Catanzaro
 

La "Drug Family" di Catanzaro: minori come spacciatori, overdose ed estorsioni all'"Aranceto"

Gratteri conferenza drugfamilyUn'operazione a carico degli uomini della compagnia dei Carabinieri di Catanzaro e dalla squadra mobile della Questura del capoluogo, coordinati dalla Dda a guida del procuratore Gratteri, che ha portato all'arresto di 31 persone nel quartiere catanzarese "Aranceto".

È stata definita con il nome in codice "Drug Family", proprio a indicare l'intensa attività di narcotraffico a conduzione familiare. L'organizzazione criminale, infatti, ha visto coinvolti delle famiglie di etnia rom definita particolarmente efferata, poiché, come si è evinto dalla conferenza stampa avvenuta stamane, anche i minori venivano coinvolti nelle attività illecite.

L'operazione segue di una decina di giorni un'altra operazione delle forze dell'ordine in un altro quartiere dell'area sud di Catanzaro, Viale Isonzo a Pistoia, vicino all'Aranceto.

"Un'indagine quasi fotocopia", l'ha infatti definita il procuratore Gratteri, che ha illustrato i dettagli di un'inchiesta che ha letteralmente "liberato" il rione popolare dell'Aranceto dal giogo di un sodalizio che - è emerso nell'incontro con i giornalisti - ha portato avanti una capillare attività di spaccio di ogni tipo di sostanza stupefacente anche nel periodo del lockdown.

L'epicentro di quello che è stato descritto dagli investigatori come un "market della droga" era un'abitazione nella piena disponibilità - praticamente h24, non lasciata mai incustodita o disabitata - del gruppo riconducibile al leader Marco Passalaqua, coadiuvato dalla compagna Angela Tropea e fiancheggiato da famiglie come quelle dei Berlingieri, Bevilacqua, Critelli e Veneziano. Un gruppo organizzato in modo quasi militare in tutte le sue componenti e in tutti i ruoli, compreso quello delle vedette che notte e giorno presidiavano il quartiere Aranceto, diventato una piazza di spaccio a cielo aperto e una vera e propria "enclave" controllata assiduamente dal sodalizio attraverso un capillare sistema di videosorveglianza.

Anche questa organizzazione criminale inoltre faceva ampio ricorso di minori, utilizzati sia come vedette sia come messaggeri tra i componenti dell'organizzazione o con i consumatori di droga.

"L'organizzazione - hanno poi spiegato gli inquirenti - era particolarmente spavalda nei suoi atteggiamenti, al punto da sfidare in alcuni casi anche le forze dell'ordine", come è avvenuto nell'aprile del 2020, con un'autentica imboscata ai danni dei carabinieri, attirati all'Aranceto dalla segnalazione anonima dell'incendio di alcune autovetture e fatti bersaglio di una fittissima sassaiola al loro arrivo nel quartiere.

L'Aranceto era stato dunque trasformato in un "fortino" nel quale a dettare legge era questa organizzazione che spacciava a getto continuo, creando anche allarme tra i residenti, anche perché nel loro "giro" - hanno accertato gli investigatori - si sono verificati almeno due casi di overdose, uno dei quali mortale.

E' questo lo "spaccato" criminale che l'operazione "Drug Family" ha portato alla luce, anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Santo Mirachi e Vincenzo Sestito, e con un'indagine che - ha detto ancora Gratteri - "per noi è molto importante perché dà serenità, tranquillità ai cittadini di Catanzaro e perché conferma la capacità, la professionalità, l'altissimo livello di concretezza raggiunti dalla polizia giudiziaria e dalla magistratura, una dedizione, una serietà e un rigore dei quali vado orgoglioso".

All'incontro con i giornalisti hanno inoltre partecipato anche i procuratori aggiunti Vincenzo Capomolla e Giancarlo Novelli, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Antonio Montanaro, con il comandante della Compagnia di Catanzaro, il capitano Ferdinando Angeletti, il dirigente della Squadra mobile della Questura Fabio Catalano, con il dirigente della sezione criminalità diffusa Costantino Belvedere. Capomolla ha rimarcato "la convergenza delle investigazioni di Carabinieri e Polizia e la loro capacità di non disperdere alcuna informazione nell'ambito di un'attività investigativa ostica, perché il gruppo attenzionato aveva messo in piedi delle forti contromisure". Secondo Novelli questa operazione dimostra come "non ci sono santuari inespugnabili, i risultati arrivano, con difficoltà ma arrivano, grazie alla capacità della polizia giudiziaria".

Anche il comandante provinciale dei carabinieri Montanaro e il dirigente della Squadra mobile Catalano hanno segnalato "la sinergia investigativa che testimonia la costante presenza dello Stato".