Ufficio stampa Regione Calabria, il legale di Manfredi: "Mortificata sua dignità"

"Aveva tutte le carte in regola per essere accolta come una salutare virata rispetto alla clamorosa ricognizione della 'nullita' del rapporto di lavoro' tra il Consiglio regionale e i giornalisti in servizio presso l'Assemblea. Una decisa presa di distanza dalla Determinazione del direttore generale Maria Stefania Lauria che il 17 marzo aveva messo alla porta quattro professionisti malgrado fossero assunti e al lavoro ininterrottamente da 20 anni, e pure, con stabilizzazione decretata per legge nel 1996, da 31 e persino 35 anni.

Invece quella missiva trasmessa via Pec il 12 aprile , con tanto di firma digitale della stessa Lauria e col perentorio 'D'ordine del Presidente del Consiglio' nella quale compare a chiare lettere l'Ufficio Stampa tra i destinatari, notificata telematicamente all'indirizzo Pec personale del giornalista Gianfranco Manfredi, si sarebbe rivelata un grottesco, beffardo 'errore'". E' quanto si legge in una nota dell'avv. Silvia Gulisano, legale di Manfredi. "Anzi - prosegue la nota - per essere precisi, un 'mero errore materiale dell'operatore incaricato'. Vittima della vicenda, stamattina, il giornalista Manfredi che, a seguito della convocazione a mezzo Pec si era legittimamente presentato a Palazzo Campanella certo di dover riprendere servizio nel suo ufficio in occasione della seduta dell'Assemblea". "Il mio assistito - spiega l'avvocato Silvia Gulisano che rappresenta e difende il giornalista - era pienamente legittimato a recarsi al lavoro avendo ricevuto la notifica della convocazione attraverso non una semplice lettera ma un documento telematico sottoscritto digitalmente che, secondo la normativa vigente, ha pieno valore legale e in questo caso specifico rispondeva perfettamente all'offerta di prestazione lavorativa che il Manfredi aveva ufficializzato con 'Diffida stragiudiziale' notificata a tutti i competenti uffici del Consiglio regionale il 25 marzo u.s.. Mi sento di affermare innanzitutto che una convocazione come quella rivolta al Manfredi 'D'ordine del Presidente del Consiglio regionale' non puo' essere revocata da una banale discolpa che scarica ogni responsabilita' 'all'operatore incaricato'. Accertero' pertanto se la convocazione che era stata recapitata al Manfredi era effettivamente originata da un 'ordine del Presidente'. In mancanza di tale presupposto - conclude il legale - proprio per la valenza probatoria che la legge attribuisce ai documenti della PA sottoscritti digitalmente, procedero' ad agire nei confronti del dipendente apicale responsabile di una dichiarazione inveritiera che ha mortificato la dignita' di professionista e lavoratore del mio assistito ed ha esposto scriteriatamente il vertice istituzionale dell'Assemblea".