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I soldi meglio investiti degli ultimi dieci anni

di Paolo Ficara – “Chi dice che è impossibile, non dovrebbe disturbare chi lo sta facendo”. Nel corso di una diretta sulla propria pagina facebook, il sindaco Giuseppe Falcomatà ha confermato l’intenzione anticipata a Reggina Talk circa due settimane or sono. Il Comune di Reggio Calabria parteciperà all’asta per i beni materiali ed immateriali della Reggina, dopo apposita delibera.

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Nel titolo, siamo ottimisti e non usiamo il condizionale. Non è scontato che il Comune di Reggio Calabria si aggiudicherà tale asta, specie se il 29 maggio dovessero manifestarsi uno o più partecipanti pronti a rilanciare. Per il momento, l’intenzione caldeggiata dal primo cittadino ha un unico effetto: ossia la smentita verso i soliti presunti esperti, inventori di regolamenti e detrattori pro domo propria. Nemmeno l’intervista del Dispaccio al sindaco di Vercelli, il quale riferiva di una normale procedura per acquisire il marchio della Pro Vercelli dal fallimento, era bastata in tal senso.

Qualora l’offerta di Palazzo San Giorgio risultasse la più alta, innanzitutto sarebbe un bellissimo gesto. Poi, siamo convinti che aprirebbe un varco. Negli anni a venire ed in caso di fallimenti in piazze dalla simile tradizione calcistica rispetto a Reggio, chissà quanti e quali altri sindaci prenderanno Giuseppe Falcomatà come esempio. La Reggina come apripista di un percorso nuovo.

Quest’ultima frase, se ricordate, veniva spesso usata da chi voleva la Reggina come apripista per truffare l’Italia intera. Nella convinzione che Saladini e Cardona, con grossi professionisti al seguito, sarebbero arrivati fino a Strasburgo pur di far valere i loro diritti e cambiare le regole del calcio. Se oggi siamo calcisticamente in Serie D, è anche grazie a chi ha portato avanti questi discorsi.

E se oggi siamo in Serie D, significa che i milioni investiti per ammodernare lo stadio “Granillo” si sono rivelati utili quanto un investimento su una cattedrale nel deserto. Come mai potrebbe risultare eccessiva una spesa non inferiore ai 100.000 euro in ottica Reggina, di fronte a milioni già utilizzati per l’impianto di gioco? E che andrebbero in fumo, se da qui al 2030 ci dovremo ospitare solo il Licata o il Ragusa.

Utilizzare per il marchio della Reggina una cifra che potrebbe corrispondere all’organizzazione di un concerto di medio livello, rappresenta non un costo bensì un investimento. Sullo stadio si investono milioni, per ricavarne – almeno fin qui – poche migliaia di euro all’anno in termini di concessione. In proporzione, non ci sarebbe nulla da dire nemmeno se Falcomatà ponesse le stesse condizioni che abbiamo riscontrato a Vercelli, circa l’utilizzo delle royalties. Ci penserà al momento opportuno.

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Dopo aver mostrato la delibera che consente di partecipare all’asta, il sindaco Falcomatà è diventato indirizzo di diverse critiche. Ormai ci è abituato e si sa ovattare. Alcune di queste critiche, possono essere considerate legittime. Da tifosi, la domanda è una: qualora si aggiudicasse il marchio della Reggina, che utilizzo vorrà farne? Più volgarmente: a chi lo darà?

In tale ottica, i vergognosi strali lanciati dai sostenitori personali di Praticò e Ballarino fanno intendere che la risposta non sia scontata. Siamo in democrazia. Ciò non significa che la mangiatoia che ha rappresentato la Reggina per pochi auto-eletti, debba proseguire a vita. Gli stessi che ieri sostenevano la triade Saladini-Cardona-Taibi, oggi hanno a cuore il nulla cosmico rappresentato dalla Fenice. Al punto che nemmeno il sindaco dovrebbe permettersi di andare all’asta. Dopo aver già rivolto a Bandecchi frasi che vanno trascritte come “azioni di disturbo”, ma che in realtà si leggono con un significato ancor più grezzo. O siamo su Scherzi a Parte; o a Reggio esistono ancora 100 persone in grado di tutelare i propri interessi a danno di altre 10.000; oppure a questi personaggi degni delle più inquietanti serie tv, sta per finire la pacchia.

Tali reazioni ci inducono a fantasticare su un Falcomatà in stile Penelope. E quindi, in attesa del ritorno di Ulisse. Se le nostre fantasie si avvicinano alla realtà, da un lato è necessario che Ulisse si sbrighi: di speranza, non si vive. Dall’altro lato, Penelope avrà i propri modi per dimostrare ad Ulisse la propria fedeltà oltre ogni ragionevole dubbio. Anche perché i Proci in questione non dispongono di alcun tipo di fascino, quindi resistergli non è particolarmente faticoso.

“Sarebbero” è la parolina con cui avremmo dovuto iniziare a scrivere il titolo. Sarebbero i soldi meglio investiti degli ultimi dieci anni, se Palazzo San Giorgio rilevasse il marchio dalla curatela fallimentare. Anche perché sarebbe un modo per assegnare la Reggina, nella speranza di non ripetere l’esiziale intervento di settembre scorso per il titolo sportivo. In ogni caso, sarà bene avvisare la Figc già nel pomeriggio del 29 maggio. Per evitare operazioni di sciacallaggio sulla denominazione. Forza Reggina.

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