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Vai Reggina: attesa per il consiglio federale, probabile promozione in "teletrasporto"

teletrasportodi Paolo Ficara - Promozione in lockdown. Il salto in B della Reggina ce lo immaginavamo come il decollo di un aereo. Più volte abbiamo parlato di biglietto già comprato, dopo qualche vittoria significativa. E poi di velivolo già in pista. Dopo il coronavirus, destino ha voluto che a Reggio si chiudesse l'aeroporto. Se il prossimo consiglio federale di venerdì 8 maggio deciderà per la cristallizzazione delle classifiche, con conseguenti promozioni e retrocessioni, più che volo planare si può paragonare ad un teletrasporto.

Il teletrasporto, per quando lo inventeranno, azzererà i tempi nonché i costi del viaggio. Ma leverà le emozioni del percorso, che del viaggio rappresentano l'essenza.

Il calcio, nell'immediato, non ripartirà. E di tutto la gente si sta lamentando in questi giorni, tranne che dello stop allo sport nazionalpopolare. Dopo due mesi (forzati) davanti alla tv, non c'è voglia di continuare a vegetare nell'assistere su Sky a match a porte chiuse. Le diatribe della terza industria del Paese, che fino all'ultimo proverà a non rinunciare alla pioggia di milioni derivante proprio dai diritti tv, hanno ancor di più allontanato la gente.

Chi segue (seguiva) il calcio, andando allo stadio o accendendo il decoder, si trova oggi in cassa integrazione nella migliore delle ipotesi. È vero che la partita della domenica (o del sabato, o del venerdì sera, o del "monday night" che fa più figo) ha sempre consentito di scaricare i problemi quotidiani e le tensioni settimanali. Ma in questo momento, prendendo in prestito una frase del ministro della salute, è l'ultimo dei pensieri.

Ma qui diamo altra accezione a tale espressione, rispetto a Speranza. Cambiando dicastero: il ministro dello sport Spadafora ha voluto ergersi a censore del calcio, mettendogli davanti persino l'equitazione per la ripresa dell'attività. È risultata più che altro un'autoindicazione circa lo sport cui si dovrebbe dedicare questa figura inadatta. Che adesso, dopo aver sentito traballare la propria poltrona in seguito ai mugugni di Giuseppe Conte, in fretta e furia prova almeno a consentire da subito gli allenamenti.

Probabilmente il calcio sarebbe stato impossibilitato a riprendere, anche senza il protagonismo sfociante a tratti nel bipolarismo di chi ha inteso la questione come lotta politica. Il calcio è dei tifosi, così come i politici sono messi là dagli elettori. Se non è la gente a chiedere a gran voce ed in forma massiccia il ritorno in campo, non esistono fronti o battaglie mediatiche che tengano.

Torniamo alla Reggina. Andare in Serie B col teletrasporto non cancellerebbe una cavalcata durata 30 partite, con serie record di vittorie consecutive interrotta dall'insulso sciopero di dicembre. Il giro dell'Italia meridionale ha vissuto tappe esaltanti, si pensi all'esodo di Lentini o al mercoledì da leoni a Catanzaro. Tornare a confrontarsi con le realtà del centro-nord rappresenterebbe motivo d'orgoglio per la città e per una tifoseria rinvigorita. La Reggina può ergersi tra i pochi esempi trainanti del calcio professionistico in provincia, assieme ad Atalanta e Benevento, per capacità di trasmettere entusiasmo e passione. Mai come in questo frangente, l'intero movimento ne ha bisogno.