Cosenza
 

Una calda giornata di agosto alle cascate del Colognati, per Estate in Co.Ro., il Club Trekking ha accompagnato un gruppo di turisti all'eremo di Sant'Onofrio

Un'attività semplice, primitiva, che non necessita di strumenti, utensili o aiuti tecnologici: camminare. Ogni camminata può trasformarsi in un viaggio, soprattutto dentro noi stessi, perché per essere felici, bisogna saper cercare nella nostra interiorità.

Nell'estate 2020, particolarmente importanti diventano gli spazi e allora quale buona occasione se non quella di rivivere le montagne della Sila Greca e le ampie aree verdi che le circondano. Nel programma Estate in Co.Ro., il Cammino delle meraviglie prevede 12 tappe notturne e diurne tra i più suggestivi luoghi del nostro comune. Domenica 2 agosto è stata la volta dell'Eremo di Sant'Onofrio, nella valle della jumara del Colognati. Un gruppo consistente di circa 50 persone ha preso parte alla giornata organizzata insieme al Club Trekking Corigliano Rossano, che da venticinque anni dirige i propri passi verso le cime più alte della Sila e del Pollino. L'assiduo presidente Lorenzo Cara e la guida esperta Luigi Arcovio hanno accompagnato i tesserati del club e i numerosi turisti accorsi in un'escursione intraprendente nell'alta valle del torrente Colognati. Nella prima parte, è stata fatta visita alla piccola chiesa di sant'Onofrio, che è quello che resta del monastero che era stato edificato (prima del sec. X) da alcuni monaci che si richiamano allo stile di vita ascetica del santo. Questo territorio è molto significativo per la civiltà della montagna che caratterizza le popolazioni della Calabria jonico-silana.

Qui la terza domenica di maggio si celebra la festa dei pastori e del popolo ‒ molto partecipata soprattutto dai cittadini di Rossano, Longobucco e Paludi ‒ durante la quale si invoca la protezione del Santo eremita per una proficua stagione della transumanza. Dopo il breve racconto del presidente Lorenzo, ci si è incamminati nella ricca variegata vegetazione per circa due chilometri. In corrispondenza delle cosiddette Pietre Pizzute, è iniziato il percorso più impervio: una discesa irregolare tra gli alberi e un selciato poco segnato hanno messo alla prova i camminatori che sono stati animati da intraprendenza e dalla voglia di raggiungere la parte più affascinante del viaggio che ben presto è apparsa davanti ai loro occhi. Dentro un'ampia conca chiusa, una intensa cascata alta diversi metri dà vita a una serie di laghetti dette vurghe. Il balzo d'acqua, per il suo impatto visivo e per la dolcezza del suono, dona una sensazione di pace e freschezza. La purezza della natura conquista tutti coloro che ne usufruiscono. Dopo un bagno nell'acqua limpida di sorgente e un frugale pasto contenuto negli immancabili zaini, il gruppo è ripartito per la via del ritorno, giungendo sulla strada provinciale nelle prime ore del pomeriggio. La giornata particolarmente calda e afosa ha invogliato la permanenza sul posto per l'altitudine favorevole e sia grandi che piccoli si sono divertiti e arricchiti per l'avventura vissuta, ognuno nel proprio mondo interiore e insieme a tutti i componenti del gruppo.