Cgil: “LSU e LPU calabresi hanno subito arretramento economico, occorre rimediare urgentemente”

"Con il d.lgs n. 468/97 e il d.lgs n. 280/97 si attua il lungo percorso delle politiche attive del lavoro previste dalla legge n. 196/97 istituzionalizzando così i lavori socialmente utili e di pubblica utilità. Nascono come strumento di politica attiva del lavoro, di qualificazione professionale e di creazione di nuova occupazione, ma nel tempo si trasformano in lavoro nero legalizzato. Le amministrazioni promotrici dei progetti utilizzano i lavoratori di fatto come dipendenti, colmando i vuoti d'organico, ma di diritto essi non hanno alcun rapporto di lavoro con l'ente, dunque senza copertura previdenziale, ma soprattutto forza lavoro a costo zero per gli enti utilizzatori. Si crea così il precariato di Stato più lungo della storia, con numeri consistenti nelle regioni ad obiettivo convergenza. Con il d.lgs. n. 81/2000 si integra e modifica la disciplina dei lavori socialmente utili. L'art. 7 del decreto riconosce un contributo annuo pari a 18 milioni di lire, per ciascun soggetto assunto a tempo indeterminato. Si attenderanno 7 anni per vedere finanziato questo contributo. Infatti con la legge n. 296/2006, si dispongono i primi provvedimenti per le stabilizzazioni dei lavoratori socialmente utili. Con il decreto-legge del 1° Ottobre 2007 è stata disposta la concessione di uno specifico contributo in favore della Calabria, pari a 60 milioni di euro da destinare alla stabilizzazione dei soggetti impegnati in LSU e LPU. Con lo stesso provvedimento, inoltre, i soggetti impiegati in LPU (di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 280 del 1997) del territorio della Calabria sono stati equiparati ai soggetti impiegati in LSU (di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 81 del 2000). Purtroppo il provvedimento di equiparazione fu limitato solo per le stabilizzazioni avvenute nel 2008. La svolta, si ebbe con la legge 147/2013, che portò alla contrattualizzazione a tempo determinato, a 26 ore settimanali, di circa 5000 LSU e LPU calabresi dal 1° Gennaio 2015. Si proseguì con le proroghe dei contratti per altri 5 anni, ma per le stabilizzazioni a tempo indeterminato il governo nazionale negò il contributo annuo agli LPU, che a differenza del 2008, vengono stabilizzati con il solo contributo regionale. Tutto questo ha determinato una situazione preoccupante per questa categoria di lavoratori, che in gran parte sono stati stabilizzati a 18 ore settimanali, con il solo contributo (13.096,00 euro) statale e regionale per gli LSU e solo regionale per gli LPU.

"Come OO.SS. riteniamo che l'equiparazione degli LPU agli LSU doveva essere mantenuta, anche per coerenza normativa, per non creare disparità di trattamento e per consentire stabilizzazioni dignitose, dovute e meritate dopo più di 20 anni di precariato. Ci occorre ricordare che l'incentivo di cui all'art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 81/2000 - pari ad € 9.296,22 annui pro capite, è ormai insufficiente per lo scopo per cui era stato previsto. Considerando che il bacino LSU si è ridotto notevolmente si dovrebbe valutare l'incremento dell'incentivo e disporne la concessione anche per gli LPU stabilizzati dopo il 2008. Quindi bisogna riavviare un confronto con il Ministero del lavoro e la Regione Calabria, per effettuare una ricognizione delle risorse e dei lavoratori per una nuova programmazione degli incentivi. Ciò consentirebbe di riportare i lavoratori a percepire un salario equo, ripristinando le consolidate 26 ore settimanali.

Naturalmente bisogna avviare concertazioni, oltre che con il governo nazionale e regionale, anche con gli enti utilizzatori che dovranno impegnare risorse proprie di bilancio, per garantire il mantenimento e il rafforzamento dei servizi erogati attraverso questa forza lavoro. Al momento il maggior numero di stabilizzazioni, in Calabria, sono state effettuate a 18 ore settimanali, con un salario medio di circa 650 euro mensili. Paradossalmente un percettore di reddito di cittadinanza guadagna più di un lavoratore pubblico.

Gli LSU e LPU calabresi con le stabilizzazioni, avvenute dopo i contratti a t.d., hanno subito un arretramento economico e giuridico non indifferente. Si ritrovano con un salario decurtato di più di un terzo, creando disagi non solo economici.

È quindi urgente rimediare, con nuovi provvedimenti, a questa situazione che rischia di degenerare in emergenza sociale.

E' quanto si legge in una nota congiunta di Alessandra Baldari e Ivan Ferraro, rispettivamente segretario generale FP CGIL Calabria e segretario generale NIdiL CGIL Calabria.