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“Vi faccio conoscere chi dovete conoscere, vi porto avvocati… vi porto in tutti i posti…”. Affari e relazioni della cosca Bellocco in Sud America

MORABITO ROCCO ATTUALE 600di Claudio Cordova - Una cosca che appartiene all'elite della 'ndrangheta, capace di dialogare da pari a pari con l'ambiente sudamericano del narcotraffico. Il dato consegnato dall'inchiesta "Magma", curata dal pm antimafia Francesco Ponzetta, cristallizza ulteriormente la credibilità criminale della famiglia Bellocco di Rosarno.

A organizzare e tenere i contatti con i membri della cosca, Francesco Morano, che avrebbe svolto la funzione di collettore delle somme di denaro investite nell'importazione della sostanza stupefacente, occupandosi del recupero della droga dal Sudamerica. E' proprio Morano a coordinarsi con Mario e Domenico Bellocco ed è proprio Morano a impartire le direttive a Carmelo Aglioti per l'organizzazione di un viaggio in Argentina per garantire gli interessi dell'associazione. Insieme ad un altro membro dell'associazione, Alessandro Fonti, Morano organizza un'importazione di droga dal Costarica e un acquisto di 100 chili di droga da uno Stato straniero rimasto ignoto.

Interlocutore di Morano e Aglioti è Fabio Pompetti, residente in Argentina. Questi è l'anello di congiunzione con il Sudamerica per i traffici di droga e suggerisce ad Aglioti le modalità per importare la droga eludendo i controlli doganali per movimentare il denaro eludendo le disposizioni antiriciclaggio. Inoltre, avverte Aglioti della pendenza di un'indagine a cura dell'autorità giudiziaria argentina su di lui, inviandogli documentazione riservata.

Perché, si sa, la vita di un uomo è spesso legata al filo di un'informazione.

La prova dell'influenza rivestita da Aglioti e dal casato dei Bellocco in Sudamerica è data anche dalle grandi manovre messe in atto dopo l'arresto del super latitante Rocco Morabito, ricercato da 25 anni, catturato nel settembre 2017 e recentemente fuggito in maniera rocambolesca in Uruguay e attivamente ricercato in ambito internazionale. Aglioti viene contattato già poche settimane dopo dai familiari di Morabito, che gli chiedono di attivare i canali a sua disposizione per far pervenire in Sudamerica una somma di denaro finalizzata a far scarcerare l'arrestato. Un dato non di poco conto, se si pensa, non solo che l'attività sarebbe da svolgere su uno Stato straniero, ma che le due cosche, Morabito e Bellocco, appartengono a due mandamenti diversi della provincia di Reggio Calabria.

Un'ulteriore prova dell'unitarietà della 'ndrangheta.

Nel corso della conversazione con gli interlocutori dell'area jonica, Aglioti afferma di avere una serie di affari in corso con il Sudamerica, alcuni dei quali leciti, in modo da poter giustificare i propri viaggi: "Ci vuole sempre una cazzo di storia! Una spiegazione, ci vuole!".

E quindi, Aglioti viene interessato per la situazione del super boss Morabito. La strategia è quella di evitare l'estradizione in Italia (cosa attualmente riuscita per altre vie, vista la fuga di Tamunga). Ma è a questo punto che uno dei membri della famiglia Morabito manifesta ad Aglioti la necessità di trovare qualcuno in Argentina disposto ad anticipare in loco una somma di denaro pari a 50mila euro al fine di eludere gli obblighi di dichiarazione sul trasferimento internazionale di valuta precisando che, a fronte del prestito ricevuto, avrebbe consegnato una cifra di pari importo nelle mani di Aglioti in Italia. Uno dei Morabito, palesando la necessità di rispettare i tempi stringenti osserva: "Il fatto è di trovare un accordo nell'arco di una settimana". E Aglioti: "Bisognerebbe andare là, compare, non c'è niente da fare! [...] Tutto quello che posso fare, tutte le conoscenze e con gli amici delle conoscenze, vediamo se possiamo fare qualcosa senza nessun problema [...] Posso partire, posso partire pure con voi, vedere quello che fare, quello che non fare! Vi faccio conoscere chi dovete conoscere, vi porto avvocati... vi porto in tutti i posti...".

Nel corso della conversazione, Aglioti nomina un avvocato di provata "affidabilità" e dal corposo curriculum criminale, Giovanni Di Pietro, alias Massimo Pertini: "Sennò c'è... gli posso accennare ad un altro avvocato [...] voi dite che non lo conoscete, ma lui vi conosce a tutti quanti [...] Era in galera con voi all'epoca...".

La successiva attività investigativa, e l'inaridimento delle fonti investigative, non ha consentito di verificare se l'attivazione del consolidato canale da parte di Aglioti abbia comportato l'esecuzione del piano criminoso posto in essere dai Morabito al fine di far scarcerare il proprio congiunto. Come noto, sebbene nel marzo del 2019 fosse stata concessa l'estradizione verso l'Italia, lo stesso in data 24.6.2019 è evaso dal carcere di Montevideo ove era ristretto.