo di auto. Maserati, Porsche Cayenne e simili trabiccoli da nulla. E si capisce perché. Era un giro vasto e redditizio quello che sarebbe stato gestito e capeggiato dagli avvocati Alessandro e Ugo Torrente, ritenuti a capo di un'associazione per delinquere finalizzata a truffe sui sinistri stradali nella città di Reggio Calabria.

Incidenti gonfiati, talvolta totalmente inventati, anche grazie alla connivenza e alla corruzione di medici e professionisti di varia natura.

Il quadro di Reggio Calabria che emerge dalle indagini dei pm Stefano Musolino e Andrea Sodani è triste, squallido, desolante. Una città in vendita, talvolta per pochi spiccioli. E' la melassa più volte denunciata dalle pagine del Dispaccio, in cui una mano lava l'altra e in cui a fare la parte dei leoni non sono, purtroppo, persone in condizioni indigenti, magari poco dotate culturalmente, ma professionisti (Qui i nomi degli indagati https://ildispaccio.it/primo-piano-2/230680-truffe-su-incidenti-stradali-a-reggio-calabria-ecco-chi-sono-gli-avvocati-coinvolti-i-nomi-dei-72-indagati).

Coloro che dovevano rappresentare la parte migliore della società.

E che, invece, l'hanno tradita.

E pensare che il procedimento, in cui sono indagate oltre 70 persone, nasce dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Enrico De Rosa, giovane della borghesia reggina entrato pesantemente in contatto con la criminalità organizzata. Dall'analisi delle sue prime indicazioni gli inquirenti traggono spunti investigativi importanti che permettono di identificare diversi soggetti inseriti negli ambienti della criminalità locale, nonché di individuare personaggi ad essi vicini che ne agevolano i progetti criminosi. E' proprio De Rosa a indicare gli avvocati Ugo e Alessandro Torrente come professionisti al servizio di Santo Crucitti, considerato capo della locale di 'ndrangheta del rione Condera.

Dichiarazioni che, sul punto, non saranno riscontrate.

Insomma, quella che doveva essere un'indagine sulla 'ndrangheta, si trasforma in un'indagine sulla città. Sulla borghesia cittadina. Su professionisti che, con un'unica firma (compiacente) alzano più soldi di una puttana in un intero mese di attività.

Ecco il quadro desolante. Richieste di risarcimento alle compagnie assicurative, allorquando con cura certosina vengono preparati quelli che, per la maggior parte dei casi, sarebbero sinistri falsi o, comunque, magistralmente modificati per aumentarne il corrispettivo del risarcimento, sia nella fase successiva quando si riesce a massimizzare i profitti. Tutto tramite professionisti compiacenti, corrotti o falsi testimoni chiamati, di volta in volta, a perorare, con le loro dichiarazioni mendaci (rese in talune occasioni anche di fronte all'autorità giudiziaria) le richieste risarcitorie, ponendo particolare attenzione a creare storie verosimili, seguendo un rigido e collaudato metodo logico.

E se i fratelli Torrente sarebbero i promotori di tale meccanismo, Aleandro Antonio Crisalli, Giovanni Crisalli, Ruggero e Salvatore Penna sarebbero dei veri e propri "procacciatori" di clienti. Questi vengono reperiti anche senza il requisito fondamentale del loro coinvolgimento in un sinistro stradale. Il loro modus operandi è fondato sull'esigenza di trovare gente disposta a prestare la propria figura, i propri documenti, la propria credibilità, per assemblare dal nulla un sinistro stradale, documentandolo, se necessario, con esami strumentali alterati e false attestazioni mediche comprovanti condizioni cliniche non corrispondenti a quelle reali, con fatture per la riparazione dei veicoli incidentati per importi di gran lunga superiori a quelli che sono i reali costi per la riparazione, il tutto condito da deposizioni testimoniali, artatamente costruite, rese da veri e propri commedianti.

Il fine ultimo, evidentemente, è quello di ottenere lauti risarcimenti dalle compagnie assicurative e, per far sì che tutto vada nel verso giusto, gli indagati adottano ogni forma di espediente. Si ricorre, quando è necessario, a stratagemmi di natura illecita quali l'alterazione di codici fiscali e documenti di identità, la sostituzione di persona, la sottoscrizione di procure innanzi al notaio gravate da vizi genetici, la corruzione di medici chiamati dall'Autorità Giudiziaria a redigere consulenze tecniche d'ufficio. Le intercettazioni, in particolare, portano alla luce delle tecniche delinquenziali che, se analizzate sotto l'aspetto dell'inventiva, non possono che colpire per la loro fantasia ed efficacia. Anche chi non ha riportato alcun tipo di lesione personale, o chi l'ha riportata in un incidente domestico, lavorativo o di altra natura sarebbe stato reclutato dai Crisalli e dai Penna, i quali hanno provveduto a creare sinistri ad hoc al fine di ottenere risarcimenti dalle compagnie assicurative chiamate in causa.

Al fine di dimostrare le sue competenze, l'avvocato Alessandro Torrente mostra ad Aleandro Crisalli una pratica relativa ad una causa, instaurata contro il Comune, per il riconoscimento di un risarcimento danni patiti per la presenza di una buca sul manto stradale. Spavaldamente lo stesso spiega come sia riuscito ad ottenere l'indennizzo nonostante il luogo ove si era verificato il fatto non fosse di competenza comunale: "Questa è una causa di cazzo... Di una buca contro il Comune. Guarda quante pagine ho scritto, quattrodici pagine. Aspe... aspetta... aspetta ... inc... quattordici pagine. È che questa strada non è neanche del Comune. E noi abbiamo fatto lo stesso la causa ...inc... Questa strada non è del comune, passa da un giardino-prato però siccome è di uso pubblico... Perché la Cassazione dice che se nel Comune c'è una strada che è aperta a tutti, automaticamente diventa di utilizzo pubblico, il comune deve... il comune deve vigilarci sopra per l'incolumità della collettività... è ci "calammu u tappu" (modo di dire, n.d.r.). Milleseicento euro".

I soldi pubblici percepiti come una mammella a cui attingere, facendosi di fatto beffe di ciò che, soprattutto se si è un professionista che ha giurato la propria fedeltà alla Repubblica, dovrebbe essere un bene comune.

Torrente, infatti, spiega al sodale Aleandro Crisalli come inscenare un classico danneggiamento causato dalla presenza di una buca sul manto stradale, approfittando dell'inerzia della Polizia Municipale che non giunge quasi mai sul luogo del sinistro a constatare il danno. Nel suo racconto Alessandro Torrente evidenzia come anche un altro complice, Giovanni Neto, quale fornitore del carro attrezzi necessario alle operazioni di recupero del mezzo incidentato, sia parte attiva e integrante del sodalizio criminale in argomento poiché mette a disposizione dei sodali mezzi e professionalità utili a raggiungere lo scopo illecito prefissato dall'associazione: "... quindi se ... inc... Maserati e ti butti, e ti butti in una buca..." "Ah? E pure le cause contro il Comune, sono cause fesse... chiamiamo i Vigili e non vengono mai. Tu trova una buca in un giorno che piove, chiama i Vigili e gli dici –ho spaccato la ruota e l'ammortizzatore e sono rimasto a piedi-. Chiama a Gianni NETO, gli fai la foto della macchina sopra il carroattrezzi e gli fottiamo 5.000,00 euro al Comune".

Triste, inoltre, come possa essere vissuta e percepita la professione, allorquando l'avvocato Alessandro Torrente afferma che, data l'assoluta illiceità delle pratiche trattate presso lo studio legale, la presenza di praticanti li avrebbe esposti al rischio concreto di essere arrestati: "Qua, se ci mettiamo due praticanti ci arrestano dopo due, due minuti. Qualcuno che si spaventa e si pente pure, con tutti questi pentiti, ah! Qualche avvocato fallito che non sa cosa fare, prende e si pente, " sai i cazzi" (modi di dire, ndr) (ride, n.d.r)", quindi Ugo TORRENTE afferma che se dovesse rimanere senza lavoro collaborerebbe con la giustizia: "Minchia se io resto senza lavoro, mi pento" .

Esilarante, nel suo squallore, quanto affermato, sempre alla presenza degli avvocati Torrente, da Giovanni Crisalli e dal figlio Aleandro Antonio Crisalli: "....Gli ho detto io: "papà, vedi che io galera non ne ho fatta..." ... ..e sono, sono il più grosso truffaldino di Reggio Calabria, tu lo sai, sai tante cose di me, no? Mi hai visto mai sopra facebook? No! A me, Napoli, per rintracciarmi non mi rintraccia su facebook, non mi può trovare, no Napoli, no Bari, no Brindisi, no Como, nessuno! Mi devono trovare con il telefono, ma i telefoni... e come li rintracci i telefoni? Ho cinquantatré telefoni io...... con i marocchini, con i giapponesi, con i neri... ".

Così parlò il genio.

La costante, al netto degli sproloqui, è rappresentata dal diffuso mercimonio delle professionalità per quadrare le versioni posticce, le verità di comodo sui tanti incidenti stradali alterati. L'organizzazione criminale, attraverso la corresponsione di denaro, beni e altra utilità, avrebbe retribuito alcuni medici per ottenere certificazioni mediche favorevoli agli assistiti assistiti. Il più esplicativo tra questi casi è quello relativo alla CTU redatta dal dottore Mariano Ventra, che sarebbe stato corrotto per far ottenere alla persona di interesse un punteggio d'invalidità permanente superiore a quella spettante, condotta finalizzata a far lievitare l'importo del risarcimento che la compagnia assicurativa avrebbe dovuto corrispondere all'interessato.

Diverse sono, inoltre, le occasioni in cui i sodali discutono sui metodi per ottenere referti di esami strumentali favorevoli ai loro clienti. La disamina delle conversazioni intercettate avrebbe evidenziato una fitta rete di collaboratori, esterni all'associazione per delinquere in esame che, a richiesta e dietro lauti compensi corrisposti dagli indagati, si attivano per fornire supporto ai sodali. Farebbero parte di questa rete alcuni operatori dislocati in diverse strutture sanitarie nazionali, tra le quali figurano anche gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria che, come indicato dall'indagato Giovanni Crisalli sarebbero a loro completa disposizione.

Perché il minimo comun denominatore è rappresentato dal fatto che sostanzialmente chiunque sia in vendita, come dice l'avvocato Torrente che, nel mezzo di un discorso avente ad oggetto la corruzione dei medici, afferma: "Quindi, ricordatevi sempre, io ho imparato che la Mamma Santissima di tutte le situazioni sono i soldi!" ricevendo conferma dallo stesso Giovanni Crisalli "... i soldi!...".

L'associazione per delinquere, quindi, avrebbe potuto contare su disponibilità di mezzi finanziari e non del tutto congrui alla realizzazione dei propositi associativi. Una forza economica e relazionale che permette agli indagati di corrompere i medici, garantendosi la possibilità di ottenere referti di esami strumentali creati ad hoc attraverso la loro alterazione o con la loro sostituzione con quelli di altri pazienti che sono stati visitati presso il pronto soccorso dell'ospedale, il tutto finalizzato ad ottenere un aggravamento considerevole della situazione clinica del paziente, condizione necessaria per poter successivamente inoltrare, alle compagnie assicurative chiamate in causa, richieste di risarcimento per danni fisici per importi di gran lunga superiori a quelli spettanti. In una conversazione intercettata gli indagati quantificano in 500 euro la somma da corrispondere a uno specialista per la redazione di una risonanza magnetica alterata. Alessandro Torrente, infatti, spiega ai Crisalli che se il referto della risonanza è caricato sul computer ed è uguale sia nella versione cartacea sia in quella informatica allora può dare al medico quanto vuole: "Se quella, sentimi! Se quella risonanza che ... inc... lui te ne esce... . è caricata al computer e il referto che lui ti scrive è uguale a quello che è nel computer, gli puoi dare quanto vuole! Pure duecento, pure trecento euro!".

Tra i medici pronti a venire incontro alle esigenze dell'associazione figurerebbe anche il dottore

Francesco Battaglia, che svolge le funzioni di medico legale presso U.O.C. Medicina Legale e Fiscale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria. Questi, definito come un soggetto in vendita al miglior offerente, viene chiamato dal gruppo Torrente a fornire il suo contributo ogni qualvolta sia necessario e avrebbe ricevuto, in alcune occasioni, quale compenso per le sue prestazioni professionali beni e utilità varie. Assolutamente esaustiva è la frase di Alessandro Torrente: "No Battaglia basta che gli dai i soldi nelle mani... anche se a me non piace perché parla assai... ".

Una città in vendita. Dove basta pagare per ottenere ciò che si vuole. In alcuni casi pochi spicci. Dalle conversazioni emergerebbe che il medico avrebbe richiesto e ottenuto il dono di due paia di scarpe alla "commare", come corrispettivo per il contributo stabile che fornisce in favore del gruppo criminale oggetto d'indagine. Scarpe scelte nel negozio "Camminate e vestite con noi" di proprietà dei Crisalli.

Diversi i medici che le indagini inseriscono nella "rete" del gruppo Torrente. Tra questi il dottor Diego Latella, a cui gli indagati si rivolgono spesso affinché attestino, attraverso la redazione di certificazioni mediche di favore, stati di malattia ai soggetti coinvolti nei sinistri stradali. E, ancora, emblematico il caso del dottor Rocco Arcà, riguardante il raggiro ai danni della Provincia di Reggio Calabria, per la lesione del parabrezza dell'auto del medico, realmente accaduta ma provocata dallo stesso

in maniera fortuita e non a seguito dell'impatto di pietre presenti sulla carreggiata. La Provincia di Reggio Calabria, non era responsabile del danno subito al parabrezza della propria autovettura da Arcà, pertanto, non sarebbe stata tenuta a elargire alla controparte nessuna forma di risarcimento. Carmelo Torrente, padre dei fratelli Ugo e Alessandro e parte attiva della truffa in danno della Provincia di Reggio Calabria, avrebbe riferito ad Archà che con l'intervento dei suoi figli sarebbero addirittura riusciti a guadagnarci sopra: "Gli ho detto io "non ti creare problema che con i miei figli prendiamo i soldi, so io come li dobbiamo prendere" gliel'hanno chiusa 900 euro" . Il racconto di Carmelo Torrente termina confidando in maniera ancora più esplicita di aver ricevuto la somma di euro 200,00 da Rocco Arcà dopo avergli portato l'assegno di euro 900,00: "... l'altro giorno gli ho portato l'assegno, ha detto " compare qua 200 euro, vai a mangiarteli a puttane!" .